The Twilight Saga

Eccoci alla resa dei conti: il tanto atteso seguito del block buster Twilight approda sugli schermi italiani, confermando la firma in calce della sceneggiatrice televisiva Melissa Rosenberg (The O.C., Dexter), e rinnovando la regia, che vede sostituita Catherine Hardwicke con Chris Weitz, autore, tra gli altri, del piccolo cult british: “About a Boy”.

Proprio da Weitz, autore poco prolifico ma non privo di una certa originalità, ci aspettavamo quel pizzico di brio e di vaporoso dinamismo che sciaguratamente mancavano al primo episodio della saga.

Ci abbiamo sperato, e invece New Moon risulta persino piu’ soporifero di Twilight, impuzzolentito da uno statico romanticismo colloso, che stritola i meccanismi dell’azione e ammorba la passione, riducendola a paludoso tramortimento, irreversibile e claustrofobico.

Un bel macigno sulla testa, per farla breve, ma andiamo con ordine.

New Moon è il secondo capitolo della fortunata epopea vampiresca firmata Stephenie Meyer, considerato dai piu’ come il passaggio cruciale, la chiave di volta nell’evoluzione della storia tra Bella (l’umana) ed Edward (il vampiro gentiluomo), che segna il passo della novita’, introducendo nel racconto piu’ dinamiche, dimensioni e personaggi ulteriori, che rimpolpano il panorama fantastico, sfumando di inattesi colori l’educazione sentimentale della giovane Bella.

New Moon gioca di sottrazione, privando Bella (e il lettore) dell’oggetto immaginifico del desiderio: quell’Edward ai limiti della perfezione, che la Meyer decide di far sparire dalle pagine e dalla storia per un’efficace porzione di tempo, giocando sulla sospensione e sullo struggimento di un’assenza, che è colonna portante della crescita della storia e del carattere della stessa Bella.

Nello spazio dell’assenza Bella ha il tempo di misurarsi con la moltitudine di sentimenti che la animano e la agitano: l’affetto, l’ammirazione e la devozione al clan Cullen, quella famiglia spezzata che le manca quasi quanto il suo grande e unico amore, quell’Edward che le scorre nelle vene come un microbo, che le ammala i pensieri e da cui non si separa nemmeno nel vuoto della mancanza fisica.

Nella “voragine” dell’assenza Bella si introflette, prima, e si estroflette poi,  costruendo con fatica una nuova relazione che si rivelerà non meno pericolosa ed incredibile della prima: quella con  Jacob, l’amico nativo americano, appartenente alla famiglia dei licantropi.

La Mayer lavora sapientemente sulle possibilità concettuali che scaturiscono dalla sparizione del protagonista, elaborando una tensione amorosa assoluta e struggente, che riposa sulla tirannia della scomparsa (che quindi c’è sempre, perche’ ribadita in ogni momento),  piu’ che sulla certezza della cupidigia, manovrando con delicatezza quelle corde drammaturgiche che scandiscono l’Amore nell’adolescenza: la nostalgia, l’inadeguatezza, il senso di colpa per la fuga di un amore che in qualche modo si pensava di non meritare, il castigo dell’infelicita’ che si abbatte su chi molto si sentiva appagato.

Tutta la forza e l’umorale sentimentalità che assicura alle pagine di New Moon una lettura scorrevole e (quasi) sempre incalzante, sbiadisce nella trasposizione cinematografica di Weitz, che sceglie di tradurre le emozioni (passione, nostalgia, dipendenza, ineluttabilità, protezione) nel modo piu’ banale e caricaturale, fino a trasformare Bella ed Edward in macchiette dai colori saturi, avulsi a qualsiasi sfumatura di complessita’.

Bella risulta spogliata di tutti quegli aspetti che nel libro ne fanno una  protagonista simpatica e gradevole; la sua naturale goffaggine, il suo essere buffa e bizzarra scompaiono ad appannaggio di un tratteggio monocromatico e monolitico (complice la tremenda recitazione della Stewart) dal sempiterno impeto tragico, mentre le forme decadenti e pessimiste giganteggiano, consacrandola a macchietta “emo”, che tradisce lo spirito (vagamente piu’ polimorfo) del personaggio sulla carta.

Edward rimane intrappolato nel ghigno di Pattison, e la sua assenza stenta a imporsi come elemento decisivo, per via del suo continuo “comparire” in visioni che nel libro hanno il sapore, solo e soltanto, di una voce nella testa, a cui non corrisponde alcun immagine parlante (si suppone che la produzione non avrebbe mai accettato di fare un film in cui, per tre quarti, mancasse il suo attore di punta).

Jacob, il licantropo muscoloso, viene inquadrato con maggiore fedelta’ insieme a tutta la combriccola di lupi, ritratti in una fotografia d’insieme che ne coglie lo spirito cameratesco e il fare fraterno da caserma, sicuramente piu’ semplice da restituire rispetto agli  andamenti di rapporto tra Bella ed Edward, piu’ intimisti e vacillanti.

Il film rispetta le ambientazioni scenografiche (veramente difficili da sbagliare) e le umidita’ boschive di Forks riescono ad imporsi sullo schermo. Eppure il sapore del libro risulta inevitabilmente alterato da una discutibile scelta di campo: posizionare smisuratamente il fuoco della cinepresa su un’asse romantico/ tormentoso esagerato e iper carico, che gonfia i sentimenti e snatura i dialoghi, che in italiano subiscono la definitiva condanna di un doppiaggio indigeribile, ai limiti del “birignao” piu’ fasullo.

Alcuni tagli paiono poi incomprensibili e altamente lesivi ai fini della giusta esposizione narrativa.

Perché mai cancellare la sequenza del “lungo e lento addio”, in cui Edward, a seguito dell’”incidente” a casa Cullen, inizia ad allontanarsi lentamente e inesorabilmente da una Bella sempre piu’ confusa e stordita, inerme spettatrice di un’amore in dissolvenza.
Weitz
e la Rosenberg scelgono di saltare un passaggio che poteva rivelarsi una sapiente e saporita chiave d’accesso al mondo emozionale dei due amanti, che lo spettatore, ignaro del libro, potrà solo intuire, costretto a rimanere sull’uscio di un universo appena accennato, di cui non si forniscono coordinate chiare e approfondite.

Le informazioni vengono infatti concesse in modo frammentato, per mezzo di un montaggio pressappochista, che risente il fiato corto dell’assenza di un collante narratologico di spessore, che dia un senso a quello che vediamo, e riscatti il film dall’inesorabile sospetto di trovarci al cospetto di una “mappa concettuale illustrata”, piu’ che di fronte ad un’opera compiuta e omogenea, rispettosa di dinamiche e situazioni preesistenti, con cui il prodotto dovrebbe confrontarsi.

Il libro si presta poi a numerosi spunti in termini di ritmo e vigoria nelle sequenze di lotta e di aggressione, che vengono però ridimensionate e rimpicciolite da un abuso eccessivo del ralenty (come se ce ne fosse bisogno), che estingue anche questi (pochi) colpi in canna, consacrando New Moon ad un susseguirsi di immobilità e staticità, che procedono per forza di inerzia, col passo pesante di un “collage” mal riuscito.

Insomma, gli amanti della saga non potranno dirsi soddisfatti di questo secondo tentativo di trasposizione cinematografica, che si riduce ad un polpettone indigesto di accigliamenti teatrali e movimenti di macchina impastati, senza contare un apporto musicale misero, che contribuisce ad acclarare il generale senso di noia e appiattimento.

Un consiglio: chi avesse voglia di assaporare in video le atmosfere appassionate e avvolgenti della saga di Twilight, puo’ ritrovarle nella pluripremiata serie tv True Blood, tratta dalla Serie di Sookie Stackhouse della scrittrice Charlaine Harris.  L’erotismo suggestivo e sospeso che vivifica la relazione tra i due protagonisti (un vampiro e un’umana) ricalca i temperamenti di Bella ed Edward più fedelmente di quanto non sia riuscito a nessun regista fin’ora.

New Moon: Un’(altra)occasione mancata.

Voto: 4

Regia: Chris Weitz

Sceneggiatura: Melissa Rosenberg, Stephenie Meyer

Attori: Robert Pattinson, Kristen Stewart, Dakota Fanning, Taylor Lautner, Ashley Greene, Peter Facinelli, Nikki Reed

Fotografia: Javier Aguirresarobe

Montaggio: Peter Lambert

Musiche: Alexandre Desplat

Produzione: Summit Entertainment

Distribuzione: Eagle Pictures

Paese: USA 2009

Genere:  Fantasy, Romantico

Durata: 130 Min

1 commento

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