I nuovi vecchi moschettieri

Tornano al cinema D’Artagnan e compagni, stavolta in un film bizzarro e fuori dagli schemi, che si prende gioco delle convenzioni.

Troppo semplice e scontato esordire col motto “Tutti per uno, uno per tutti”. Anzi, sarebbe meglio evitarlo proprio dato che, come rivelano i quattro nostrani bizzarri moschettieri, quella frase “porta male”.

“Tutti per una causa” suona allora meglio e appare più appropriata, sebbene la causa stessa della rimpatriata degli spadaccini non sia di immediata lettura.

La Francia è nuovamente in pericolo. Le trame di corte del cardinale Mazzarino (Alessandro Haber) e la repressione degli ugonotti sono fonte di preoccupazione per la regina Anna (Margherita Buy) che, per salvare la nazione, decide di riunire nuovamente i valorosi quattro moschettieri. Ma gli anni sono passati e il loro valore sembra svanito: D’Artagnan (Pierfrancesco Favino) è un maleodorante allevatore di bestiame, Athos (Rocco Papaleo) un castellano dedito ai vizi, Aramis (Sergio Rubini) un frate indebitato fino al collo, Porthos (Valerio Mastandrea) un ubriacone depresso. Eppure l’orgoglio non è spento e, motivati a salvare ancora una volta la propria nazione, rivestono gli abiti dei moschettieri e, aiutati dall’inseparabile e indistruttibile Servo Muto (Lele Vannoli), intraprendono la missione.

L’impatto è spiazzante: la cornice storica stride con la fantasiosa e poco credibile storia contingente, mentre i quattro personaggi inventati da Dumas sono completamente destrutturati. I quattro moschettieri sono infatti personalità decadute, vecchi semi-rimbambiti, soldati doloranti alle ginocchia, senza portamento, sebbene ancora orgogliosi e capaci di tirare di spada e combattere. D’Artagnan, in particolare, si distingue per singolarità. Favino ne costruisce un personaggio bizzarro e divertente, che puzza di maiale (ma “quella non è puzza, è leggenda”), che smarrisce di continuo i cavalli, che si fa male sfondando una porta aperta e che, soprattutto, sfoggia una parlata italo-francese spesso sgrammaticata. D’Artagnan è l’emblema della pellicola, della quale mostra appieno la stravaganza e l’inverosimiglianza.

La visione di Moschettieri del Re suscita una sensazione straniante. Il film è visivamente bello – le scenografie sono spaziose e godibili, la fotografia è ben curata, i costumi sono sfarzosi –, poggia su un cast di altissimo livello e offre momenti comici riusciti e divertenti, ma risulta spesso sgangherato, sconclusionato, a volte al limite del trash, ridicolmente fantasioso. Una farsa, capace di strizzare l’occhio – e fare il verso – ad alcuni grandi generi e filoni narrativi e cinematografici, come la cappa e spada, l’avventura storica e addirittura lo spionaggio (la sequenza in cui i moschettieri vengono forniti di cavalli, occhiali per il sole e altri bizzarri strumenti ricorda molto le scene in cui Q mostra all’agente 007 le nuove mirabolanti e ingegnose – a volte anche comiche – nuove armi).

Si tratta di una pellicola difficilmente catalogabile, singolare, non convenzionale, sicuramente fuori dagli schemi. Non è un caso se nell’imperdibile scena in cui i moschettieri fanno il loro ingresso al palazzo reale risuonano le note di Prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano, canzone simbolo dell’anticonformismo e della ribellione alle convenzioni.

Sotto la patina della leggerezza e della farsa, però, si nasconde qualcosa in più. Innanzitutto circola un velato e sottile sottotesto che sfiora – senza approfondire – alcune tematiche di spessore come il concetto di libertà, l’importanza della fantasia e dell’immaginazione, la volontà di non arrendersi e di mettersi ancora in gioco.

E poi c’è quella causa comune di difficile lettura di cui si parlava all’inizio. Salvare la Francia? È solo un pretesto. Divertire il pubblico? Ci riesce, almeno in parte, ma non basta. Incassare in sala a Natale? Fondamentale. Ma c’è di più, e bisogna avere un pizzico di pazienza per comprenderlo. Soltanto il finale, infatti, dà senso al tutto, svelando con forza l’importanza dell’affetto e dell’aiuto reciproco.

E allora la non convenzionalità ritrova buonistico rigore e permette di affermare ancora una volta il celebre motto: “tutti per uno”.

Titolo: Moschettieri del re – La penultima missione
Regista: Giovanni Veronesi
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Nicola Baldini
Attori principali: Pierfrancesco Favino, Rocco Papaleo, Valerio Mastandrea, Sergio Rubini, Alessandro Haber, Margherita Buy, Matilde Gioli, Lele Vannolli
Fotografia: Giovanni Canevari
Montaggio: Consuelo Catucci
Costumi: Alessandro Lai
Produzione: Indiana Production, Vision Distribution
Distribuzione: Vision Distribution
Genere: Commedia
Durata: 109′
Uscita nelle sale italiane: 27 dicembre 2018

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