La Germania “dopo”. Quale lutto? A metà febbraio, è arrivato nelle sale da proiezione italiane, un bel film, tratto dal romanzo semiautobiografico, Der Vorleser di Bernhard Schlink, nato nel 1944, scrittore, docente di diritto e giudice in Germania.

Aggiornamento pubblicato in seguito alla recente notizia relativa all’archiviazione del processo da parte delle autorità giudiziarie tedesche della Procura di Stoccarda.

Con la resa del 1945-05-08 il III Reich tedesco ha perso la seconda Guerra Mondiale. Però molti obbiettivi della sua guerra risultano conseguiti già allora oppure in seguito. La grande influenza ebraica sulla scienza e sulla cultura tedesca non c’è più per ora e per sempre, perché in Germania e nell’Europa Centro orientale gli ebrei sono stati annientati, lo Yiddish giudaico tedesco è una lingua estinta. E ora l’economia, la finanza e la politica tedesca dominano di nuovo tutto il continente. Eppure c’è qualcosa che rode il grande paese d’Oltralpe, un passato che non vuole passare (Eine vergangenheit die nicht vergehen will). Come può la gioventù tedesca costruirsi un futuro essendo orgogliosa della storia recente della Germania? Il grande dibattito storico degli anni novanta (Historikerstreit) ha dimostrato che il lutto allora non era stato ancora elaborato. Ma quale lutto?

Quello per i crimini contro l’umanità, compiuti ovunque dal III Reich contro la popolazione civile.

Contro gli Ebrei, i Russi, i Polacchi, gli Zingari e i civili in genere in tutti i paesi occupati.

Fra le vittime gli ebrei sono stati i primi. Forse per questo hanno acquistato una visibilità maggiore, (ma non sono stati certo i soli,) e forse per questo in Germania, con i riti in memoria della Shoà si è ritenuto che il Passato fosse finalmente passato .

È davvero così?

L’elaborazione del lutto è un processo lento e faticoso.

Proviamo a seguirne un esempio.

A metà febbraio del 2009 , è arrivato nelle sale da proiezione italiane, un bel film, tratto dal romanzo semiautobiografico, Der Vorleser di Bernhard Schlink, nato nel 1944, scrittore, docente di diritto e giudice in Germania.

All’Università Vorlesung è la lezione, Vorleser è il Lettore, chi legge ad alta voce. Per questo al titolo in inglese “the reader” in italiano si è aggiunto “ad alta voce”.

E’ la storia del quindicenne Michael Berg. Colto da malore in strada è soccorso dalla trentenne, Hanna Schmidt. Poi ne diviene l’amante adolescente. L’incredibile effetto erotico che suscita nella donna la sua lettura di testi classici lo incentiva a cercare sempre nuovi libri da leggere, come preludio all’atto amoroso.

Un giorno la donna scompare. Anni dopo Michael studente di legge, rivede Hanna in Tribunale, imputata, assieme ad altre sette donne, in un processo per crimini nazisti. Al processo assistono gli studenti di legge, con il loro professore.

Le donne sono ex sorveglianti (Aus seherinnen), di un Lager. Durante una marcia di trasferimento chiudono le prigioniere in una chiesa abbandonata. Questa sotto le bombe si incendia. Le porte non le apre nessuno e le prigioniere muoiono. Due di loro però si salvano e trascinano le sorveglianti in giudizio per omicidio.
Il presidente interroga. Le imputate rispondono: nelle selezioni non decidevamo noi di mandare a morte le prigioniere e neanche nella chiesa in fiamme. Obbedivamo e non sapevamo.

Gli ordini son ordini.
Ma Hanna dice: Sì, le donne selezionate andavano alla morte, perché si doveva far posto ai nuovi arrivi. Sì, si poteva morire chiusi nella chiesa, ma non si può aprire alle prigioniere. Siamo tutte responsabili, l’abbiamo sottoscritto tutte.

Le altre sette le si rivoltano contro. Tu hai scritto l’ordine, tua è la calligrafia del documento, e lo mostrano al Giudice. Hanna nega. Il Giudice vuole confrontare la sua calligrafia con quello scritto. Le fa portare carta e penna, ma Hanna non scrive, non sa scrivere. Meglio l’accusa ingiusta che la vergogna di dichiararsi analfabeta. Michael lo capisce, il giudice no.

Lo sapevano le perfide colleghe? Chissà.

Se Michael dice quanto sa cambiano i termini del giudizio. Devi parlare dice il docente, ma lui esita. Si presenta al carcere per vedere Hanna, ma fugge via.

Hanna è condannata all’ergastolo e le sorveglianti solo a quattro anni.

La vita di Michael ne rimane segnata. Il suo matrimonio naufraga. Lui riprende a leggere gli stessi testi che leggeva a Hanna. Li registra e continua ad inviare le cassette per venti anni alla donna in carcere.
Questi nastri sono il sostegno di Hanna, il suo legame alla vita. Con questi lei impara da sola a leggere sui libri che si fa dare dalla biblioteca del carcere.

Dopo vent’anni c’è un condono, Hanna sta per essere scarcerata. L’assistente sociale scrive a Michael e lui visita Hanne in carcere. Le promette aiuto per inserirsi nella vita civile, ma il trasporto dei giovani anni non c’è più.

E Hanna invece di uscire dal carcere, si impicca. Lascia i risparmi del suo lavoro da detenuta alla vittima del Lager sopravvissuta all’incendio. Michael la ritroverà a New York. E una signora che ascolta, ma i soldi non li accetta. Per un’assoluzione ? no, neanche postuma. Tiene solo il barattolo che li custodiva. Da bambina ne aveva uno.

La recitazione di Kate Winslet è superba. Il tema della seduzione del giovane Michael da parte della donna adulta è scabroso. Fa leva sul complesso di Edipo, che tanti temi erotici ha ispirato. Da “La maison Tellier” di Guy de Maupassant a “La lupa” di Giovanni Verga, da “Grazie zia” e “Malizia” a “Peccato veniale” di Salvatore Samperi, fino a “La chiave” di Tinto Brass.

Ma Il tema è trattato con preciso distacco, ci sono le esitazioni dell’adolescente, che si ritrae e si ripresenta, c’è la seduzione della donna che lancia un primo segnale, finge di ritrarsi e poi si impone, ma non c’è la minima concessione ad un erotismo, che avrebbe stonato sullo sfondo della Shoà.

E c’è dell’altro.

Il romanzo è semiautobiografico. Forse racconta un incontro vero sul piano personale. Ma non è vera né credibile la rappresentazione sul piano sociale.

Un presidente di tribunale penale tedesco che condanna una semplice sorvegliante (Aus seherin) all’ergastolo per avere obbedito agli ordini dello stato nazista?

Io ero responsabile della custodia delle prigioniere, – dice Hanna – Lei, al mio posto, le avrebbe liberate? Silenzio. E viene condannata all’ergastolo? Ed il pubblico sta a vedere?

I magistrati tedeschi degli anni sessanta sono, specie quelli avanti nella carriera, proprio quelli formati dal regime nazista. Bernhard Schlink nato nel 1944, nel 1960 ha quindici anni. Può avere iniziato la carriera in magistratura negli anni settanta.

Ma la sua materia è il diritto amministrativo e costituzionale. Lui non ha esperienza penale. Nessun tribunale penale tedesco, negli anni settanta avrebbe condannato all’ergastolo una modesta sorvegliante per aver obbedito agli ordini. In quello stesso periodo, i governanti tedeschi volevano prescrivere tutti i crimini nazisti, volevano liberare tutti i criminali detenuti in altri paesi (quante pressioni per fare uscire Kappler e Reder!).

I tribunali penali tedeschi condannavano i criminali sotto processo a pene ridicole. Negli anni sessanta la corte penale di Osnabrück condannò a sei mesi (tre già scontati) gli assassini dei bambini ebrei di Meina, che per puro svago (erano in licenza sul lago Maggiore) avevano preso i fanciulli ebrei legando le braccia con il filo di ferro e li avevano scaraventati nel lago.

Però, nello stesso periodo, il professore Zindt che si permette di sostenere nel suo liceo l’inesistenza delle camere a gas ad Auschwitz è condannato a tre anni, senza sconto.

L’apparente incongruenza forse si spiego così : quello che è successo, avrebbe potuto vedere coinvolto ciascuno di noi. Solo quelli “graziati dall’età” si salvano e quindi non si può infierire su qualcuno che si trova in una situazione nella quale avremmo potuto trovarci noi. Ora però voltiamo pagina e non permettiamo che si ripetano gli stessi crimini.

In quegli anni la Germania intera, salvo poche eccezioni ha cancellato del tutto il ricordo della Shoà. Qualche anno prima Mitcherlich ha scritto un testo fondamentale “Germania senza lutto” (Deutschland ohne Traurig), ove analizza la rimozione completa che la generazione di Hitler e Himmler e quella successiva hanno effettuato dei crimini nazisti.

Nessuno ne parla.

Il filosofo, Karl Jaspers si pone il problema della colpa, (Die Schuldfrage), qualche storico si chiede se la Germania abbia una predisposizione speciale (Sonderweg) ai massacri. Günter Grass scrive “il tamburo di latta” la storia di un bambino tedesco che rifiuta di crescere. Tutto il resto è silenzio. Nessuna condanna per i crimini nazisti , fastidio per chi ricorda le vittime. La prima esibizione fatta da Manfred Rommel, sulla storia della presenza ebraica in Germania (Germania Judaica), incontra una generale disapprovazione.

Schindler insultato e dileggiato in Germania, va in Israele, a Gerusalemme. Al governo della Repubblica federale siedono ancora dei noti nazisti. Hans Globke estensore delle leggi di Norimberga è ministro della giustizia di Adenauer, che nazista certo non é. Nazista è invece il successore, Kiesinger, cancelliere federale. Schiaffeggiato ed insultato da Beate Klarsfeld per i suoi trascorsi, non la querela per paura di un processo.

Dopo Erhard, grande economista, infine un cancelliere anti nazista: Willy Brandt, a Varsavia si inginocchia davanti al monumento del Ghetto. Ma per lo scandalo creato contro il suo segretario Guillaume vien fatto dimettere.

Helmut Schmidt, suo successore, si permette dure dichiarazioni anti israeliane e da Israele, Begin lo zittisce e ricorda al mondo che lui nel 1944 era con chi impiccava i congiurati contro Hitler. Poi Helmut Kohl é “graziato” dall’età, ma porta Reagan al cimitero delle SS di Bitburg.

Poco dopo nel 1988, Jenninger presidente del Bundestag commemora i 50 anni dalla notte dei cristalli e così saluta i rappresentanti della comunità ebraica tedesca invitati “Voi ebrei, noi tedeschi” proprio come un nazista. Ma ora i Verdi e i giovani Socialdemocratici non tollerano, lasciano l’aula. Jenninger si dimette.

Nel 1979, anche in Germania milioni di giovani vedono Olocausto, serial televisivo che ha un impatto enorme. Fino ad allora a scuola ai giovani del nazismo si racconta solo qualche storiella per bambini. Il dramma degli ebrei tedeschi è presentato nel libro adottato dalle scuole “Quel giorno che Hitler ha rubato il mio coniglietto rosso” storia di una bambina ebrea espulsa con la famiglia dalla Germania. Il suo dolore più grande, il suo incancellabile dramma è quello di aver perso il suo coniglietto di panno rosso il giorno della cacciata dalla Germania.

Ma dopo quello sceneggiato shock si cominciano a diffondere nelle scuole fascicoli storici monografici seri, per la costruzione di una coscienza politica (führ politische Bildung) della gioventù tedesca.
Infine nel 2006, un cancelliere tedesco, Angela Merkel, sinceramente senza alcun sollecito esterno esprime il profondo cordoglio per i crimini del nazismo in patria ed in Israele e l’impegno a difendere il diritto di Israele alla vita.

Fa piacere che un giudice tedesco abbia scritto questo bel romanzo e farebbe ancora più piacere se anche lo sfondo descritto fosse vero, ma così non é.

Solo alla fine degli anni settanta, con lo sceneggiato Olocausto la Germania intera prende coscienza dei crimini compiuti e c’è una svolta. Si comincia a rieducare le giovani generazioni e negli anni 2000 se ne vedono i risultati. Non negli anni settanta come sostiene Bernard Schlink che ha comunque il grandissimo merito di aver prodotto il primo romanzo tedesco sentito e sofferto sulla Shoà.

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