In the sky with diamonds (o forse no)

Il 25 settembre uscirà nelle sale italiane Lucy, il nuovo film di Luc Besson, che vede Scarlett Johansson e Morgan Freeman impastare insieme, con risultati alquanto dubbi, pallottole e scienze cognitive.

Luc Besson è sicuramente il più americano tra i registi francesi, e questo film ne è l’ennesima conferma. Dopo pellicole come Nikita, Léon e Il quinto elemento, che, negli anni Novanta, l’avevano eletto nuovo paladino del thriller fantascientifico, Besson ritorna ora, più americano che mai, con un fast food film, che tenta goffamente di tenere insieme l’action movie e una cyber filosofia improvvisata.

Lucy (Scarlett Johansson) è una ragazzina americana – ingenua e un po’ scazzata – che studia a Taiwan. A causa di una cattiva frequentazione, si trova coinvolta in un pericoloso giro di narcotrafficanti cinesi, con a capo il terribile Mr. Jang (il Min-sik Choi di Oldboy e Lady Vendetta). Le viene impiantato nell’intestino un sacchetto di una nuova potentissima droga da portare oltreoceano, ma qualcosa va storto e la busta si apre, entrando immediatamente in circolo nell’organismo della ragazza.

Fin qui tutto bene, nel senso che la pellicola è frizzante e non mancano, tra un cadavere e l’altro, momenti di humour. Il problema è tutto il resto. Da questo momento in poi, infatti, inizia un’escalation frenetica e un po’ maniacale, in cui Besson tenta di mostrare l’aumento esponenziale delle capacità cognitive della ragazza – con tanto di percentuali che compaiono a caratteri cubitali sullo schermo: dal 10-20% dello sfruttamento abituale delle nostre capacità cerebrali, fino a un ipotetico 100%. Il tutto è alternato alle lezioni universitarie del Prof. Norman – un Morgan Freeman in pessima forma – che, più che un luminare della scienza, sembra una sorta di Piero Angela americano. Tra scimmie – il primo australopithecus donna ritrovato era stato chiamato Lucy, e Besson non smette di ricordarcelo – leoni e gazzelle à la Discovery Channel, pipponi esistenziali buttati lì (in stile brutta copia di The Tree Of Life) ed effetti speciali che aumentano insieme alle capacità cerebrali di Lucy (fenomeno bizzarro!), il film diventa sempre più un’accozzaglia di cose a caso.

Lucy diventa una supereroina piena di poteri extrasensoriali, divisa tra le sparatorie con i narcotrafficanti che la inseguono e la volontà di depositare tutta la conoscenza che man mano acquisisce nelle mani del professor Norman – cosa che avviene, tra l’altro, fuor di metafora, attraverso la a dir poco imbarazzante consegna di una chiavetta usb. Peccato che lei sia, di fatto, una tossica e lui non faccia praticamente altro che balbettare dall’inizio alla fine del film.

Nonostante l’incitamento – dal sapore un po’ moralista – a utilizzare di più le nostre capacità cerebrali, quello che di fatto Besson ci mostra è ben lontano dall’essere uno sforzo intellettivo e di ricerca. È l’assunzione di una sostanza chimica ad aprire la mente di Scarlett – unica interpretazione degna di nota del film – e non certo la dedizione allo studio del povero Freeman. Del resto, come afferma anche il professor Norman in una delle sue lezioni, all’umanità è sempre interessato di più l’avere rispetto all’essere e questo film non fa che dimostrarlo in continuazione.

Titolo originale: Lucy
Paese/Anno: Francia/2014
Regia e Sceneggiatura: Luc Besson
Cast: Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Min-sik Choi, Amr Waked
Produttore: Luc Besson, Christophe Lambert
Casa di produzione: EuropaCorp, TF1 Film Production
Distribuzione: Universal Pictures
Fotografia: Thierry Albogast
Effetti speciali: Philippe Hubin
Scenografia: Hugues Tissandier
Costumi: Olivier Bériot
Genere: azione, fantascienza
Durata: 90’

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