La (rapida) ascesa e la (rovinosa) caduta di Veronica Mars

Nel 2004 la bionda detective che rispondeva al nome di Veronica Mars – all’epoca ancora studentessa del liceo, ma non per questo meno capace – faceva il suo debutto sul network americano UPN, l’altra metà di quella che sarebbe poi diventata (assieme a The WB) The CW.

“A long time ago, we used to be friends…” – The Dandy Warhols

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Ideata da Rob Thomas (90210, iZombie) e presto etichettata come possibile “erede” di Buffy – Joss Whedon stesso approvava quest’idea e apparve in un episodio della seconda stagione – Veronica Mars, la cui prima run ufficiale conta tre stagioni, era tutto ciò che si poteva volere da una serie del genere  (teen mystery drama dalle tinte noir). Brillante, arguta, innovativa, piena d’azione, sentimento e ironia, Veronica Mars trovava nel mistero dell’assassinio di Lily Kane (Amanda Seyfried) una base drammatica incredibilmente solida.

Ogni episodio portava avanti con successo sia l’occasionale trama verticale, sia quella orizzontale (almeno per quanto riguarda le prime due stagioni, perché già con la terza e il passaggio di Veronica al college furono evidenti dei segni di stanchezza), dando ai personaggi il giusto spazio per uno sviluppo a tutto tondo. Dalla sagace protagonista Veronica (Kristen Bell), all’arrogante ma sorprendentemente sensibile Logan (Jason Dohring), dal combina guai Weevil (Francis Capra) al fedele Wallace (Percy Daggs III), per non parlare del papà che tutti avremmo voluto, Keith Mars, interpretato da Enrico Colantoni, la serie non tardò ad acquisire da subito una solida fanbase, mai arresasi fino a oggi e capace di rendere possibile il duplice ritorno dello show ad anni di distanza dalla sua (precoce) cancellazione.

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Cancellazione che arrivò, con grande rammarico, sul finire della terza stagione e non permise a Thomas di dare una degna conclusione alle avventure della sua moderna e Nancy Drew.

Dopo un incipit fallimentare (mai trasmesso tv, ma trapelato sul web) per una quarta stagione e sette anni di intense campagne a sostegno di un ritorno di Veronica da parte di cast, crew e fan – i cosiddetti Marshmellow -, è infine arrivata l’opportunità di tornare a Neptune, CA grazie a una raccolta fondi su Kickstarter, per merito del quale divenne possibile finanziare il primo revival, Veronica Mars – Il Film.

Accolto con un incredibile entusiasmo e un responso generalmente tendente al positivo – anche se non tutti lo hanno ritenuto all’altezza delle prime stagioni – il lungometraggio riportava Veronica nella sua città natale per risolvere ancora un omicidio (Neptune se la gioca con Gubbio, Spoleto e Cabot Cove in quanto a criminalità), generando un’interessante metafora come quella della dipendenza nei confronti di Neptune e dei suoi drammi, del mistero, della vita da detective che si era ormai lasciata alle spalle e, ovviamente, di «storie d’amore che durano anni, conquistano continenti, tra vite rovinate e massacri… Storie d’amore epiche!» come quella con Logan.

Dipendenze da cui la ragazza cerca di guarire, ma che non faranno altro che attirarla sempre di più verso la vita che avrebbe potuto (e dovuto?) avere e che, arrivati alla quarta stagione recentemente prodotta e trasmessa da Hulu, diventerà poi, effettivamente, la sua quotidianità.

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Ma qui, sfortunatamente, arriviamo alla radice del problema: la quarta stagione.
Lo scorso luglio, la piattaforma streaming Hulu ha riportato ancora una volta in auge Veronica Mars, questa volta tramite otto episodi che lasciano aperta la porta per un’ulteriore stagione, purtroppo nel peggiore dei modi.

Senza fare spoiler, nel più recente revival dello show Thomas ha lasciato a casa l’ingegno e lo spirito degli esordi e si è forse fatto eccessivamente coccolare dalla possibilità di realizzare nuovi episodi – è stato proprio lui a dire che determinate scelte creative sono state funzionali al tentativo di assicurarsi un rinnovo, che invece probabilmente non arriverà, almeno nell’immediato futuro -, mettendo in secondo piano coerenza narrativa e character development e affidandosi fondamentalmente (e alquanto ingenuamente) alla legge del “basta che se ne parli”.

Scelte più di comodo che frutto di ispirazione e naturale progressione della storia hanno reso la quarta stagione la meno apprezzata dai fan – persino meno della terza, ritenuta quasi all’unanimità la meno convincente, almeno fino ad ora – e inevitabile la rovinosa caduta di una Veronica Mars che tanto aveva dato ai suoi spettatori e alla storia recente della televisione, ma che ha tristemente fallito nel fare altrettanto con le sue ultime gesta.

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