Il mostro della porta accanto

Diretto da George Clooney e scritto dai fratelli Coen, Suburbicon, nonostante tratti temi, tragicamente, attuali (il razzismo imperante e violento, com’era prima e com’è oggi) e metta a fuoco la grettezza e la mostruosità di un perbenismo di facciata, gira a vuoto. L’impressione è quella di osservare un prodotto in cui la risata a denti stretti dovrebbe salvare dall’inconsistenza. Eccezionale Oscar Isacc, deludenti Matt Damon e Julianne Moore.

Gardner Lodge vive nella ridente Suburbicon con la moglie Rose e il figlio Nicky. Con loro vive anche la sorella gemella di Rose, Margaret, che dà loro una mano in casa. La tranquillità della cittadina viene improvvisamente scossa dall’arrivo di una famiglia di colore, che destabilizza la comunità. Nel mentre due delinquenti entrano in casa dei Lodge e uccidono Rose.

Nonostante la somiglianza con Fargo (diretto dai fratelli Coen nel 1996), Suburbicon prende un’altra strada e non trova il grottesco estremamente caro ai due fratelli sceneggiatori. Difatti il film diretto da Clooney si dimostra inconsistente e privo di una direttiva, anche se la fotografia di una provincia americana perbenista, pulita e benpensante (fino a quando non si palesa una famiglia di colore nel loro quartiere) poteva avere un interessante ritorno argomentativo in termini d’attualità. Infatti ciò che è  più pregnante nel film di Clooney è quella sensazione di osservare un cambio d’abito del provinciale americano (il film è ambientato negli anni Cinquanta), ma non un cambio di mentalità: allora le reazioni erano violente e repressive, oggi l’americano medio-borghese si nasconde dietro a un dito, ma non perde l’occasione di far sentire il suo dissenso. La paura da esorcizzare è sempre la stessa (quella verso il diverso, la barricata come senso di protezione, la reazione violenta come segno di debolezza), anche se il nemico, spesso, è simile a lui e si nasconde qualche villetta più in là.

Questa è la parte interessante e meno scontata di un’opera che mette alla berlina la mostruosità dei perbenisti, pronti a tutto pur di ottenere i loro obiettivi (normalmente una cospicua somma di denaro). Ed è qui che il grottesco umorismo dei Coen avrebbe dovuto far capolino, palesarsi con più forza, diventare metafora del “perfetto americano” privo di spina dorsale, incapace di prendere una decisione ma in grado di sorridere al vicino con educazione e riverenza.

Suburbicon fotografa un sobborgo felice a metà degli anni Cinquanta e abbaglia il pubblico con la scelta di una convenzionalità scenica fintamente rassicurante. Una scelta giustificata e funzionale allo sviluppo della storia, che vede come protagonista Nicky (Noah Jupe), un ragazzo che scopre come è morta la madre e che si tutela da possibili aggressioni. Per il resto il film di Clooney dimostra un certo immobilismo, una certa superficialità narrativa che fa storcere il naso e fatica ad appassionare.

Titolo originale: Suburbicon
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen, George Clooney, Grant Heslov
Attori principali: Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Glenn Flesher, Alex Hassell, Gary Basaraba, Oscar Isaac
Fotografia: Robert Elswit
Montaggio: Stephen Mirrione
Musica: Alexandre Desplat
Prodotto da Black Bear Pictures, Dark Castle Entertainment, Huahua Media, Silver Pictures, Smokehouse Pictures
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 105′
Genere: Drammatico

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