A pochi mesi di stanza dal film precedente che ha fruttato l’Oscar ai fratelli Joel ed Ethan Coen ecco il loro nuovo lavoro, un film apparentemente spiazzante rispetto al precedente. Infatti questo film appare un concentrato di frammenti che assumono la forma di aforismi, metafore in cui si cerca di esprimere il logos del nostro tempo. Joel Coen è laureato in filosofia e la loro madre è stata una docente e sembra che questa disciplina condizioni non poco il loro stile. Da tempo essi tendono alla maieutica, l’ambito filosofico che è relativo alla didattica, didattica che attuano in immagini, facendo parlare i simboli laddove la parola può essere incapace di esprimere quanto la sorpassa.

Descrivere il cosmo e i suoi aspetti, l’inizio del film parte dall’inquadratura dall’alto, zenitale, da un satellite, gradualmente l’obbiettivo si avvicina al terreno dove piedi frettolosi irrompono in un ufficio della Central Intelligence Agency, per una riunione.

L’argomento all’ordine del giorno è la revoca dell’incarico ad un agente Osbourne Cox (John Malkovich) perché indulge troppo, a parere del caposervizio, sull’alcool. Naturalmente questo genera la protesta di Cox che ribatte di essere stato sacrificato all’operazione balcanica per un raccomandato.

Al suo rientro a casa la sua algida moglie Katie Cox (Tilda Swinton) è preoccupata dei formaggi per il party della sera, dove è invitato Harry Pfarrer (George Clooney) assieme alla moglie, una scrittrice di racconti per l’infanzia, di cui è l’amante.

Tutto ciò mentre Linda Litzke (Frances McDormand) si fa fare un esoso preventivo di 4 interventi di chirurgia plastica. Ed è esattamente quello il momento in cui a Linda scatta la molla della determinazione per racimolare il denaro per i suoi lifting.

Il topos di Linda è la palestra, in cui è impiegata, oltre ad essere iscritta ad un’internettiana lista di cuori solitari, da cui trae appuntamenti galanti, alcuni caldeggiati dal suo amico collega Chad Feldheimer (Brad Pitt) qua rappresentato in un’iperbole della contemporaneità: muscoli che sgusciano da una incongrua canottiera, gomma da masticare biassata all’infinito, meches striate a cresta e gatorade bevuto a garganella come da un biberon.

Casualmente, nello spogliatoio della palestra, qualcuno trova 1 cd con delle memorie, finto lì chissà come (probabilmente di Osbourne Cox) che vuole pubblicare la sua esperienza di agente nella CIA.

Ed è quel senso dell’immaginario collettivo legato a qualcosa di necessariamente segreto che vede codici di operazioni criptate che spingono Linda e l’amico-collega Chad a improvvisarsi agenti segreti faidate per vendere al nemico piani importanti di sicurezza internazionali per la cifra corrispondente ai quattro interventi chirurgici per pianificare la bellezza di Linda.

Intanto la tresca fra la moglie di, Osbourne Cox, Katie e Harry Pfaffer continua e Katie Cox lascia il marito che si è lasciato andare dopo essersi licenziato dalla CIA come vuole lo stereotipo di una donna come Katie Cox.

Contemporaneamente la moglie di Cloney intraprende un viaggio per lavoro rendendo più libertà al marito la cui unica attività è quella di trafficare in cantina con pacchi che gli arrivano a domicilio, senza capirsi bene il costrutto.

C’è un incontro fra Clooney che si spaccia anche per cuore solitario in internet per cuccare con Linda che trova in lui gli ingredienti ideali per un incontro speciale. L’episodio delle affinità è sottolineato anche da una scena vista al cinema, sempre la stessa, in cui ad un’azione dell’attrice vista nella proiezione c’è una reazione simile fra Frances McDormand e George Clooney.

Ignaro, Brad Pitt, si avventura furtivamente nella casa di Cox (istigato dall’amica Linda) per spiare altri segreti, incontra Clooney che non sa chi sia, le situazioni incalzano, Clooney porta con sé a casa dell’amante dcon cui pare vada a convivere Katie Cox non il classico spazzolino da denti ma un voluminoso oggetto viola imbottito inspiegabile.

Nel lento precipitare senza senso apparente degli eventi il sangue scorre come livellatore di eventi, come scia di un’indifferenza acquisita dell’uomo verso l’uomo di cui, purtroppo non se ne vede una via d’uscita, di una sensibilità che volge al definitivo tramonto.
Le musiche di Carter Burwell sono in perfetta armonia con il senso dell’eterno ritorno (cioè della circolazione incondizionata e infinitamente ripetuta di tutte le cose) dei fratelli Coen.

Salvo poi a chiedersi il perché di tutto questo. Ma non è il fine ultimo a vincere posto che qualcuno ce l’abbia…Noi, tuttavia, con i frammenti Eraclito diciamo ai fratelli Coen: Più degli orecchi, gli occhi testimoniano.

1 commento

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