Florence Nightindale sui campi di football

Tratto da una storia vera, un dramma d’impegno civile sui danni fisici e mentali cui sono esposti i giocatori di football americano. Convenzionale nella messinscena e privo di personaggi sfaccettati e credibili, eccede nell’enfasi e nella ricerca di una commozione tanto scontata quanto prevedibile.

A Pittsburgh, il giovane anatomo-patologo nigeriano Bennet Omalu scopre che i danni cerebrali che hanno condotto prima alla follia poi alla morte un noto giocatore di football cinquantenne non sono un fatto episodico né casuale. Altri giocatori, infatti, accusano i medesimi sintomi: crisi violente e forti dolori alla testa che possono condurre al suicidio. Indagando per proprio conto fra gli ostacoli e le minacce dei colleghi e della National Football League, Omalu scoprirà che non si tratta di un disturbo mentale, ma di una patologia causata dagli urti violenti alla testa che subiscono i giocatori durante le partite. Malgrado l’omertà e le connivenze interne all’ambiente medico e sportivo, grazie al coraggio e alla tenacia di Omalu, questa piaga verrà gradatamente alla luce.

La struttura portante del dramma non è inedita, ma consueta a molto cinema americano: l’individuo solo, privo di sostegno se non della sua volontà e caparbietà, che si trova a fronteggiare un’entità molto più potente di lui: qui, si tratta della corporazione del football, tra le più forti e meglio organizzate d’America. Tali elementi vengono nel film estremizzati a fini melodrammatici, per suscitare una forte partecipazione emotiva nello spettatore. Il protagonista, come si diceva, è un giovane dottore da poco giunto in America dall’Africa, ansioso di poter giovare, con la sua scienza medica, alla nuova comunità dove spera d’esser accolto e stabilirsi. “Tratto i morti come fossero vivi”, afferma all’inizio, a voler dichiarare la serietà e la sincera vocazione con sui svolge la sua professione. Addirittura, arriva a pagare di tasca propria gli esami autoptici sui cadaveri sospettati di morte per i traumi cranici provocati dagli urti durante le partite di football. La sua tenacia e volontà di giustizia contagiano persino il medico della Lega (interpretato da Alec Baldwin), che decide d’aiutare Omalu nella ricerca della verità.

Sul fronte avverso si colloca appunto la National Football League, decisa a tutto pur di mantenere il segreto sui danni provocati ai giocatori dalla violenza dei colpi alla testa accusati durante le partite. Come sempre in queste trame, pur fra difficoltà e rinunce, il protagonista vince infine la sua battaglia e grazie a lui la società sarà almeno un po’ migliore.

In linea con questo modo di narrare, non mancano le scene madri, spesso enfatiche e sopra le righe: dal protagonista che distrugge a martellate le pareti della casa nuova, alla crisi violenta che coglie un giocatore particolarmente nerboruto e abbastanza ridicolo, per finire con un’imbarazzante proposta di matrimonio alla fidanzata che sembra venire dagli ormai remoti anni Cinquanta più che appartenere a nostri giorni. È l’equazione di fondo del film a non convincere: se si vede sullo schermo un attore piangere, non deve necessariamente piangere anche lo spettatore; se lo si vede soffrire, non necessariamente quella sofferenza si trasmette allo spettatore. La ricerca continua ed insistita dell’identificazione fra lo spettatore e i personaggi, ottenuta, come si diceva, con eccesso d’enfasi melodrammatica, sortisce l’effetto opposto: il film è manierato e sopra le righe, a volte ridicolo. E quel che è peggio, girato in modo convenzionale e piatto, privo di un’idea coerente di regia che possa rafforzare una storia scontata in partenza.

Titolo originale: Concussion
Regia: Peter Landesman
Soggetto e sceneggiatura: Peter Landesman
Attori principali: Will Smith, Alec Baldwin, Albert Brooks, Gugu Mbata-Raw, David Morse, Arliss Howard, Mike O’Malley
Fotografia: Salvatore Totino
Montaggio: William Goldenberg
Musica: James Newton Howard
Genere: Drammatico
Produzione: Cantillon Company, The, LStar Capital, Scott Free Productions
Origine: Gran Bretagna/Australia/Stati Uniti
Durata: 123’

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