changelingI manicomi portano fortuna alla Jolie, che viene di nuovo nominata all’Oscar ( e si dice sia gia’ in mano sua), per un ruolo che la vede ancora vagare fra camicie di forza ed elettroshock, come nella precedente performance da statuetta di Ragazze Interrotte.

Solo che questa volta la Jolie da’ volto (smunto e smagrito) ad una donna che, anche nelle celle piu’ buie di un’Istituto/organo di controllo della polizia losangelina, riesce a mantenere intatta la bistratura dell’occhio da cerbiatta, nonche’ la messa in piega da maschera degli anni venti, situandosi anni luce dalla scarmigliata e prorompente Lisa del film di Mangold.

Catherine Collins e’ una madre di porcellana, una signora che riesce a non perdere il controllo nemmeno nelle situazioni piu’ improbabili (la scomparsa del figlio, l’apparizione di un altro ragazzino al suo posto), e non si lascia andare, facendo del contenimento e della sottrazione la sue categorie espressive principali (per non dire uniche).
Il rossetto mai sbavato, il cappellino in ordine e gli abiti (come le movenze), mai veramente sdruciti o sgualciti da un un dolore impossibile, restituiscono la cifra di un film che e’ molto piu’ patinato di quello che doveva essere, ed e’ molto meno coinvolgente di quello che ci si aspettava.

Changeling racconta una storia vera, scovata dallo sceneggiatore J.M. Straczynski ( I Fantastici 4 Silver Surfer, tanto per capirci), e adattata in principio per la regia di un Ron Howard poi relegatosi a produttore, che ha ceduto la macchina da presa ad un Clint Eastwood mai tanto teorico, prudente e pacato.

L.A., 1928, Catherine Collins perde suo figlio e la Polizia di Los Angeles gliene restituisce un altro, cosi’, tanto per fare bella figura davanti ad una stampa sempre meno clemente. La Collins (ovviamente) continua a sostenere di non conoscere quel bambino, e la sua testardaggine (in realta’ piuttosto sobria e mai realmente scompaginata), ne causera’ la reclusione in un Centro di Salute Mentale organizzato ad hoc per rinchiudere personaggi (per lo piu’ donne), scomodi per la polizia. A pochi istanti dal suo primo elettroshock, in una sequenza a dir poco inverosimile, che pesca a piene mani da un classicismo antiquario e dallo scarso potere empatico, Catherine viene rilasciata: sono stati ritrovati resti di bambini nei pressi di un Ranch dell’orrore, teatro di macabre esecuzioni da parte di uno squilibrato. Il suo Walter potrebbe essere tra i cadaveri.

Il film non sposa un genere preciso, quindi non si rifa’ ad alcun registro narrativo precodificato, per quanto inizialmente sembri ispirarsi ad alcune correnti cinematografiche ben precise. Basti pensare a Gone Baby Gone o al bellissimo Mystic River, film che raccontano di infanzie violate in centri urbani degradati, incapaci di accogliere degnamente l’eta’ bambina.

Poi si fa strada il filone “L.A.P.D”, ovvero poliziotti corrotti e dipartimenti che fanno a gara con i criminali per accaparrarsi potere e denaro, vedi le ambientazioni lugubri, street e a falda larga di La Dalia Nera o de I Soliti Sospetti fino al masterpiece L.A. Confidential, tutti film che si allineano coerenti nel raccontare una truce Los Angeles, citta’ che con gli angeli non ha piu’ nulla a che fare.

Ma Changeling non sposa alcun tratto narrativo con decisione, e a dispetto degli elogi ricevuti, disperde personalita’ e coerenza interna ad appannaggio di un old style questa volta troppo teorico e manieristico, che si dimentica di pulsare vivido in personaggi che sono poco piu’ che macchie di colore /folklore in un grigio indistinto e uggioso.

La Jolie appare imbalsamata, irrigidita in una magrezza emaciata e mortifera che ne spegne fuoco e fiamme, accentuata da un trucco che la tramuta in bambola boccuta e occhiuta a tratti svanita, a tratti glaciale (pessimo, sicuramente, il dormiente doppiaggio italiano). Resta incomprensibile la nomination all’Oscar.

change4Anche John Malkovich non si affatica troppo, regalando tuttavia gli unici momenti “espressivi” in un film che concede poco in termini di passionalita’ ed esuberanza di sentimenti, sostanzialmente intuiti, ma mai consegnati allo spettatore con (doverosa) dovizia di particolari, a seguito di un montaggio che, a tratti, puzza di incompleto, affrettato e incalcolato, che va a fare pan-dan con alcune imperdonabili ingenuita’ di sceneggiatura (vedi l’iperbolica e quasi risibile sequenza della “ribellione” allo psichiatra. Praticamente macchiettistica).

Sappiamo che a fronte di una produzione sempre piu’ nutrita (il film e’ etichetta Universal) la qualita’ e la significativita’ dei prodotti vanno scemando di pari passo, e sappiamo ancora meglio quanto sia difficile, oggi, scovare un buon film soprattutto tra le uscite delle grandi Major. Ma cio’ non vuol dire che si deve urlare al capolavoro solo perche’ al comando di un progetto c’e’ un colosso di indubbio spessore come Eastwood, perche’ anche a lui e’ concesso non ingarrare sempre e comunque (vedi Flags Of Our Father), e non siamo tenuti ad accontentarci di cio’ che, change5celebrazioni a parte, e’ l’annacquato residuo slavato di quello che (senz’altro) poteva essere un buon film.
Ma non lo e’.

Changeling: Tentativo d’autore.

La Frase: ” Non colpire per primo ma colpisci per ultimo”, Angelina Jolie, Changeling, 2008.

Voto: 4,5

1 commento

  1. […] Articolo completo fonte:  Changeling – Recensione | Drammatico | Persinsala.it – Rivista Online […]

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