Perché le serie TV sono una parte fondamentale e necessaria del MCU

Dopo un 2020 che ci ha privati di tanti aspetti della nostra vita quotidiana, tra cui anche l’esperienza cinematografica, il 2021 doveva per forza essere l’anno dei grandi ritorni. E così è stato (e continuerà ad essere) per i Marvel Studios.

Assente al cinema addirittura da luglio 2019, dall’uscita nelle sale di Spider-Man: Far From Home (co-prodotto da Sony Pictures), la compagnia capitanata da Kevin Feige ha dovuto temporaneamente mettere in pausa il suo Universo Cinematografico per cause di forza maggiore, e vista la natura interconnessa dei suoi prodotti, si è dovuto pensare con attenzione a quali titoli distribuire alla ripartenza, oltre che a quando.

Sì, perché adesso il Marvel Cinematic Universe non fa più affidamento unicamente sulle pellicole per il grande schermo e “solo” en passant sui prodotti televisivi (finora tutti ad opera di un’altra divisione di Marvel Entertainment, la Marvel Television, e relativamente tenuti in considerazione nello sviluppo del più grande arco narrativo cinematografico). Con il lancio di Disney+ è stato infatti inaugurato anche un reparto seriale la cui importanza è pari alla sua controparte filmica, creando un perfetto equilibrio tra le due forme narrative, come osserverebbe anche Thanos.

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Ecco allora che ci troviamo di fronte alle cosiddette scripted series come WandaVision, Loki o The Falcon and The Winter Soldier, alle serie animate come la tanto attesa What If…?, che mostrerà sviluppi alternativi a quelli che abbiamo già visto nell’Infinity Saga, o a prodotti di altro stampo, come la docuserie Marvel Studios ASSEMBLED, che racconta il processo di realizzazione dei vari titoli del MCU.

E anche se al momento possiamo prendere in esame solamente WandaVision e The Falcon and The Winter Soldier e i relativi episodi di Marvel Studios ASSEMBLED, essendo gli unici titoli già disponibili per la visione, l’intento dei Marvel Studios è piuttosto chiaro, vale a dire puntare a una narrazione sempre più transmediale per poter permettere allo spettatore un’immersione totale nel mondo dei personaggi Marvel.

Perché cosa può volere di più un fan che attende mesi e mesi per poter scoprire le sorti dei propri eroi preferiti nel successivo film di un appuntamento settimanale (di varia durata) che figura non solo suddetti eroi, ma anche personaggi a cui solitamente, per questioni logistiche, non può essere dedicato altrettanto screen time?

In questo modo si può dunque trarre il massimo vantaggio dal materiale a disposizione, che trattandosi di universi nati sulle pagine dei fumetti anni e anni or sono lasciano immaginare quanto sia esteso il raggio d’azione. Inoltre, avendo sottomano una tradizione pressoché immensa da cui attingere, il progetto amplia le storie e le caratterizzazioni dei personaggi, approfondisce o dà vita a nuove interazioni e dinamiche tra di loro (inclusi quei personaggi che mai avreste pensato di rivedere, specialmente in un determinato contesto), approfittandone per introdurre anche nuovi volti, oltre che dare di fatto degli ottimi input per ciò che vedremo poi sul grande schermo, senza contare il fatto che il format seriale fornisce strumenti e opportunità inedite anche per la sperimentazione di generi e forme narrative.

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Abbiamo visto tutti, d’altronde, come WandaVision abbia costituito il palcoscenico perfetto per due Avenger quali Wanda (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany), che seppur molto amati, sul grande schermo sono stati sicuramente sfruttati meno rispetto ai propri colleghi. Ma nello stesso show hanno trovato inaspettatamente spazio anche due personaggi secondari originariamente incontrati in contesti completamente differenti e che mai, o difficilmente (“mai dire mai” in casa Marvel) ci saremmo potuti immaginare di vedere a così stretto contatto come Darcy Lewis (Kat Dennings) e Jimmy Woo (Randall Park). E ancora, abbiamo assistito alla (re)introduzione di un personaggio chiave nel futuro del MCU, Monica Rambeau (Teyona Parris), mentre il finale dello show ci ha indirizzato alla perfezione verso uno dei film più attesi dei prossimi mesi, Doctor Strange in the Multiverse of Madness. Il tutto, ricordiamo, raccontato attraverso una tanto innovativa quanto coraggiosa commistione di generi, passando dalla sitcom al drammatico, e sempre aggiungendovi la caratteristica azione dei prodotti Marvel.

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The Falcon and The Winter Soldier, seppur più in linea con quanto visto al cinema in termini di forma, riprendendo le atmosfere e lo stile della saga di Captain America, non è poi stato da meno. Esplorando più a fondo i punti di vista, le personalità e le dinamiche comportamentali dei due personaggi principali, Sam Wilson (Anthony Mackie) e Bucky Barnes (Sebastian Stan), nel contempo eseguendo un’analisi della società post-blip (che a vederla bene non è poi tanto diversa dalla nostra) e presentandoci in vesti finora inedite vecchie conoscenze quali Zemo (Daniel Brühl) e Sharon Carter (Emily VanCamp), contemporaneamente all’introduzione di nuovi giocatori in campo – pensiamo al John Walker di Wyatt Russell, al Joaquin Torres di Danny Ramirez o alla Contessa Valentina Allegra de Fontaine di Julia Louis-Dreyfus – si è riuscito ad adempiere a tutti quei compiti che normalmente sarebbero stati prerogativa di un lungometraggio per il grande schermo e anche oltre (The Falcon and The Winter Soldier conta 6 episodi da circa 50 minuti l’uno, WandaVision, invece, 9 di varia durata).

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Ad ampliare questa esperienza e a renderla ancor più totalizzante, come accennavamo prima, vi è anche la docuserie, Marvel ASSEMBLED, che con singoli episodi da un’ora ci porta dietro le quinte dei vari show Marvel una volta giunti al termine della stagione (ma anche dei film, una volta approdati al cinema), continuando ad accompagnare lo spettatore in quello che è il suo personale ma allo stesso tempo universale viaggio all’interno del MCU.

Certo, lo spettatore occasionale può sentirsi un tantino disorientato trovandosi a premere play su un primo episodio di uno di questi show, ma i Marvel Studios hanno pensato anche a questo: ogni serie TV del MCU è infatti preceduta da uno o più episodi di Marvel Studios LEGENDS, una sorta di recap utile a inquadrare i personaggi principali che compariranno sullo schermo, offrendo anche il contesto necessario per permettere una comprensione, se non totale (per quella si dovrebbe aver seguito tutti i capitoli del MCU), almeno sufficiente a potersi godere lo spettacolo.

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Un progetto, insomma, che premia i fan di lunga data del Marvel Cinematic Universe, ma che non aliena i novizi, che, nell’era in cui viviamo ormai già da qualche tempo, predilige i servizi di streaming e l’home entertainment, e che, di conseguenza, non poteva e non doveva non estendersi fino a tal punto.

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