Chi (o cosa) è WALL-E? è una Waste Allocation Load Lifter – Earth, un operaio addetto all’impacchettamento dei rifiuti che salverà il mondo, disseppellendolo dalla immondizia che lo sommerge. Più che di una operazione di salvataggio, si tratta di un “riclico” globale: il robot – protagonista della nuova pellicola firmata dal duo Pixar-Disney – ha infatti il compito di recuperare e riconsegnare un mondo vivibile agli uomini, sperando che questi ultimi – in futuro – ne facciano miglior uso.

Pixar è sinonimo di alta qualità e innovazione digitale (l’espressività dei suoi personaggi animati è ormai inconfondibile), a cui negli anni hanno concorso alcune delle firme più prestigiose del campo audio/video (come il premio Oscar Ben Burtt ai meravigliosi effetti audi). Questo lungometraggio non fa che confermarne il “marchio di fabbrica”, tuttavia non ci sentiamo di appoggiarne la recente candidatura agli Oscar quale Miglior Film in assoluto che, per espressa richiesta della Pixar , è stata preferita alla “riduttiva” categoria di Miglior Film d’Animazione.

I 98 minuti di WALL-E, godibili e a tratti appassionanti, segnano il passo in termini di qualità cinematografica, soprattutto se riferita alla tanto celebrata “potenza” della trama (nella nostra personalissima classifica rimangono insuperabili Monster & Co e Alla Ricerca di Nemo).

Chi si è spinto a scomodare Charlie Chaplin quale termine di paragone per le qualità di “mimetiche” del protagonista – che si muove all’interno di un mondo disumanizzato del quale, per tutta la prima parte del film (in effetti la migliore), si odono solamente rumori – e Platone – il percorso di ritorno dallo spazio verso la terra come parallelo futuristico del celebre mito della caverna -, ha decisamente mancato bersaglio. A voler essere generosi, possiamo concedere qualche punto di contatto con le previsioni apocalittiche di Marcuse sull’assenza della libertà e l’estinzione della libido che caratterizzerebbe la civiltà nella sua prospettiva tecnologico-industriale.

Siamo certamente di fronte a un nuovo standard – che conferma l’eccelsa, già citata, capacità della Pixar nel campo della manipolazione delle immagini e dei suoni digitali -, ma le “qualità” di un film “tradizionale” (su tutte la recitazione) non appartengono a questo genere e dubitiamo che possano farlo in (un prossimo) futuro. Il ritorno di Andrew Stanton (già regista de Alla ricerca di Nemo) ha permesso di recuperare terreno rispetto alle ultime uscite della premiata ditta Pixar-Disney, ma, paragonando WALL-E alle sue regie, il confronto risulta impietoso, e a tutto evidente vantaggio del celebre pesce pagliaccio.

Come da tradizione, la storia è semplice e i temi sviluppati sono quelli “canonici”: l’ecologia e la sostenibilità ambientale, energetica e umanitaria (aver presentato, nella Mecca del fast food, l’equazione obesità=catastrofe non ha suscitato, però, particolari consensi dalla critica made in USA).

Il film inizia con la rappresentazione della Terra del 28° secolo e del suo ultimo superstite, WALL-E, che in realtà lo è solo per modo di dire. Infatti, il nostro protagonista è un robot (la cui direttiva si consuma nel “ripulire il pianeta in attesa che il genere umano ritorni“). Inoltre, l’umanità non è affatto estinta, ma – più semplicemente – si trova in un “perenne” esilio-vacanza nello spazio, a bordo di una fantastica (o terrificante a seconda dei gusti) nave spaziale, l’Axiom, la cui caratteristica fondamentale è – da rabbrividire o ben sperare? – l’automatizzazione di tutte le mansioni manuali, con macchine di vario tipo (ombrelloni, televisori, tute) capaci di svolgere ogni compito possibile e immaginabile al posto degli esseri umani. L’umanità si trova, di conseguenza, non solo ingrassata, inverosimilmente longeva e “oltre convenzionale proporzione” (l’enorme dilatazione con cui vengono rappresentati i corpi e gli spazi), ma anche sempre confinata di fronte a un monitor attraverso il quale viene “consumato” ogni desiderio e forma di relazione sociale. Le persone che popolano l’Axiom sono inette e, nel senso letterale del termine, assolutamente incapaci di fare alcunché.

Quella che ci viene proposta è però una (dis)umanità che non ha ancora perso totalmente se stessa e che, nel profondo, conserva il germe della speranza. Per questo, coltiva segretamente/inconsciamente la volontà di tornare a “fare” – qualsiasi, qualunque cosa.

La trama dipana (in serie): la vita di WALL-E sulla Terra – in cui coesistono cumuli immensi di immondizia e residui di un tempo che fu “bello e danzante”, rappresentato dagli oggetti appartenuti agli uomini; l’arrivo di EVE – robot a forma di Ipod, of course, in omaggio all’Apple che ha collaborato con i suoi tecnici alla realizzazione del film – che sconvolgerà la routine di WALL-E, per attuare la direttiva A113 (trovare una forma di vita vegetale sulla Terra, segno del momento del “ritorno” a casa per il genere umano); l’esistenza a bordo dell’Axiom (un luogo in apparenza vivo, ma in cui nessuno si prende per mano).

I due protagonisti che giungono a bordo della vascello spaziale e il loro avvicinamento “emotivo” faranno scattare la – prevedibile – lotta tra robot buoni e robot cattivi. I primi capeggiati proprio da WALL-E ed Eve, cercheranno di portare a termine la A113, mentre i secondi si batteranno per non deporre la propria “insostituibilità” (sono i padroni-umani a dipendere dai servi-robot, interessante parafrasi della celebre figura dialettica dello Spirito, presente nella Fenomenologia di Hegel), in nome di una seconda, segreta e prioritaria, direttiva: lasciare il mondo degli uomini al suo destino e non farvi mai più ritorno.

La vittoria dei buoni non sancisce, però, il lieto fine tout court. Dopo la (pseudo)suspense relativa al rapporto tra WALL-E ed Eve (la cui unione viene emblematicamente sancita dall’agognata “mano nella mano“), si svela il significato morale del film: la fine della “vita” sull’Axiom rappresenta in realtà un nuovo inizio, quello della “redenzione”. Gli uomini, infatti, dopo aver scelto di tornare a “camminare sulle proprie gambe” (e non farsi più trasportare da sedie volanti) sono finalmente pronti a tornare a “costruire”. E la prima cosa da fare – una prospettiva che consacra questo bel film educativo nella categoria degli “scontati” -, ovviamente, sarà quella di prendere il posto di WALL-E e pulire in prima persona la Terra.

Titolo originale: WALL•E
Regista: Andrew Stanton
Durata: 98′
Genere: animazione, commedia, fantascienza, avventura
Soggetto: Andrew Stanton e Pete Docter
Sceneggiatura: Andrew Stanton e Jim Reardon
Produttore: Jim Morris, Lindsey Collins (co-produttore)
Casa di produzione: Pixar Animation Studios / Walt Disney Pictures
Musiche: Thomas Newman, con la collaborazione di Peter Gabriel
Sound design: Ben Burtt
Doppiatori originali

  • Ben Burtt (sound design): WALL•E, M-O
  • Elissa Knight: EVE
  • Jeff Garlin: Comandante
  • Sigourney Weaver: computer di bordo
  • Fred Willard (dal vivo): Shelby Forthright
  • John Ratzenberger: John
  • Kathy Najimy: Mary

Doppiatori italiani

  • Alessandro Quarta: WALL•E
  • Domitilla D’Amico: EVE
  • Enzo Avolio: Comandante
  • Giorgio Favretto: Shelby Forthright
  • Alessandro Rossi: Auto
  • Sasha De Toni: M-O
  • Renato Cecchetto: John
  • Francesca Guadagno: Mary
  • Alessandra Cassioli: computer di bordo
  • Roberto Bishop Vittori: Steward

2 Commenti

  1. Personalmente ho trovato questo film banale e denso di luoghi comuni ambientalisti resi nel piu’ lineare dei modi. Decisamente un po’ troppo candidarlo all’Oscar, in una scelta che si giustifica solo con la ricerca del clamore e della dovuta sensazione (e poi ci si lamenta e si mugugna per l’Oscar postumo a Ledger).
    La certosina indagine sonora di cui tanto si favoleggia e’ o non e’, in fine, un mixage di rumori catturati in presa diretta dal mondo reale? Embè? E dove sta la novità?

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