La forza di volontà dello sceneggiatore “del partito”

Classico biografico che normalmente appassiona, in modo particolare, la giuria dell’Academy, L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo è lineare, concreto, emozionante e sociale. La vicenda dello sceneggiatore da black list durante il maccartismo aguzza l’occhio e mette in evidenza la brillante prova recitativa di Bryan Cranston, il reale e insidioso antagonista di DiCaprio per la statuetta più ambita di Hollywood.

Nonostante fosse lo sceneggiatore più pagato di Hollywood, Dalton Trumbo fu mandato in prigione per aver rifiutato di rispondere alle domande della Commissione per le attività antiamericane. Una volta uscito fu inserito nella black list, ma continuò a lavorare sotto pseudonimo.

L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo non è un prodotto eccezionale e ciò bisogna sottolinearlo a più riprese. Certamente il lavoro certosino sull’ambientazione, sulla fotografia e sulla ricreazione della magica e prolifica Hollywood è degno di nota, tuttavia il film diretto da Jay Roach non si distingue in modo così evidente dal resto della massa. Probabilmente ciò va imputato a una stesura narrativa nella quale il pathos e il dolore di un uomo, a cui veniva negata la possibilità di lavorare a causa delle sue idee, non vengono adeguatamente posti in evidenza; inoltre l’anno che Trumbo passa dietro le sbarre non viene visto come un’occasione per far scaturire un moto di riscatto, ma viene tramutato in un, eccessivamente semplice, incidente di percorso. In L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo c’è il fervore, l’attivismo, la genialità e la brillantezza di un personaggio che è andato contro il sistema e ha vinto su tutti i fronti, ma tutto ciò è chiaramente attribuibile alla prova attoriale di un Bryan Cranston in stato di grazia, che fa suo il protagonista e lo rende unico ed eroico. Per il resto si respira il paradosso di una nazione che si professa terra di democrazia e di sogni possibili, per poi impantanarsi in un insensato conservatorismo e in un perbenismo discriminatorio.

Pellicola biografica, a cui a volte manca lo spessore necessario per farsi più intransigente nei confronti dell’ostracismo che ha dominato negli anni Cinquanta a Hollywood, L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo possiede la volontà di raccontare la forza di volontà e la brillantezza di un genio della sceneggiatura. Un protagonista della scena cinematografica statunitense che ha saputo mettere a tacere le dicerie e scardinare le manovre di un’amministrazione, che usava la paura per manipolare le menti degli americani, vincendo, nel mentre, due Oscar sotto pseudonimo.

Ironico, emozionante e sincero, L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo, seppur pecchi di qualche mancanza, si attesta a prodotto a cui va dedicata una visione approfondita, soprattutto perché ricorda allo spettatore che la libertà è un diritto che può sbriciolarsi in un batter d’occhio e che bisogna lottare con forza per riottenerla.

Titolo originale: Trumbo
Regia: Jay Roach
Sceneggiatura: John McNamara
Attori principali: Bryan Cranston, Diane Lane, Helen Mirren, Louis C.K., Elle Fanning, John Goodman, Michael Stuhlbarg, Alan Tudyk, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Dean O’Gorman
Fotografia: Jim Denault
Montaggio: Alan Baumgarten
Musiche: Theodore Shapiro
Prodotto da Groundswell Productions, ShivHans Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 124′
Genere: Drammatico

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