Un assassino tra le mura domestiche

Adattamento di un giallo di Agatha Christie, il film di Gilles Paquet-Brenner decide di puntare su una messa in scena lussureggiante, visivamente ricercata e che gode di bei momenti, ma non compensata da una scrittura all’altezza del genere di riferimento.

Aristide Leonides, multimilionario di origini greche che ha costruito dal nulla il proprio impero, viene trovato morto nella sua magione di campagna.
Il giovane investigatore Charles Hayward, che aveva conosciuto la nipote della vittima durante un viaggio a Il Cairo, viene chiamato a indagare sull’omicidio. Nella dimora nobiliare però abitano tutti i membri, acquisiti e non, della numerosa famiglia Leonides, e ognuno di loro sembra avere un motivo per averne desiderato la morte o almeno qualcosa da nascondere.
Riuscirà Hayward a risolvere il caso prima che Scotland Yard si appropri delle indagini?

Fin dalle primissime inquadrature si ha l’impressione che Mistero a Crooked House punti sulla lussureggiante ricostruzione scenografica, su sfavillanti giochi di luci e sulla ricercatezza dell’impatto visivo.
La trama, che riprende con qualche trascurabile licenza quella del romanzo Crooked House di Agatha Christie (edito in Italia col titolo “É un problema”), si sviluppa secondo il canovaccio dei più classici gialli che prendono ispirazione dagli scritti dell’autrice britannica, senza però scomodare i due mostri sacri dell’investigazione a essa così cari. Il risultato d’insieme è al contempo bizzarro e corale, con Max Irons nei panni di Charles Hayward a fronteggiare una quasi totalità di caratteri femminili che, seppur potenzialmente stereotipati, vengono tratteggiati con grazia e credibilità dalle varie Gleen Close, Gillian Anderson, Christina Hendricks, Stefanie Martini e Amanda Abbington.
La dimora Leonides, un po’ casa delle bambole composta da stanze che sembrano mondi chiusi dalle caratterizzazioni uniche e circostanziate, un po’ inestricabile complesso di scatole cinesi, ben trasmette il senso di forzata coabitazione di anime così differenti sotto lo stesso tetto, costrette e protette dalla stessa inamovibile forza patriarcale improvvisamente venuta meno.
Nel più classico susseguirsi di indizi, vicoli ciechi e false piste, la narrazione però risulta sfilacciata e poco interessante, lasciando che a fare la parte del leone siano i soli personaggi, le subdole intenzioni e i rispettivi conflitti. Una scelta che paga almeno finché non arriva il momento di tirare le fila del racconto: il cadavere infatti reclama un colpevole e quando le carte vengono scoperte e le dita puntate, Mistero a Crooked House si spegne in un non-climax condito da spunti narrativi forzati e una deludente assenza di trasporto emotivo.
La pellicola di Gilles Paquet-Brenner, che al convincente La Chiave di Sara aveva fatto seguire il dimenticabile Dark Places – Nei luoghi oscuri, si riduce a un esercizio di stile che mette in mostra un’anima visivamente affascinante e gode dell’ottima recitazione dei suoi interpreti principali. Mistero a Crooked House però soffre troppo l’assenza di un’evoluzione narrativa puntellata del sottile equilibrio tra rigore e accumulo necessario al genere in questione. Ha dei bei momenti ma non è un capolavoro. Arranca nei punti chiave ma non è inguardabile. Una pellicola godibile come tante che non riesce (e forse neanche aspira) a fare il salto di qualità.

Titolo originale: Crooked House
Nazionalità: Gran Bretagna
Anno: 2017
Genere: Giallo
Durata: 110′
Regia
: Gilles Paquet-Brenner
Interpreti: Max Irons, Gleen Close, Terence Stamp, Gillian Anderson, Christina Hendricks, Stefanie Martini, Amanda Abbington
Sceneggiatura
: Gilles Paquet-Brenner, Julian Fellowes, Tim Rose Price
Produzione: Joseph Abrams, James Spring, Brilliant Films, Fred Films
Distribuzione
: Videa
Fotografia: Sebastian Wintero
Montaggio: Peter Christelis
Musiche Originali: Hugo de Chaire

Nelle sale italiane da giorno 31 Ottobre 2017

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