lamoreaitempidelcoleraPremettendo onestamente che, della produzione marqueziana, ho letto solo Cent’anni di Solitudine, mi accingo nel parziale tentativo di raccontare un film che, come e’ naturale che sia, necessiterebbe di un’analisi comparativa con il testo scritto che precede l’immagine filmata, e che ha contribuito a rinvigorire e saldare il mito del premio Nobel Gabriel Garcia.

L’amore e il colera, due mali simili per sintomatologie e distanti per effetti ultimi. Piu’ volte la madre di Florentino Ariza (Bardem) guarda sgomenta al figlio devastato sospettandone il contagio, mentre egli risponde ancora piu’ sofferente: “No mamma, e’ l’amore a ridurmi cosi’”.
Eppure, se il colera conduce a morte certa, l’amore non consumato ha su Florentino l’effetto di un balsamo rinvigorente che lo sprona al piu’ ardito scatto di schiena, trasformandolo in seduttore, che scova nel sesso un antidoto alle sofferenze del cuore (piu’ di seicento donne, roba da far impallidire Antonio Cassano), e lo spinge ad eccellere nel mondo degli affari, scalando la piramide sociale fino a salire sul podio, in una citta’ e in un epoca in cui dalla condizione socioeconomica dipendeva tutto, anche  quale donna “poter” sperare di amare.

Florentino guarda Fermina (Mezzogiorno) e la ama di un amore epico, ostinato, patologico (il colera sembra una passeggiata al confronto), che si nutre di se stesso. Un amore cannibale che violenta l’oggetto del desiderio non chidendogli il permesso di partecipare al sentimento, semplicemente investendolo di brama e ossessione.

Nella riduzione di Mike Newel (Harry Potter 2005), la Fermina della Mezzogiorno assume i tratti di tanti dei personaggi restituiti dall’attrice: nessun carattere incisivo, volubile e vagamente condizionabile, sempre in bilico tra lo stordimento e la crisi di nervi, sembra non motivare mai in maniera convincente le sue scelte esistenziali (sposare di punto in bianco il dottor Juvenal e destinare Florentino al mondo delle ombre).
Osserviamo dunque lo scorrere parallelo delle vite dei due protagonisti, che di tanto in tanto per beffa del destino (o per rispondere ad ovvie esigenze di natura narrativa) si incrociano, rinvigorendo l’ossessione di Florentino che giura promette e mantiene di aspettare con pazienza la morte del consorte della sua amata, per potersela riprendere, e concludere con lei al suo fianco una vita nel nome dell’amore e del desiderio.

Attesa, scorrere del tempo inesorabile, assenza di gesti magnifici e pochezza di grandi entusiasmi ad appannaggio di situazioni contenute, caratterizzano quella che, secondo alcuni, e’ una grande storia d’amore romantico.
Poi c’e’ chi, quando sente la parola romanticismo pensa allo sturm und drang piu’ che ai sospiri indirizzati verso il diniego di una donna virtuosa, e dunque, certo di poter risultare blasfemo (parliamo di G.G. Marquez!) incasella questo film ( e questa storia) etichettandola come “noiosa e banale retorica dell’amor cortese e negato.”

La fotografia d’avorio virata nei toni caldi e pluviali di un Sudamerica dei primi del novecento, contribuisce a patinare ulteriormente una vicenda (paradossalmente) priva di tumultuosi sentimenti (seppur, o proprio perche’ decantati in eccesso), e spunta le frecce ad un Cupido appisolato che riposa obnubilato sulla piu’ ovvia struttura lineare, che rintraccia nel rigore cronologico parte della sua originaria forza (il tanto tempo che passa e’ protagonista ulteriore di un triangolo inesorabile e stancante: Fermina, Florentino, Il Tempo).

Restiamo dunque immobili (per non dire ipnotizzati o in fase r.e.m.) ad osservare Florentino che compila il suo bizzarro diario sessuale, mentre Fermina consuma una vita coniugale di dubbia passione, benche’ la recitazione della Mezzogiorno lasci forti dubbi circa qualsiasi sfumatura emozionale, riducendo il personaggio chiave di questo racconto (esposto in prima persona, mentre nel libro si parla in terza) ad una neutra e trasparente “Roxanne” che non aspetta il suo Cyrano ne’ ama il suo Cristiano. Semplicemente non esiste, non desidera, non si ribella, non ambisce, e alla sua inesistenza tenta di inglobare il (cosiddetto) passionale della storia, Florentino, che lei definisce – chissa’ poi perche’?-, “uomo delle ombre”.
Ad una regia banale e sostanzialmente spoglia e priva di buone qualita’ che significhino la visione fornendole un senso ultimo meno scontanto del “colera e amore per me pari sono”, si affianca una recitazione stanca e dimentica, che investe persino il (solitamente generoso) Bardem, rinchiuso in movenze simil spastiche che interrogano circa eventuali patologie motorie di Florentino, curioso mix di “ars amatoria a profusione” e demenza, contrappuntato, di quando in quando, da un contributo musicale persino interessante, anche se insufficiente a ravvivare un pathos che non c’e’.

Anche il trucco, di cui tanto si favoleggio’,  pecca e difetta,  dimostrandosi eccessivamente clemente con una Mezzogiorno dal collo di seta (riluttante a farsi invecchiare oltre misura?), e vagamente piu’ azzeccato con un Bardem gia’ terrigno e “vissuto” di suo, che rendeva, immaginiamo, il lavoro piu’ semplice in partenza.

Insomma, da qualsiasi prospettiva lo si guardi, questo adattamento delude i neofiti che si aspettavano una storia d’amore e passione che travalicasse il mero sospirare ostinato, e soddisfa a meta’ gli estimatori del libro, che vi rinverrano si’ una ricostruzione fedele e ordinata, colpevole tuttavia di servilismo e pusillanime assenza di audacia. Come Florentino. Come la Fermina di porcellana che ci affretteremo a scordare una volta fuori dal cinema, e non basteranno gli occhi fiammeggianti di un Benjamin Bratt (dr. Juvenal) in grande forma e sottoimpiegato, a rinvigorire la visione di una pellicola destinata ad appassire senza lasciar traccia di se’.

L’Amore ai tempi del colera: Deludente parabola amorosa che rintraccia nello scorrere dei decenni il suo (unico) punto di epicita’.

La Frase “Florentino Ariza non e’ un uomo, e’ un ombra”, Giovanna  Mezzogiorno, L’Amore ai tempi del colera, 2007

Voto: 5-

2 Commenti

  1. […] Per approfondire consulta articolo originale: L’Amore Ai Tempi del Colera – Recensione | Drammatico | Persinsala … […]

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