Tutta La Vita Davanti

Recensione: Tutta La Vita Davanti

Una neolaureata in filosofia con 110 e lode disperatamente in cerca di un impiego finisce per lavorare part time in un call center di vendita outbound diretto da una manager rampante (Sabrina Ferilli). Conoscerà tutte le sfumature della vita da precario: la competizione tra dipendenti, le umiliazioni pubbliche, l’inutilità del sindacato, il dramma di chi è licenziato.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDPer il suo ultimo film Paolo Virzi sceglie di raccontare l’Italia vista con gli occhi di un personaggio che ricorre nella filmografia del regista livornese: come Piero Mansani di Ovosodo o Tanino di My name is Tanino, Marta (Isabella Ragonese, bravissima) è una ragazza fuori dalle convenzioni del suo tempo ma che sa adattarsi alle situazioni che via via si trova davanti, “portatrice sana” di un personale senso morale e piena di una calda umanità che sfocia in un atteggiamento di apertura verso il mondo. Attraverso di lei Virzì costruisce un film in cui il grottesco e il patetico si mischiano con risultati a dir la verità alterni: appare esagerato e forse banale la rappresentazione del call center, dai dipendenti sull’orlo di una crisi di nervi (Elio Germano) ai manager (Massimo Ghini) che dietro a pratiche di mobbing e ore motivazionali con tanto di aka nascondono squallori e piccinerie che li rendono ancora più odiosi agli occhi dello spettatore. Si ride molto è vero ma non mancano neanche i colpi bassi come la vicenda dell’anziana signora o il triste destino di prostituzione che attende la coinquilina di Marta (Micaela Ramazzotti) dopo il licenziamento. Nonostante gli scivoloni in molti casi Virzì colpisce nel segno: è drammaticamente reale la descrizione di una società italiana immobile, asfittica, che non sfrutta il talento dei suoi giovani migliori, anzi mortifica le ambizioni e le certezze per il futuro in nome di un sistema ancora d’impronta democristiana in cui non conta chi sei ma chi conosci. Un paese in cui non c’e più neanche il conforto dell’ideologia come dimostra il personaggio interpretato da Mastandrea, sindacalista inutile e impotente, e in cui la cultura è stata schiacciata, bandita a favore di un più comodo rumore di fondo che può essere una televisione accesa,sintonizzata ventiquattro ore su ventiquattro sul grande fratello.Virzì ci restituisce l’immagine di un’Italia povera, non solo da un punto di vista prettamente economico ma soprattutto per quanto riguarda il potenziale d’idee delle nuove generazioni che non hanno altra scelta che quella di espatriare per vedere concretizzata la conoscenza specifica ac*****ulata in anni d’istruzione universitaria che sembra perdere inesorabilmente importanza di fronte alle scarse possibilità di sbocchi professionali.”Tutta la vita davanti” è un film che viene al momento giusto e che conferma l’intuito di un regista che avverte l’urgenza di raccontare storie aderenti all’attualità senza la presunzione di insegnare niente a nessuno,cosa molto rara nel panorama cinematografico italiano di questi ultimi anni.

Nota: di Giuliano Iaccarino
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