Giornalismo e libertà di stampa

Affidandosi a una narrazione intima che comunque non depotenzia la portata universale dell’asserto di cui si fa vettore, The Post è un inno al giornalismo e alla libertà di stampa. Hanks e Streep mattatori, ma tutto il cast spicca per spessore e intensità.

La guerra del Vietnam si protrae ormai da anni.
Alcuni dossier secretati vengono trafugati e finiscono nelle mani del New York Times: centinaia di pagine che espongono segreti e menzogne sulla politica estera perpetrata in quegli anni dagli Stati Uniti. Il Times apre il vaso di Pandora, li pubblica e viene inibito.
Kay Graham, proprietaria del Washington Post, sta attraversando il difficile momento della quotazione in borsa del quotidiano e si ritrova investita dalla questione morale derivante dalla pubblicazione di tali segreti, anche a fronte di possibili inibizioni e denunce che farebbero ritirare i finanziatori. Il suo caporedattore, Ben Bradlee, invece non ha dubbi: il mondo intero dovrebbe sapere, a qualunque costo.

The Post non è (solo) un film sul Vietnam.
È vero, buona parte dei punti focali della storia degli Stati Uniti tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni settanta ha gravitato intorno alla fallimentare campagna militare nel sud est asiatico. Una campagna che avrebbe ridefinito le priorità politiche e il rapporto di fiducia che, in tutte le sue variegate sfumature, da sempre si instaura tra la cittadinanza e il potere centrale.
Da questo punto di vista, The Post è un film sul giornalismo. Quello ideale, duro e puro. Con la G maiuscola. Il suo concetto fondante più intimo. Scontato che esso esista per stare all’esclusivo fianco e servizio dei governati e non dei governanti, dove porre la sottile linea di demarcazione che distingua l’inalienabile libertà di stampa dal segreto di stato?
Steven Spielberg plasma un mondo in costante e instabile equilibrio tra profitto ed etica professionale, in cui gioco forza non si può più fare di tutto una questione di principio e si tende a cercare il compromesso. Gli ultimi anni di carriera del cineasta americano hanno mostrato una tendenza altalenante che è andata di pari passo con le due anime del regista. Il Re Mida hollywoodiano tende a perdere la misura quando si abbandona alla didascalia della portata morale o alle architetture fantastiche, esagerando a tratti nella baroccheggiante ricerca di una visione mozzafiato, potente e omnicomprensiva a discapito di una scrittura equilibrata.
Quando invece ha affrontato un contesto storico dal respiro più concentrato (ad esempio con Prova a prendermi, Munich, Lincoln o Il ponte delle spie), pur con tutte le perdonabili sbavature, ha dimostrato un grande gusto della narrazione. The Post non fa eccezione. Stringe il cerchio intorno ai suoi personaggi. Li segue, li avvolge, si pone alla loro altezza. Né Meryl Streep né Tom Hanks hanno ovviamente bisogno di presentazioni o sponsorizzazioni, ma se la prima ha sempre dimostrato standard medio-alti, il secondo finalmente torna a scrollarsi di dosso l’imbolsimento senile che sembrava averne assopito il talento in ruoli come quelli del Professor Langdon. Le due star comunque non oscurano un cast di primissimo ordine.
The Post ricostruisce senza sbavature la storia dei cosiddetti Pentagon Papers e restituisce tutta l’urgenza di una questione sempre attuale, che potrà essere taciuta ma non andrebbe mai dimenticata né persa di vista. Ci mostra che la verità e la rettitudine, in una giungla che vede ormai il proliferare di fake news e inciuci, sono sempre più difficili da perseguire. Ma sono le uniche a contare davvero.

Titolo originale: The Post
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2017
Genere: Storico, Drammatico, Thriller politico
Durata: 116 minuti
Regia
: Steven Spielberg
Interpreti: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood
Sceneggiatura: Liz Hannah, Josh Singer
Produzione: Steven Spielberg, Amy Pascal, Dreamworks, 20th Century Fox, Amblin Entertainment
Distribuzione
: 01 Distribution
Fotografia: Janusz Kaminski
Montaggio: Michael Kahn, Sarah Broshar
Musiche Originali: John Williams

Nelle sale italiane da giorno 1 Febbraio 2018

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