Alla scoperta di nuove (e antiche) forme d’arte

Michelangelo – Infinito porta sul gande schermo le opere dell’artista toscano, superando il modello classico del documentario.

Scavare nella personalità di un artista è sempre un’operazione complessa. La vita e le opere ne offrono certamente lo strumento principale, ma spesso non sono sufficienti per disvelarne la sfera più intima.

Probabilmente, questa, non è nemmeno la primaria intenzione di Michelangelo – Infinito, che mira piuttosto a tracciare un ritratto dell’artista e delle sue creazioni sperimentando una nuova forma di film d’arte che viene definita “film documentato” o di “autorevole finzione”. Fondamentalmente vengono eliminate completamente alcune sequenze tipiche dei documentari – come le interviste a esperti del campo, storici dell’arte o docenti, testimonianze varie, voce narrante che presenta i momenti chiave della vita dell’artista – per dare assoluto spazio alle immagini delle opere e, soprattutto (e qui sta la novità), alla narrazione diretta dei protagonisti.

Enrico Lo Verso interpreta Michelangelo stesso che, stanco e solitario in una cava di Marmo di Carrara, ripercorre in prima persona gli snodi principali della propria esistenza e introduce le proprie creazioni artistiche (attraverso, a livello tecnico, dei raccordi sui pilastri di marmo molto semplici ma assai significativi). Ivano Marescotti, invece, rappresenta Giorgio Vasari che, muovendosi in una sala che ricalca il modello dei teatri anatomici del XVI secolo, si rivolge direttamente allo spettatore commentando le opere e tessendo le lodi dell’arte michelangiolesca. Si tratta di due “limbi” – concettuale il primo, storico il secondo – che proiettano i fatti storici e le opere concrete in una dimensione atemporale e infinita, come il titolo stesso suggerisce. I due attori si esibiscono in frequenti monologhi di stampo tipicamente teatrale che, in quanto tali, sul grande schermo sembrano perdere parte della loro efficacia e mostrano tutta la difficoltà nello “scavare” e fare emergere la personalità dell’artista. La nuova forma narrativa risulta così depotenziata, traendo forza ancora una volta dalla rassegna delle opere. Le sequenze relative alle sculture e alle pitture di Michelangelo sono certamente le più riuscite: altissima qualità delle immagini, inquadrature incredibilmente ravvicinate, morbidi movimenti di macchina che disvelano l’opera con oculata lentezza, un accompagnamento musicale sempre appropriato e in grado di amplificare le emozioni che le opere stesse suscitano nello spettatore.

Alla luce di queste considerazioni e premettendo che la ricerca di nuove forme narrative e di compenetrazione tra arti differenti rappresenta sempre una sperimentazione lodevole, sorge però un dubbio: se le scene più propriamente cinematografiche assomigliano molto a monologhi teatrali (e quindi, forse, più adatti a un palcoscenico) e, soprattutto, se le sequenze più efficaci appaiono quelle relative alle creazioni artistiche, non rischia di uscirne sminuito proprio il linguaggio e, più in generale, il medium cinematografico?

E spingendosi oltre: se la nuova forma di “film documentato” fatica a dare profondità al personaggio, cosa rappresenta in ultima analisi la pellicola? Forse un bel ripasso di storia dell’arte, ottenuto attraverso un’intrigante miscela di arti differenti e con una visualizzazione delle opere come un manuale cartaceo non riuscirebbe mai a fare.

È certamente abbastanza, ma la sensazione è quella di una scultura non ancora perfettamente scolpita. La materia è eccezionale, l’idea è chiaramente visibile, le potenzialità enormi, ma la forma necessita di qualche ulteriore perfezionamento. Si potrebbe sostenere che Michelangelo – Infinito abbia ne I Prigioni dello stesso artista toscano la propria opera emblematica: affascinanti, intriganti, simbolici, eppure parzialmente incompiuti e ingabbiati in una materia ancora da scolpire.

Titolo: Michelangelo – Infinito
Regista: Emanuele Imbucci
Sceneggiatura: Sara Mosetti, Emanuele Imbucci, Tommaso Strinati
Attori principali: Enrico Lo Verso, Ivano Marescotti
Fotografia: Maurizio Calvesi
Scenografie: Francesco Frigeri
Montaggio: Sara Zavarise
Musiche: Matteo Curallo
Costumi: Maurizio Millenotti
Produzione: Sky, Magnitudo Film
Distribuzione: Lucky Red
Genere: Biografico
Durata: 93’
Uscita nelle sale italiane: dal 27 settembre al 3 ottobre 2018

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