La Bestia Nel Cuore

Recensione: La Bestia Nel Cuore

Questa è la pellicola che è stata scelta per rappresentare l’Italia agli Oscar 2006 come miglior film straniero.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDNon ha vinto, ma ha rischiato di portarci sul podio più alto, quell’anno, e ha comunque fatto incetta di premi: la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Giovanna Mezzogiorno al Festival di Venezia 2005, e il premio come “migliore attrice non protagonista” ad Angela Finocchiaro ai David di Donatello 2006.Se ne è parlato tanto, spesso per demolirla, più volte per elogiarla qualunquisticamente, in un’esaltazione del retorico e del popolare da parte di certa stampa colta da Speciale TG, che sa cos’è (più che altro), la comunicazione e il marketing. Ma com’è la Bestia Nel Cuore?
Non ho la pretesa di saperlo spiegare ad alcuno (fuorché a me stessa), ma accostarmi a questo film è stata un'”esperienza”, e quando un’opera riesce a restituirci il senso della nostra permanenza in sua compagnia come un’esperienza (che supera e dilata le due ore di tempo) in qualcosa è riuscita.
E la grande e riuscita verve comunicativa di questo film risiede negli spunti (o siparietti) comici affidati alla strepitosa Angela Finocchiaro, che sempre sopra le righe trasporta la narrazione e lo spettatore altrove rispetto a dove si pensa di soggiornare, ovvero gli incubi di Sabina (Mezzogiorno), che oniricamente rivive un passato rimosso (in senso psicanalitico) e con fatica ci si riconfronta. Si presume (a torto) che il film spinga sull’acceleratore del melodramma: due bambini violentati (eddai non fate così che la storia la sanno tutti!), un padre “normale”, una madre omertosa, le ricadute sulla quotidianita’ di due bimbi cresciuti che fanno fatica ad affrontare la loro genitorialita’. No, vi sbagliate se pensate che passerete 120 minuti a piangere e sospirare, La Bestia Nel Cuore fa anche molto ridere, ed in questa alternanza di toni ed intenzioni riposa una certa efficacia che sottrae l’opera alla banalita’ della tragedia annunciata. Non c’è niente di banale invece, nell’affermare che l’amore rubato può esserti restituito da chiunque quando meno te l’aspetti, persino dall’amica d’infanzia lesbica e cieca di una tua collega. L’amore può riaffiorare sempre nella vita di chi sceglie di vivere, e mentre una mostruosita’ emerge (i ricordi di Sabina), un  sentimento attecchisce (Angela Finocchiaro e Stefania Rocca, coppia improbabile che invece gira); mentre un tradimento viene consumato in nome della più tetra carnalita’ da retrobottega (il fidanzato di Sabina che la tradisce quando lei è in viaggio), una nuova vita si affaccia (Sabina incinta) e squarcia il velo di remore e diffidenze, ricucendo le brutture col filo della possibilita’. Di sicuro non manca un certo didascalismo e una nota di superficialita’ che può tuttavia suonare più spensierata che inconsistente, e non necessariemente deve costituire un neo in un racconto che conserva (nonostante le premesse) gli estremi della commedia. Qualche sperimentalismo metaforico appare riuscito:la prima sequenza di sogno /ricordo di Sabina, in cui la ragazza sovrappone il suo passato di bimba al suo presente di doppiatrice, che, ironia della sorte, parla senza avere voce, anche se il labiale tradisce un chiaro “Non farlo papa’” che è tutto un programma, ma che lei non può sentire.

Non altrettanto efficace l’ultima sequenza di ricordi, in cui la Comencini praticamente ci ri-illustra quanto Luigi Lo Cascio ci ha appena spiegato: le modalita’ (logistiche) attraverso cui il genitore lo “convocova” di notte: perché raddoppiare il coefficiente di morbosita’?
La recitazione di Lo Cascio (fratello di Sabina) è toccante al punto che le immagini sortiscono l’effetto di deturpare le sue (sufficienti) parole, e lo spettatore ne resta infastidito, sovraccaricato inutilmente mentre vorrebbe solo “immaginare” il suono della voce di quest’uomo, che parla lamentoso e supplichevole come un bambino (soluzione descrittiva agghiacciante e molto suggestiva). Insomma, La Bestia Nel Cuore illustra un parterre di umanita’ interessante e non propriamente comune, per quanto la pellicola stessa giochi sul senso della normalita’ e ironizzi su quello che l’apparenza può indurre a far credere quando non si approfondisce, in primis dentro se stessi. Da sottolineare anche una certa condanna all’attrazione per la giovinezza tout court, considerata quasi l’anticamera legittima e socialmente accettata della pedofilia, degenerazione patologica che a volte si gioca sul fil di lana il posto con la (cosiddetta) consueta propensione per la “carne fresca” (vedi la storia della Finocchiaro mollata dal marito che scappa con una “maturanda”, interpretata da quella Alessandra Mastronardi che sembra davvero un bambina). Quanto è normale che “ad un uomo si rizzi” per una molto più giovane, si chiede Sabina insieme a Maria (Finocchiaro), in una sassata lanciata contro il vetro dell’assuefazione a comportamenti spesso istigati o giustificati da una societa’ che poi, contemporaneamente, si impressiona e si sbalordisce di fronte ai fatti di cronaca. Il film si chiude con una battuta laconica e amara, ai limiti del grottesco e del cattivo gusto (invece ottimo); il regista Negri, collega del compagno di Sabina, si avvicina alla culla del neonato per prenderlo in braccio, quando l’infermiera lo vede e lo bacchetta “Solo i genitori possono toccare i figli, è la regola!” “Bella regola!” ribatte Negri.
Bella regola.La Bestia Nel Cuore: Interessante narrazione multipiano. La Frase: “Ci sono dolori da cui è impossibile guarire, il nostro è uno di questi. Ma questo non ci impedisce di camminare insieme agli altri con le spalle dritte e i piedi fermi in terra. Ora che sei madre, capirai quanto è importante saperlo fare. Una cicatrice è un segno indelebile, non una malattia. La vita, quello che pensavamo ci avessero tolto, possiamo riprendercelo. Anche se per farlo abbiamo dovuto cancellare per sempre il ricordo dei bambini che eravamo.” Luigi Lo Cascio, La Bestia Nel Cuore, 2005 

Nota: di Roberta Monno
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