Il papà di Samara

Quanto d’inventivo e di efficace v’era nei primi due capitoli si perde qui per l’insipienza del regista e degli autori e il risultato è un film dell’orrore sciatto e noioso.

Per spezzare la maledizione legata ad un misterioso filmato che conduce alla morte entro una settimana chiunque l’abbia guardato, e minaccia di uccidere anche il suo ragazzo, la giovane Julia deve ricostruire le vicende che portarono alla morte della piccola Samara, già responsabile della catena di decessi raccontata nei primi due capitoli della serie.

Se il primo film americano ispirato al romanzo di Kôji Suzuki e al suo adattamento cinematografico ad opera di Hideo Nakata aveva saputo creare un’atmosfera carica di tensione, con alcuni spaventi ben assestati, tanto da divenire uno dei film più rappresentativi del genere degli ultimi anni, lo stesso non si può certo dire di questo terzo capitolo, decisamente inferiore non solo al primo ma anche al secondo, diretto dallo stesso Nakata, regista dei film nipponici di cui i primi due capitoli americani erano a loro volta adattamenti. Il film ha un ritmo lento che lo rende presto noioso e privo d’interesse e il filmato in bianco e nero con Samara che esce dal pozzo è ormai arcinoto al pubblico e fa più ridere che paura; mentre la regia, dal canto suo, s’accontenta di qualche inquadratura inclinata e plongée: ma sono espedienti sterili ed incapaci di creare quell’inquietudine profonda e disturbante, quel clima morboso e malsano che caratterizzavano il prototipo e costituivano il motivo principale della sua riuscita. Il regista, come i tecnici e gli autori, è un mediocre mestierante e il film ne offre ampia dimostrazione. Anche il tentativo d’innovare la serie raccontando vicende riguardanti i genitori naturali di Samara (di quelli adottivi avevano già detto i film precedenti) non vale a vivacizzare una storia che procede per accumulo di situazioni già viste e ridotte qui a mera ripetizione, che denota l’assoluto vuoto d’idee dei soggettisti e degli sceneggiatori, compreso il pluripremiato Akiva Goldsman, il cui apporto risulta invisibile, o almeno molto ben nascosto nella mediocrità generale. Orfano di Naomi Watts, protagonista della versione americana dei primi capitoli, il film non può nemmeno contare sulla solidità dell’interpretazione dell’attrice principale, che costituiva uno dei punti di forza del primo e del secondo capitolo. Qui la recitazione è al livello di un telefilm e Matilda Lutz non ha la stoffa della protagonista, tantomeno di un horror; neppure la presenza di D’Onofrio nel ruolo di ex prete cieco riesce ad alzare il livello men che mediocre delle interpretazioni. Per non incorrere in divieti ai minori, poi, il film limita al minimo la rappresentazione della violenza e risulta così scarsamente appetibile anche per gli estimatori del grand guignol. Un terzo capitolo che sembra nato solo a fini commerciali, per capitalizzare il successo dei film precedenti: nemmeno la serie dei Ring sfugge dunque alla logica del franchise, per cui un film (che secondo tale logica è in primo luogo ed essenzialmente un prodotto commerciale), quando ha successo, dev’esser seguito da altri capitoli che raccontano il prima e il dopo, espandendo la trama originale; emblematico in tal senso è il caso di Guerre stellari, esempio principe di narrazione espansa non solo su più film ma anche attraverso romanzi, telefilm, fumetti e persino giochi e capi di vestiario. Aspettiamo a breve il pupazzo di Samara in due versioni: una che esce dal pozzo, l’altra dallo schermo del televisore; così invece della Barbie pettineremo lei, almeno i capelli non le copriranno più la faccia.

Titolo originale: Rings
Regia: F. Javier Gutiérrez
Soggetto: David Loucka, Jacob Estes, dal romanzo  The Ring di Kôji Suzuki
Sceneggiatura: David Loucka, Jacob Estes, Akiva Goldsman
Direttore della fotografia: Sharone Meier
Montaggio: Steve Mirkovich, Jeremiah O’Driscoll
Musica: Matthew Margerson
Scenografia: Kevin Kavanaugh
Costumi: Christopher Peterson
Interpreti: Matilda Anna Ingrid Lutz, Alex Roe, Johnny Galecki, Vincent D’Onofrio, Aimee Teegarden, Laura Wiggins, Lizzie Brocheré Bonnie Morgan, Chuck David Willis, Zach Roerig
Prodotto da Laurie MacDonald, Walter F. Parkes
Genere: horror
Durata: 102′
Origine: Stati Uniti/Canada
Anno: 2017

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