Carrisi si perde nel labirinto

Carrisi adatta il suo stesso libro al medium cinematografico: il risultato è un film altalenante che si perde nella continua ricerca di colpi di scena.

Samantha Andretti si risveglia in un ospedale. Ha una flebo attaccata al braccio e una gamba ingessata. Il dottor Green è lì per aiutarla a ricordare e le svela un’agghiacciante verità: lei è stata rapita quindici anni prima e tenuta segregata all’interno di un misterioso labirinto. Parallelamente, Bruno Genko decide di dedicare gli ultimi mesi di vita che gli rimangono alla ricerca del misterioso rapitore, un uomo che indossa sempre un’inquietante maschera da coniglio e che si fa chiamare Bunny. Come accaduto per La ragazza nella nebbia, anche in questo caso, Donato Carrisi opta per dirigere lui stesso la trasposizione cinematografica di un suo romanzo. Una scelta che si rivela deleteria e che finisce per affossare l’intero film: al Donato Carrisi regista e sceneggiatore manca infatti la perizia registica che in altre mani avrebbe potuto elevare L’uomo del labirinto a essere un solidissimo thriller. Invece qui abbiamo solo un epigono di tanti altri thriller americani, che come ogni thriller americano che si rispetti non può fare altro se non pescare a piene mani dal Dario Argento di Profondo Rosso e Suspiria. Toni Servillo – decisamente più misurato rispetto a La ragazza nella nebbia – si muove in un’epoca indefinita, in un luogo indefinito che alterna paesaggi rurali a sfondi posticci di metropoli piene di luci al neon come se ci si trovasse a Hong Kong. La storia – come accaduto per il film precedente – segue due storie parallele: l’indagine relativa al rapimento recente e poi l’indagine relativa a un caso analogo avvenuto anni prima. Appare incredibile come Carrisi abbia tranquillamente applicato il medesimo schema sia a La ragazza nella nebbia che a questo film e appare incredibile come abbia replicato anche le scelte di casting, affidando a determinati attori determinati ruoli – guardate il personaggio di Dustin Hoffman e ditemi se non è uguale a quello di Jean Reno nel film precedente – . Proprio per questo, L’uomo del labirinto, necessitava di una mano registica esperta, che non facesse sembrare questo film la copia carbone de La ragazza nella nebbia. Carrisi, pur avvalorandosi di validissimi collaboratori, non ha il respiro cinematografico e quindi tutto quello che può fare è mettere slowmotion a caso o presentare poliziotti che sembrano usciti da un qualsiasi poliziesco americano con tanto di battuta “Questa indagine è nostra. Tu stanne fuori”. Menzione d’onore per il finale che vorrebbe essere uno stratificato gioco di scatole cinesi ma che risulta solo una noiosa e infinita sequela di telefonati colpi di scena – se avete visto La ragazza nella nebbia, capirete tutto subito sin dai primi minuti –. Alla fine sembra quasi che Carrisi sia una delle tante vittime di Bunny, incapace di uscire dal labirinto di colpi di scena che si è costruito intorno.

Titolo: L’Uomo del labirinto
Produzione: Italia
Anno: 2019
Regista: Donato Carrisi
Sceneggiatura: Donato Carrisi
Produzione: Gavila, Colorado Film
Attori: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellé, Vincio Marchioni, Luis Gnecco
Genere: Thriller
Durata: 130′
Musiche: Vito Lo Re

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