Kim Rossi Stuart si mette a nudo, ma non convince

Opera seconda di Kim Rossi Stuart, Tommaso si presenta come una commedia, ma finisce per abbracciare il dramma esistenziale e psicologico di un personaggio con enormi difficoltà con il sesso femminile. Esibendo nevrosi, tic e allegorie oniriche, Kim Rossi Stuart chiede troppo, forza la mano e disequilibra il tutto.

Tommaso dopo una lunga relazione con Chiara viene lasciato e, finalmente, può godersi la libertà desiderata. Tuttavia le difficoltà che insorgono con il sesso femminile fanno nascere in lui dubbi e perplessità.

Dopo Anche libero va bene Kim Rossi Stuart torna dietro la macchina da presa e il suo tentativo è quello di farsi riconoscere come autore a tutto tondo. Difatti Tommaso è un progetto ambizioso, che abbraccia vari registri stilistici e narrativi; tuttavia laddove la forzatura (recitativa o registica) è evidente lo spettatore non si trova a proprio agio. E probabilmente nello stesso attore/regista si nota questa faticosa interpretazione, che lo vede districarsi tra l’ironia o il cinismo cari a Moretti o a Woody Allen; infatti proprio questi due autori sono alla base di un percorso creativo che li vede citati ben più di una volta (le movenze, la recitazione carica di nevrosi, lo psicologo come “muto” interlocutore) insieme a Francois Truffaut, che con L’uomo che amava le donne ha, evidentemente, ispirato lo script di Tommaso. Insomma Kim Rossi Stuart pesca un po’ dappertutto (impossibile non notare lo sguardo felliniano nei confronti delle donne), ma perde la bussola nel momento in cui la pellicola dimostra di non possedere un equilibrio, finendo per abbracciare il dramma esistenziale dell’uomo indeciso e privo di uno scopo, annaffiato da sequenze oniriche slegate tra loro. 

A fine visione l’impressione è quella di aver osservato un prodotto che chiede troppo a se stesso, che vorrebbe essere autobiografico, ma che non ha il coraggio di esserlo fino in fondo. Difatti Tommaso mette, molto probabilmente, in mostra un malessere personale; tuttavia questa esternazione sentimentale viene esibita seguendo una scaletta predefinita, un’intera macchinazione preparata con cura a tavolino. Ed è proprio questo evidente eccesso di controllo che lascia l’amaro in bocca e fa perdere al film spessore umano e doloroso.

Affetto dalla narcisistica volontà di “mettersi in mostra”, Tommaso non è, purtroppo, un film riuscito, ma rispecchia il carattere mutevole del protagonista con il suo andamento altalenante. Infatti sono i comportamenti con le donne (la freddezza con Chiara, la distanza che si manifesta a causa della ricerca dei difetti con Federica e la passione adolescenziale con Sonia, senza dimenticare la madre e l’agente) a definire i modi e i registri drammaturgici di Tommaso, una pellicola nella quale l’ambizione dovrebbe cedere il passo all’equilibrio, quest’ultimo utile per evitare di andare fuori tema.

Titolo originale: Tommaso
Regia: Kim Rossi Stuart
Sceneggiatura: Kim Rossi Stuart, Federico Starnone
Attori principali: Kim Rossi Stuart, Cristiana Capotondi, Camilla Diana, Jasmine Trinca, Dagmar Lassander, Serra Yilmaz, Edoardo Pesce, Renato Scarpa
Fotografia: Gian Filippo Corticelli
Montaggio: Marco Spoletini
Musiche: Ratchev & Carratello
Prodotto da Palomar, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 93′
Genere: Drammatico

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