Kim Rossi Stuart e’ un uomo e un artista riservato, di quelli mai prestati al gossip o alla Tv senza senso, che hanno fatto del loro impegno cinematografico una ragione di vita coraggiosa quanto meno strombazzata.

Proprio l’estremo ritegno con cui Stuart ha calcato le scene negli ultimi vent’anni rende complessa e affascinante l’interpretazione di un film come Anche Libero Va Bene, che racconta un’infanzia torturata e negata, e che un po’ come quel Ingannevole e’ il Cuore di un’Asia Argento regista, induce a interrogarsi circa il perche’ di una scelta cosi’ dolorosa e insieme cosi’ precisa: descrivere e indagare quanto gli adulti, nel goffo tentativo di definirsi tali e affrontare la genitorialita’, sbagliano del dare amore e soprattutto scambiano un bambino per un adulto.

Facile sarebbe, dunque, individuare il fil rouge dell’infanzia maltrattata nelle opere di due artisti sensibili come Argento e Stuart (entrambi figli d’arte), ma mentre Asia si rifa’ ad un soggetto non suo (che pure, evidentemente, sente molto suo), costellando la pellicola di altisonanti nomi made in Usa (Peter Fonda, Marilyn Manson, Michael Pitt), Stuart affida alla sua scrittura (firma parte della sceneggiatura) e a volti semisconosciuti, la dinamica di un lavoro piu’ intimo che riposa in grandissima parte sul viso meraviglioso di quell’Alessandro Morace che il regista ha fermamente voluto per la parte di Tommi.

Alessandro è stato un incontro raro, di cui avevo un disperato bisogno. Era tra i bambini di una scuola fuori mano. A prima vista molto normale, lui, decisamente timido ed introverso, nascondeva una luminosità tutta sua. Di apparire gli importava poco“, dichiara Stuart in un atto d’amore e di infinito rispetto per il suo piccolo protagonista, un bimbo dai lineamenti gentili con un vena di terrore e di spavento sempre pronta ad affiorare sul viso. Un bimbo con cui, tuttavia non sempre e’ stato facile recitare in quello che e’ un film duro, esplicito, infarcito di scene dalla poderosa violenza verbale scagliata senza remore verso questa creatura quasi efebica, che riceve e incassa senza mai crollare e tenendo, in ultima istanza, in piedi lo scricchiolante nucleo famigliare. Una scena su tutte, quella “della bestemmia”, per Stuart fu impossibile da completare e richiese molti ciak. Perche’ vera piu’ che veristica, perche’ Stuart butta letteralmente fuoco e sangue dagli occhi, esplosi di collera, ira e violenza riversa sul corpicino malmenato di un Tommi sgomento.

Tommi (Morace) Viola (una bimba dal bisogno d’affetto incontrollato, interpretata da Marta Nobili) e papa’ Renato (Stuart) sono un trio meschino che vive al limite degli stenti e sul baratro della poverta’ oltre che della follia e dell’isteria (nemmeno troppo celata la metafora di un Tommi che adora camminare sui cornicioni, a spasso sulla voragine che e’ sempre a un centimetro da lui).

clicca immagine per ingradirla

Non ci sono buoni o cattivi, solo disgraziati e incapaci, e lo stesso Renato, colpevole di rivolgersi al figlio come fosse un coetaneo con cui (mai su cui) sfogarsi, e’ lo stesso uomo che fra mille capitomboli tenta di tenere unita quella famiglia ripetutamente accoltellata dalle fughe recidive della moglie Stefania (superba Bobulova), una donna disadattata, in bilico fra voglia di famiglia e incapacita’ di reggere la routine di una vita fatta di stenti e sacrifici.
Ma proprio una cosi’ me doveva capita’ a me? Una a cui gli prude la fica a quel modo“, chiacchiera Renato col figlio a cui non e’ permesso essere bambino, chiamato a fare da stampella all’anima di un padre annientato dal dolore di una famiglia impossibile, che ha fretta di un riferimento, di un appoggio, di una consolazione.

Di “nuclei disfunzionali” come quello presentato dal dramma di Stuart ce ne sono molti al mondo (basterebbe farsi un giro fra le scartoffie di un qualsiasi Servizio sociale alle voce “famiglie e minori”), e l’incredibile pieta’ con cui questo universo malsano e senza colpe viene raccontato induce a riconsiderare anche i difetti di un’opera che sicuramente non ne e’ priva.

Qualche indugio e qualche lentezza, la deviazione psicanalitica del sogno di Tommi, e un certo finale sospeso che non chiude pienamente la vicenda, lasciandola vagamente a mezz’aria e disperdendo l’indubbia forza di alcune sequenze davvero memorabili, costituiscono i nei di una coraggiosa opera prima, che non sente il bisogno di giudicare, e prova a mettersi dalla parte della storia, con tutte le sue sfumature e contraddizioni, anziche’ di una tesi netta, volta a individuare cause, spiegazioni, responsabilita’.

E se e’ vero che le colpe dei padri di solito ricadono sui figli, a volte e’ proprio da un figlio cha puo’ venire la salvezza e l’assoluzione per le insolvenze o le mancanze, in una forma di soprendente e tacita comprensione senza rancore, che non chiede e non pretende. In questa esplosione di “adultità” Tommi si fa simile al “saggio” Siddahrta de L’Albero delle Pere, altra galleria di disgrazie famigliari (colpevolizzabili o incolpevoli a seconda dei casi), che nei figli soltanto trovano la chiave di volta di una redenzione possibile.

Anche Libero Va Bene: Estremamente attoriale, fortemente recitato, con qualche incertezza nella dipanazione della storia. Toccante

La Frase: “Siamo sommersi dai debiti e tu mi parli di settimana bianca?!” Kim Rossi Stuart, Anche Libero Va Bene, 2005

Voto: 6-

6 Commenti

  1. Bravo Kim! Tutti premi che questo film ti ha fatto vincere sono meritati! E non sono pochi.. ma che fine ha fatto Kim??? Dopo l’intervista con Mara Venier a Domenica In (lei completamente imbranata e incapace come giornalista si limitava a dire: si vede che dietro la tua scorza dura c’e’ dolcezza…) è fuggito dall’Italia?

  2. Peter ma tu sai tutto della Tv italiana!Non è che sei Aldo Grasso in incognita?? O-) Comunque anche a me risulta che Kim sia un tipo timidissimo, non ricordo che attore ultimamente ha dichiarato che, anche stimandolo, non avreebbe mai voluto lavorare con lui perchè era troppo silenzioso,e finiti i ciak parlava a malapena .
    Questo film è bello, e dalla recensione si capisce che è piaciuto tanto, solo non capisco com’è che poi gli date sei meno.

  3. comprensibile incomprensione. Si cerca di essere oggettivi, e anche se chi scrive ha (evidentemente) scelto di concentrarsi piu’ sui meriti ( o su quelli che a te sono parsi tali) e sugli aspetti di riflessione, non ha poi dimenticato di aggiungere che le pecche ci sono, e non poche.
    Personalmente ho visto questo film ricevere voti dal 3 all’8, a seconda, immagino, di quello che si e’ pensato giusto privilegiare (recitazione, regia, soggetto? funzionano in modo discontinuo). Ah il difficile e arduo compito di “votare” cercando di andare oltre il giudizio di gusto.
    Poi, Hidro, accolgo il tuo suggerimento e quoto l’identita’ di Petrelli come quella di Aldo Grasso. E’ lui.

  4. Mi avete fatto venire voglia di vederlo… Anche se il prossimo film che vedrò di Kim Rossi Stuart sarà Piano Solo… Appena riesco a reperirlo. Sembra scomparso nel nulla.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.