Un’amicizia a prova di horror

The Boy Behind the Door, una produzione americana, fa entrare nella selezione del Ravenna Nightmare Film Festival un buon teen-horror, in cui l’amicizia è l’unica promessa di salvezza.

The Boy Behind the Door è, assieme a The Alternate, l’unico horror di fattura statunitense scelto nel concorso ufficiale dei lungometraggi al Ravenna Nightmare Film Festival. Anche se è tutto sommato un horror americano piuttosto classico, presentato al Fantastic Fest di Austin lo scorso anno e acquisito dalla piattaforma streaming Shudder, The Boy Behind the Door è senza dubbio un film avvincente e non privo di spunti di riflessione.

La trama è piuttosto semplice, ambientata praticamente tutta nell’arco di una sola notte: due bambini, preadolescenti vengono rapiti e portati nella classica casa in mezzo al bosco; uno dei due riesce a fuggire, ma torna indietro per salvare anche l’altro. Seguirà mattanza. Se a livello di trama e ambientazione The Boy Behind the Door ricicla evidentemente topos classici, la consapevolezza e capacità di scelta del piccolo co-protagonista Bobby restano impresse senza mai andare al di là del verosimile.

Con dei magnifici colori nei primi minuti e nell’explicit, a cui si contrappone una lunga parte centrale ambientata interamente di notte, uno dei punti di forza di The Boy Behind the Door è senza dubbio la fotografia, caratterizzata peraltro da una scelta di obiettivi non scontata, che pare quasi guardare, nonostante la profonda distanza dall’immaginario del regista texano, al cinema di Terrence Malick. A livello di regia, The Boy Behind the Door non rinuncia a fare delle citazioni esplicite alla scena della porta del bagno di Shining, mantenendosi al tempo stesso anche in un orizzonte profondamente kinghiano, a livello di immaginario, di scelta e di interazione fra i due protagonisti. I due giovani interpreti sono entrambi piuttosto convincenti nel loro ruolo; più macchiettistici risultano i personaggi dei rapitori nonché del poliziotto che allarmato da una chiamata di Bobby prova a salvare i due bambini, ma hanno obiettivamente molto meno screen time.

In fondo, si potrebbe congetturare che The Boy Behind the Door affronta a un grado zero e particolarmente lineare una delle strutture psicologiche fondanti del cinema horror, il topos della fine dell’infanzia, precisamente dell’infanzia violata. L’horror molto spesso è la consapevole messinscena di un trauma e alcuni reboot particolarmente conscious come la nuova trilogia di Halloween di David Gordon Green tuttora in corso, ma anche la prima parte di un vecchio cult come Aliens di James Cameron, hanno come premessa proprio lo stress post-traumatico e le paranoie rimaste nei protagonisti dopo le paranoie dei film precedenti. La perdita dell’innocenza era il grande leit motiv del miglior Stephen King, espresso in maniera esemplare in It ma anche, prescindendo dal genere, ne Il corpo: in quanto rappresentazione di una realtà violenta, di fronte alla quale i protagonisti si trovano del tutto senza difese all’infuori della propria inventiva, l’horror spesso assume i tratti di un’epifania negativa. E siccome, anche in vista di effetti patetici, gli horror spesso hanno come protagonisti bambini o adolescenti, quest’epifania negativa corrisponde giocoforza a una conclusione brusca della loro infanzia. Nella sua semplicità, The Boy Behind the Door si riallaccia a questa struttura psicologica profonda inerente al genere e, pur essendo pensato per un pubblico innanzitutto teen, sa comunicare anche agli spettatori adulti un senso di minaccia e di vulnerabilità.

Titolo: The Boy Behind the Door
Regia: David Charbonier & Justin Powell
Sceneggiatura: David Charbonier & Justin Powell
Attori principali: Lonnie Chavis, Ezra Dewey, Kristin Bauer van Straten, Scott Michael Foster, Micah Hauptman
Scenografia: Ryan Brett Puckett
Fotografia: Julian Amaru Estrada
Montaggio: Stephen Boyer
Produzione: Whitewater Films, Kinogo Pictures
Durata: 88 minuti
Genere: horror, thriller
Uscita: n.d.

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