Il fantasy all’italiana: scenari favolosi e personaggi sinceri

Matteo Garrone, dopo Reality e Gomorra, si confronta con un nuovo genere: il fantasy. Il film, tratto liberamente da tre racconti contenuti ne Lo cunto de li cunti di Gianbattista Basile, mette in scena un universo fiabesco animato da interessanti personaggi, che lasciano riflettere il pubblico senza privarlo della fascinazione del racconto.

Tre storie differenti, tre regni limitrofi, tre monarchi egoisti: una regina, ossessionata dal desiderio di maternità, è disposta a tutto pur di avere un figlio; un sovrano, lussurioso e superficiale, perde la testa per una misteriosa serva dalla voce d’usignolo; infine un re, padre di una giovane principessa, trascura i desideri della figlia per allevare una pulce.

Il racconto dei racconti è, innanzitutto, un film ben scritto. Garrone ci mostra le tre storie attraverso un funzionale montaggio alternato, il quale non solo concede di tenere un buon ritmo narrativo, ma permette anche di presentare figure ricche di sfumature, difficilmente collocabili tra i buoni o i cattivi tout court.
Le strade dei protagonisti non s’incrociano mai, fatta eccezione per il finale. Gli unici personaggi comuni alle tre novelle sono i membri di una famiglia circense che, di corte in corte, si spostaper divertire i reali con buffi spettacoli o giochi di magia. I tre sovrani, nonostante i temi dei racconti siano molto differenti tra loro, sono caratterizzati da un costante egoismo smisurato, che porta il più delle volte a far soffrire coloro che sono a loro fianco, e, infine, verso un’autodistruzione. Un sentimento, l’egoismo, che sembra essere, per così dire, “contagioso”: il bene non è più il motore dell’azione, lo sono l’egoismo, appunto, e il desiderio di controllare i personaggi principali e molti dei secondari.
Un fantasy, quindi, ma dai tratti peculiari e che risente della capacità di Garrone di scavare nell’umanità dei protagonisti, rendendoli sinceramente imperfetti e, forse per questo, amati dal pubblico.

Le location, soprattutto quelle esterne, valorizzano il paesaggio naturale italiano e, insieme ai costumi, riescono a restituire un mondo fiabesco magistralmente ricostruito (parte del merito è senza dubbio del direttore della fotografia Peter Suschitzky, che non a caso ha lavorato con grandi registi come Cronenberg e Burton), ma l’elemento che permette la vera immersione in questo mondo fantastico è sicuramente l’uso della musica, che rispetta ampiamente i canoni del racconto fiabesco.

Tale of Tales è, allora, un film che merita di essere visto per la prova di coraggio nella scelta del genere, superata egregiamente da Garrone, per la bravura degli attori (quasi totalmente stranieri) e, infine, per rendersi conto di quanto ancora le fiabe siano attuali e possano dare spunti di riflessione con eleganza e semplicità di forma.

Titolo originale: Il racconto dei racconti – Tale of Tales
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso
Attori principali: Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reily, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, Shirley Henderson, Stacy Martin
Fotografia: Peter Suschitzky
Montaggio: Marco Spoletini
Musiche: Alexandre Desplat
Prodotto da Matteo Garrone, Jeremy Thomas, Jean e Anne-Laure Labadie una co-produzione Archimede e Le Pacte con Rai Cinema e Recorded Picture Company
Distribuzione: 01 Distribution
Paese: Francia, Italia
Durata: 128’
Genere: Fantasy

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