Un giornalista non propriamente all’apice della carriera, viene mandato per punizione ad intervistare un’attricetta “nota piu’ per i suoi amanti che per altro”. Un’attricetta non ancora all’apice della sua carriera ma ambiziosa e (forse) sottovalutata. Una notte. Un’intervista. Una sfida che si tramuta in guerra, sottile, psicologica, giocata con le armi in possesso dai due: la curiosita’ e il cinismo di un giornalista, contro la capacita’ di fingere e mentire. Chi vincera’?

Il film, che vede il talentuoso caratterista Steve Buscemi cimentarsi con la regia, necessita un doveroso preambolo di cronaca, che coinvolge il defunto cineasta Theo Van Gogh a cui l’opera e’ dedicata.

Il filmaker, assassinato nel 2004, aveva portato a termine alcuni lavori low budget (come quasi tutta la sua produzione) incentrati sullo scontro ontologico fra culture sessuali. Insieme a Buscemi, altri due registi-attori di origini europee, Stanley Tucci e John Turturro, hanno collaborato con la produzione olandese per realizzare i tre remake voluti da Van Gogh, aderendo il piu’ possibile allo stile minimal da piece teatrale ricercato dall’autore.

Buscemi si mette dunque in ascolto di uno stile e lo restituisce cercando di coniugare fedelta’ all’originale e rielaborazione personale, seppur vincolata ad alcuni schematismi stlistici e metodologici (tre camere digitali – una per ogni attore e una per i totali -, simultaneità, rispetto della cronologia nel girato delle scene).
Eccoci dunque catapultati nel loft di Katja (Sienna Miller davvero promettente e, un po’ come il suo personaggio a cui presta piu’ che il volto, vagamente sottoimpiegata), a muoverci fra gesti plastici e naturali insieme (lo sbadiglio, il tuffo sul divano, l’incollarsi alla bottiglia come alla sigaretta, come all’ingollo scellerato di qualsiasi cosa plachi la fissazione orale), innervati di battute surreali ed eccessive, che contrappuntano una visione che confonde, intriga, si dilunga, incuriosisce.

Katja ci fa o ci e’? C’e’ un motivo se Pierre (Buscemi in parte) e’ stato buttato fuori dal gotha del giornalismo che conta, e sbattuto a fare “interviste senza importanza?”
Una cosa e’ certa, i due non hanno voglia di chiudere la serata tanto presto, e in uno spazio tempo limitato (una notte una stanza), “il gatto e il topo” si inseguiranno dando luogo ad un sottile girotondo di bugie in cui non si distingue piu’ chi e’ la vittima e chi il carnefice, e soprattutto, chi sta beffando chi.

Come in una novella di Amelie Nothomb gli attori sono due e sono onnipotenti, capaci di ribaltare la scena dialetticamente, relegando alla parola il dono dell’azione che sostituisce il “fare” e il “capitare”, perche’ nulla accade al di fuori del parlato dei due protagonisti.

L’autore (Van Gogh? Buscemi? poco importa, il desiderio e’ quello di far rivivere un’intenzione) sfida lo spettatore a scoprire l’inganno, e a cogliere, al di la’ delle apparenze, chi patisce e chi sevizia, chi tiene le fila della “notte” e chi si illude di farlo, subendo la scaltrezza dell’altro.

Entrambi pero’ sono pronti a “giocare sporco” spingendo sull’acceleratore del fair play, e su una cosa convergono senza dubbio :”Noi non crediamo nelle relazioni sentimentali. C’e’ sempre un vincitore e uno sconfitto.” Of course.

Buscemi realizza un prodotto asciutto e senza sbavature, che pur risentendo di qualche debolezza nel copione e nella prima parte, si riscatta nella seconda, ravvivando il ritmo e rimpolpando nello spettatore la voglia di sapere “come va a finire”.

Una “ode” per la Miller piena di espressivita’ e rigogliosa in sfumature, tiene il film forse piu’ del suo protagonista a cui non ha nulla da invidiare. Molto piu’ che un’icona fashion.

Interview: Un soggetto non originale per una buona performance registica. Interessante.

La Frase: “Ho il cervello fino io”, Sienna Miller, The Interview, 2007

Voto: 6+

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