Non è tutto oro quel che luccica

Ispirato a fatti realmente accaduti, ai quali tra l’altro si attiene con buona precisione,Woman in Gold dimostra ottime potenzialità e una storia intrigante, ma si perde in una realizzazione appena sufficiente, sprecando attori talentuosi e una buona occasione per raccontare una pagina ancora poco nota della Seconda Guerra Mondiale.

Maria Altmann, giovane austriaca di origini ebraiche, si vede costretta a fuggire dalla propria madrepatria quando il regime nazista occupa Vienna. Sessanta anni dopo, ormai cittadina americana quasi ottantenne, decide di approfittare di un’apertura del governo austriaco in fatto di restituzione di opere d’arte strappate ai privati durante il regime di Hitler e cercare di ottenere il celebre quadro di Klimt noto come “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”, per il quale aveva posato sua zia e che era appartenuto alla propria famiglia.
Ma sia lei che il suo legale, il giovane Randol Shoenberg, si ritroveranno a dover fare i conti con l’ostruzionismo delle autorità competenti.

Le storie della Seconda Guerra Mondiale che meriterebbero di essere ricordate (prima ancora che raccontate) sono così tante che si finisce per schiacciarle tutte sotto il peso di eventi divenuti raccapriccianti simboli della follia umana. Woman in Gold si colloca proprio al limitare della serie di avvenimenti che portò all’olocausto degli ebrei, prendendo spunto dalla cosiddetta “pacifica” Anschluss, l’occupazione nazista di Vienna e della Prima Repubblica Austriaca, datata 1938.
Narrato su due linee temporali che corrono parallele e separate da sessanta anni di Storia, prende a paradigma una facoltosa famiglia austriaca di origine ebraica che si vede progressivamente negata ogni genere di libertà, da quella di attraversare le frontiere del proprio paese persino fino a quella di uscire dalla propria dimora, mentre gli ufficiali nazisti razziano ogni genere di opera d’arte di casa in casa, e così facendo pone l’accento sulla violenza, psicologica e morale prima ancora che fisica, su un popolo non solo costretto a fuggire per sopravvivere, ma cui viene persino strappata via la dignità di un passato cui aggrapparsi.
La narrazione della giovinezza della protagonista, declinata per flashback cronologicamente ordinati corrispondenti al ritorno di Maria nei luoghi della propria infanzia, malgrado eccessivamente romanzata e non sempre credibile,risulta sobria e intensa e regala una fotografia fredda e sgranata degli eventi, degna di un’antica diapositiva, e che ottimamente si adatta al nebbioso ricordo di un passato sepolto sotto strati di terrore e rancore, forzato poi a tornare in superficie come un cadavere che riemerga da un lago prosciugato.
L’avanzare della linea narrativa più moderna risulta invece prevedibile e appesantito, malgrado la sagacia e l’intensità delle prove di Helen Mirren e Ryan Raynolds. Quella che quindi sarebbe potuta diventare l’epopea di un dipinto che si ergesse a simbolo di un passato rubato e impossibile da restituire e la metafora di un paese (e un mondo) che affronta i propri fantasmi solo superficialmente e  esclusivamente nel caso in cui ciò non intacchi i propri interessi, si trasforma invece nella classica storia di Davide contro Gola, con tanto di excursus processuali, stonate caratterizzazioni macchiettistiche, motivazioni difficilmente giustificabili in maniera logica e abbondante retorica.
Da apprezzare nel suo voler smascherare a tutti  i costi gli interessi economici dei vari governi quando si tratta di opere d’arte o beni dal simile valore monetario, turistico o semplicemente di prestigio, Woman in Gold soffre di un intrinseco voler dare un colpo al cerchio e uno alla botte e rimane immerso in una melassa conformista e che cerca di piacere a tutti, finendo per appiattirsi e perdere il mordente che aveva dimostrato di poter possedere.

Titolo originale: Woman in Gold
Nazionalità: Regno Unito, Stati Uniti
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 110′
Regia
: Simon Curtis
Cast: Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Bruhl, Katie Holmes, Tatiana Maslany
Sceneggiatura: Alexi Kaye Campbell
Produzione: David M. Thompson, Krys Thykier, Origin Pictures, 2nd District Filmproduktion, BBC Film, The Weinstein Company
Distribuzione: Eagle Pictures
Fotografia: Ross Emery
Musiche:
Hans Zimmer, Martin Phipps
Montaggio:
Peter Lambert

Nelle sale italiane dal 15 Ottobre 2015

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