Il vecchio e il nuovo

L’esuberanza e l’eclettismo di Millepied si scontra con la rigida formalità di un’istituzione prestigiosa e antica come il teatro dell’Opèra.

La nomina del coreografo Benjamin Millepied a directeur de la danse dell’Opèra di Parigi nel 2014 promette di modificare e rinnovare la storica istituzione dall’interno: il documentario segue infatti la gestazione del primo balletto da lui messo in scena, durante la quale emergono i contrasti e le frizioni tra le regole e tradizioni che accompagnano la storia ormai secolare dell’Opèra e la visione anticlassica e contemporanea che il nuovo direttore ha della danza.

Il sostantivo usato nel titolo originale, relève, significa appunto «cambio», ad indicare la radicale diversità d’approccio e di metodo, e più profondamente di concezione, fra la precedente direttrice di  palazzo Garnier Brigitte Lefèvre, che per vent’anni ne aveva retto le sorti, e il nuovo direttore, proveniente da esperienze e linguaggi differenti come il cinema, in quanto coreografo delle scene di danza del Cigno nero (2010) di Aronofsky. I registi seguono Millepied spostarsi fra uffici, locali e sale prove mentre prepara il debutto del balletto di Nico Mulhy Clear, loud, bright, forward. A dispetto del sottotitolo, però, invece di concentrarsi sulla genesi e la creazione, sulla messinscena di un’opera, i registi optano per un ritratto del vulcanico ed eclettico Millepied, sul suo attivismo e dinamismo, enfatizzato e scandito dalla scelta di articolare il documentario come un conto alla rovescia di trentanove giorni per la preparazione dello spettacolo. Lo vediamo poi scontrarsi con la burocrazia che governa un’istituzione dell’importanza e vetustà del teatro parigine e in tale schermaglia i registi prendono esplicitamente le parti del nuovo arrivato, visto come ventata d’energia in un ambiente imbalsamato e finanche oppressivo con le sue norme e le sue leggi. Così il documentario finisce col tessere un elogio, anche piuttosto scoperto, del giovane neodirettore del Garnier, dei modi semplici e diretti coi quali vuol rinnovare l’istituzione che è stato chiamato a dirigere: una scelta, questa, in netta discontinuità con la già menzionata Lefèvre, nell’auspicio, forse, di aprire il mondo della danza classica ad un nuovo e più giovane pubblico, attraverso la presenza nel ruolo apicale di direttore proprio di Millepied, negli anni precedenti cimentatosi con linguaggio diversi come appunto il cinema. Proprio il successo del film di Aronofsky, passato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia nel 2010, candidato a cinque premi Oscar e vincitore di quelli al miglior film e alla miglior attrice protagonista, può aver motivato la scelta del coreografo a   directeur de la danse. Ma l’evidente prospettiva favorevole attraverso la quale i registi guardano al protagonista finisce col privare il film della necessaria obiettività e distanza indispensabili per osservare con distacco il processo della creazione artistica e penetrarne il mistero profondo, tanto da renderne partecipe anche lo spettatore, Tutto si riduce ad una lotta fra il vecchio e il nuovo (a voler parafrasare, in tutt’altro contesto, il titolo del film di Ejzenstein), fra una mentalità rappresentata come bolsa e sclerotizzata e un’altra, antitetica, aperta alla sperimentazione e alla contaminazione tra linguaggi e forme espressive diverse. Più che la storia di una creazione, come vorrebbe il sottotitolo esplicativo, il film è piuttosto la storia di un confronto tra posizioni differenti, in quanto portatrici di una visione dell’arte, in questo caso della danza classica, tanto lontane da risultare l’una all’altra opposte. A quale di queste vada la simpatia dei registi s’è già detto: certo è che adottare una simile ottica, che sistematicamente privilegia l’una mentre svaluta l’altra, non giova al quello che dovrebbe, e vorrebbe, esser il fine del documentario, ovvero testimoniare la nascita, la creazione appunto, di un’opera artistica.

Titolo originale: Relève: historie d’une création
Regia: Thierry Demaizière, Alban Teurlai
Fotografia: Alban Teurlai
Montaggio: Alice Moine, Alban Teurlai
Musica: Pierre Aviat
Interpreti: Benjamin Millepied e il corpo di ballo dell’Opèra di Parigi
Prodotto da Stéphanie Schorter
Genere: documentario
Durata: 110′
Origine: Francia
Anno: 2015

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