Il film si apre lasciando prevedere l’inizio di una delle tante , tantissime commedie hollywoodiane girate entro le mura del classico high school: due amiche per la pelle, Diana (Evan Rachel Wood) e Maureen (Eva Amurri), due ragazze, caratterialmente e fisicamente agli antipodi, entro le mura di un liceo in una piccola, provinciale cittadina americana.

Tanto è emancipata e spregiudicata la bionda e provocante Diana, così Maureen è posata ed equilibrata. Probabilmente è proprio questa diversità la forza della loro affiatamento, un’amicizia totale, fatta di complicità, confidenze e risate.
Ma a spezzare l’apparente calma e ordinatezza di questa routine, un tragico ed inatteso evento, anch’esso tragicamente caratteristico del mondo provinciale degli States dell’ultimo decennio: Michael, un compagno di classe a prima vista come gli altri suoi coetanei, pianifica e porta a compimento una tragica carneficina all’interno del college, uccidendo senza pietà, potente mitra alla mano, compagni, professori, bidelli, in un eccidio di sangue e follia.

Maureen e Diana odono spari, urla, strepiti dai bagni. La porta si spalanca violentemente e Michael fa irruzione di fronte alle due ragazze, terrorizzate, puntando freneticamente l’arma prima verso l’una e poi puntata contro l’altra. Con mente perversa da aguzzino in un raptus di follia gioca sul sottile indovinello tranello: sarà una sola delle due la vittima, una fortunata avrà in dono la vita. A loro l’ardua scelta.

Ed eccoci poi improvvisamente proiettati una quindicina d’anni dopo, stessa location, la vita ordinata e la realtà ovattata della piccola cittadina: Diana, ora interpretata da una bellissima ed espressiva Uma Thurman, sempre più affascinante con il passare degli anni, conduce quella che dall’esterno pare un’esistenza perfetta: sposata con un uomo di cultura calmo ed intelligente, madre di una bella bimba bionda dal carattere ribelle, tanto simile a come era lei da adolescente, una villetta con veranda e una profusione di fiori nel giardinetto (particolari floreali e naturalistici su cui la telecamera si sofferma, catturando particolari di rara bellezza).

Eppure, come ormai si sa fin troppo bene, mai detto è più azzeccato alla realtà dei nostri giorni: spesso l’apparenza inganna.

E così, tanta apparente serenità cela la realtà psicologica di una donna insistentemente tormentata da incubi e ricordi vividi e angosciosi di un recente passato ancora tanto scolpito nella sua mente.
Così, complice il quindicennale del triste evento, Diana si trova tempestata da una serie di reminescenze su quel fatale mattino primaverile di tanto tempo prima.

In una narrazione posta su due piani temporali diversi e che continuamente vanno ad intrecciarsi e sovrapporsi, la pellicola si snoda in un continuo alternarsi di presente e passato, il quale ogni volta irrompe nella mente di Diana sotto forma di violenti flashback drammaticamente vividi ed intensi.

Promettente l’incipit, il film perde un poco in montaggio e ritmo nel suo svolgimento, disperdendosi in un confuso avanti e indietro tra vita reale e incubi di un tempo andato per sempre.

Arduo trovare continuità e consequenzialità nella narrazione, anche se encomiabili, è da dirsi, sono le interpretazione delle due (o per meglio dire quattro) protagoniste femminili, nonchè buone e da incoraggiare le potenzialità e le intuizioni del promettente regista Vadim Perelman (da ricordare uno dei suoi più bei lavori, probabilmente il primo: ”La casa di sabbia e nebbia”).

Finale inatteso, a lasciare aperte domande e possibili interpretazioni.

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