Un film di regia, perchè il tocco del demiurgo è impossibile da non percepire.

Un film di attori, perchè tradotto in carne e sangue dalle vibranti e generose interpretazioni concesse da “grandissimi” e sempre (più che) adeguati Timi e Rossi Stuart, vitali impalcature di intensità, per un progetto che investe sulle loro facce quanto e più che sulla storia (già di per se’ un bel peso).

Un film di musiche, pungenti graffianti, coinvolgenti e (forse a tratti solo un po’ troppo) onnispresenti.

Un film che smette presto di essere fiction (lo è mai stato?) e si traduce in storia contemporanea di un’Italia poco disposta a “scherzare” sulle macchie del suo passato recente, e si indigna, si offende e mal cela imbarazzo quando si illuminano gli scheletri nell’armadio della Cronaca.

Ecco che Vallanzasca – Gli Angeli del Male, smette di essere quel che è (un gran bel film), e diventa pretesto per dar sfogo all’urlo giustizialista che (comodamente) a “posteriori” invoca “tolleranza zero” per le malefatte degli esseri umani.

Sembra dunque impossibile valutare l’opera (un po’ come successe per Monster in America), prescindendo dal grado di realismo che gli viene richiesto (e che si traduce poi nel semplicistico: il bel Renèe va assolto o condannato dalla macchina da presa? come se fosse così semplice, come se importasse ai fini della goduria artistica).

Un film, se è tale, non è un documentario, per quanto una certa dose di delicatezza e accuratezza storica è d’obbligo visto che narriamo le gesta di un assassino colpevole di aver posto fine a numerose vite.

Un film, d’altro canto ha, come regola aurea, la ricerca dell’impostazione empatica tra fruitore e personaggio principale (assisteremmo con piacere alle imprese di un soggetto antipatico? Impossibile.)

Un minimo di identificazione fra noi e il protagonista è conditio sine qua non del progetto narrativo, ed è chiaro che quando il protagonista in questione è un acclarato serial killer, ci si ritrova a giocare con giustificazionismi e spiegazioni psico biografiche che ne allevino le colpe e ce le rendano più sopportabili, selezionando ad hoc gli episodi “utili alla causa” (Renato bambino e i suoi amici che compiono il primo illecito liberando – gesto nobile dunque- una tigre in un zoo), e inserendo stralci di dichiarazioni ufficiali più seducenti che irritanti (“Tutti hanno un lato oscuro. Il mio è solo un po’ più oscuro degli altri”).

Il ritmo è serrato, a metà fra il thriller e il noir, che vibrano scattanti in un montaggio senza resa, che non molla la tensione miscelando con sapienza crude scene di ferimenti e brutalità, insieme al tocco ironico , sornione e vagamente british portato in scena attraverso la multiforme e (persino) divertente personalità di Vallanzasca, guascone manigoldo e (irresistibilmente) affascinante, nelle sue esuberanze bipolari (ha donato parte dei proventi delle sue rapine alle famiglie dei detenuti).

Rossi Stuart è tutto lì. In questo film insolente e spietato (divertire e catturare lo spettatore attraverso la vita di un assassino ancora vivo è una scelta artistica che può suonare cinica e spericolata), dove infonde tutta la sua premura istrionica e camaleontica. Lui “è” quello che gli americani definiscono “più vero del vero”, senza essere manieristico, eccessivo o, peggio, autocompiaciuto ai limiti del macchiettismo.

Incredibile e potente il contributo di Filippo Timi, nei panni dell’anello debole di un gruppo di criminali con qualche problema di droga. Allucinato e feroce introduce punte di “dark” in un progetto dall’anima sostanzialmente “rock”.

Debole e incolore Valeria Solarino (sottoimpiegata). Quasi irriconoscibile Paz Vega nei panni di Antonella D’Agostino, compagna di vita di Renato e co- sceneggiatrice del film.

Il film, presentato fuori concorso alla 67ma  Mostra internazionale del Cinema di Venezia, si chiude così come si apre: con un primo piano sul ghigno straordinario e schizzato di Renato/Kim, che in ultima istanza sceglie di “agire bene”, non uccidendo il poliziotto ventenne che lo scova, ma consegnandosi a lui certo di poter offrire, ormai sul viale del tramonto, una chance di carriera al giovane baciato dalla sorte. “Ti è andata bene”, gli dice ammiccando, “Sono Renato Vallanzasca”.

Sarà andata davvero così?

Chi vuole potrà di certo trovare altrove tutta la documentazione necessaria a far uscire il personaggio di Renato dalle nebbie dell’artefizio artistico…

Ma ai fini del film…importa davvero?

Vallanzasca -Gli Angeli Del Male : Placido sempre più a sua agio con le tinte plumbee della storia d’Italia. Prezioso contributo filmico all’interno di un panorama cinematografico poco entusiasmante.

Voto : 7

Regista: Michele Placido
Sceneggiatura: Michele Placido, Kim Rossi Stuart, Antonio Leotti, Toni Trupia, Andrea Leanza, Antonella D’Agostino
Attori principali: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Paz Vega,
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Consuelo Catucci
Musiche: Negramaro
Produzione: Cosmo Production, 21 Century Fox Italy,
Distribuzione: 20th Century Fox
Genere: Drammatico
Durata: 125′

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