Per (non) farla finita con il giudizio di Dio

Una commedia piacevole e divertente, ma anche una finestra che mostra i cliché e i tabù della società francese, tra buonismo e xenofobia.

C’erano un ebreo, un musulmano e un cinese. No, non è l’inizio di una barzelletta che anima qualche cena leghista, né, d’altra parte, un monito buonista da politically correct.

È quanto accade in una borghese e cattolica famiglia della periferia francese, dove i signori Verneuil – interpretati dai bravissimi Christian Clavier e Chantal Lauby – assistono impotenti ai matrimoni di tre delle quattro figliole con uomini che sono ben lungi dall’essere quel che la coppia auspicava per le proprie ragazze. Non che i Verneuil siano razzisti, per carità! Lo humour del personaggio di Clavier è in buona parte centrato sul suo impacciato tentativo di non sembrare xenofobo, di apparire accogliente nei confronti di quei tre generi che, però, proprio non riesce a mandare giù.

Non sposate le mie figlie! è una commedia leggera e divertente che tocca, tuttavia, delle tematiche spinosamente attuali. Il paese della liberté, egalité, fraternité cammina in questa pellicola sul cornicione che separa il nazionalismo xenofobo à la Le Pen dall’imperativo buonista dell’accettazione dell’altro senza se e senza ma. Il regista – Philippe de Cauveron – mostra, con semplicità e ironia, la difficoltà dell’integrazione, lo sguardo sospettoso che, senza bisogno di essere dei ferventi razzisti, si ha nei confronti del “diverso”.

Dopo aver dovuto seppellire in giardino il prepuzio del nipotino circonciso, aver ingurgitato strane pietanze cinesi e aver dovuto indossare la scomoda kippah, ecco che anche l’ultima figlia annuncia il proprio matrimonio. Finalmente un cattolico! La felicità dei Verneuil è alle stelle, almeno fino a quando si trovano di fronte il futuro genero: un ivoriano dalla pelle non propriamente bianchissima.

Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu? – “che cosa abbiamo fatto al buon Dio?”, titolo originale del film – si chiedono sconsolati i poveri Verneuil, condannati a condividere le proprie bianchissime e francesissime figliole con degli “immigrati”, che non sembrano francesi, agli occhi del pater familias, nemmeno quando si mettono tutti insieme a cantare la Marsigliese con la mano sul cuore.

L’incontro con la famiglia africana dell’ultimo genero, però, cambierà l’atteggiamento del signor Verneuil, che si troverà di fronte a un altro pater familias caratterizzato, seppur in maniera rovesciata, dal suo stesso impulso xenofobo.

Una commedia registicamente semplice, pulita, senza pretese moraleggianti. Nessun intellettualismo, soltanto una risata che dura per 97 minuti, durante i quali si attiva un gioco di specchi, di riconoscimento e di empatia con tutti i personaggi della storia, siano essi bianchi, gialli o neri, cattolici, ebrei o musulmani.

Se una morale deve esserci sta proprio qui, nel riconoscersi un po’ in ognuno di loro.

Titolo originale: Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?
Regia: Philippe de Cauveron
Cast: Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau, Noom Diawara, Frédérique Bel, Julia Piaton, Emilie Caen, Elodie Fontan, Pascal N’zonzi
Soggetto e sceneggiatura: Philippe de Cauveron, Guy Laurent
Direttore della fotografia: Vincent Mathias A.F.C.
Scenografia: François Emmanuelli
Produzione: UGC
Genere: commedia
Durata: 97′

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