Era la notte tra l’uno e il due novembre quando il corpo di Pier Paolo Pasolini viene ritrovato vicino ad Ostia. Ed è subito un mistero.

Marco Tullio Giordana, regista milanese, vuole ricordare l’omicidio del regista/poeta, prendendo spunto per far risalire a galla un po’ di quella verità che forse ci viene nascosta da troppo tempo. L’operazione è la stessa che Michele Placido ripeterà qualche anno dopo per Romanzo Criminale: parlare di associazioni mafiose sì, ma anche dello Stato. E ci vuole coraggio. Tanto coraggio.

Stupisce come Giordana in questo lungometraggio di marca nettamente documentaristica (con anche l’ausilio di immagini di repertorio) riesca a ricreare perfettamente un’atmosfera che sembra ormai così lontana, mandando un chiarissimo messaggio di denuncia a chi ancora non ha pagato per il delitto. In modo poetico però, come le mani della cugina di Pier Paolo che coprono la sua macchina da scrivere, come se stesse avvolgendo la bara di un eroe nazionale. Pasolini meritava d’essere ucciso perché omosessuale, Pasolini meritava d’essere ucciso perché abusava dei ragazzini, Pasolini è stato ucciso perché era scomodo.

Questa è la verità che ci racconta il regista e alla quale, francamente, non è difficile credere. In particolare da annotare alcune scene, momenti chiave di questa denuncia: “l’ha detto questo alla polizia?” “ma che so scemo” è la risposta di un uomo che sa e che ha paura di parlare. Il simbolo mimato delle tre scimmiette (non vedo, non sento,non parlo) è l’emblema dell’omertà italiana dell’epoca, troppo preoccupata a difendere i potenti da quell’aria di santità ed intoccabilità che tanto ostentavano. Ma Pasolini non era così, almeno da come ci viene presentato: era un uomo tutto d’un pezzo, che non aveva paura di dire le cose come stavano e di denunciare anche chi sedeva al governo o in parlamento (Andreotti e Fanfani, ad esempio). A chi indaga e scava vicino alla verità viene data una ‘promozione’, che significa trasferimento per evitare scoperte ulteriori.

E se dall’autopsia si scoprono tracce ulteriori? Meglio nasconderle, non si sa mai. Un’Italia senza valori e senza ritegno in cui Pasolini era poeta inneggiante di verità e di personaggi che della verità facevano vessillo di battaglia: Aldo Moro, per dirne uno.

La fine che fece, purtroppo, è nota. L’avvocato rappresentante dei Pasolini (bravissimo Giulio Scarpati) per ‘amore della verità e di Paolo’ porge una prova che potrebbe favorire il colpevole, volendo può nasconderla, ma non lo fa. Perché quello che ci dice Giordana è che la verità prima o poi salta fuori. Allora fu giudicato colpevole solo Pelosi, eppure si sapeva che non era solo, ma come dice Pasolini ‘non avevano le prove’.

Oggi, a 35 anni di distanza, il processo è riaperto. Chissà che la verità non riesca a vincere, almeno questa volta.

Lingua originale italiano
Paese Italia/Francia
Anno
1995
Durata
99′
Colore colore e B/N
Audio
sonoro
Genere
drammatico
Regista
Marco Tullio Giordana
Attori principali: Toni Bertorelli, Massimo De Francovich, Carlo De Filippi, Nicoletta Braschi, Andrea Occhipinti, Umberto Orsini, Biagio Pelligra, Maurizio di Carmine, Victor Cavallo, Eduardo Cuomo, Krum De Nicola, Vittorio De Bisogno, Claudio Amendola, Claudio Bigagli, Enzo Marcelli, Ivano Marescotti, Mimmo Mignemi, Claudia Pozzi, Rosa Pianeta, Antonio Petrocelli
Soggetto
Enzo Siciliano
Sceneggiatura
Marco Tullio Giordana, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Produttore
Claudio Bonivento, Rita Rusic
Distribuzione
(Italia) Cecchi Gori Group
Fotografia
Franco Lecca
Montaggio Cecilia Zanuso
Musiche
Ennio Morricone
Scenografia
Gianni Silvestri
Costumi
Elisabetta Montaldo
Trucco
Rosario Prestopino

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