Biglietto per un sogno

Gianni Di Gregorio torna col suo stile delicato e dal sapore agrodolce, che ben si inserisce nella tradizione della commedia amara all’italiana.

Se la realtà è desolante, non resta che navigare con l’immaginazione e, attraverso essa, sognare mondi alternativi e più felici.

È quanto accade anche ai tre protagonisti di Lontano lontano, quarto film da regista di Gianni Di Gregorio (Pranzo di Ferragosto): Giorgetto e il Professore (Colangeli, Di Gregorio) sono due signori di terza età che, con le poche lire di pensione che ricevono, campano a fatica e riescono a malapena a saldare i conti al bar. D’improvviso, l’idea rivoluzionaria: mollare tutto e partire verso un mondo lontano, dove con la stessa quantità di denaro vivrebbero con agio. Su consiglio della tabaccaia, si recano da Attilio (Fantastichini), per progettare nel dettaglio la partenza, ma scoprono che questi è uno squattrinato che si barcamena con la compravendita di oggetti (vagamente) d’arte. Eppure l’idea prende corpo e i tre si attivano per portarla a compimento.

Lontano lontano aggiunge un tassello al pensiero cinematografico di Di Gregorio, rimanendo tuttavia vicino ai suoi film precedenti e proseguendo sulla stessa rotta. Il personaggio da lui stesso interpretato, soprattutto, non differisce dai “Gianni” passati: persona perbene, disponibile, a modo, rassegnato ma gentile, attratto dalle donne ma insicuro, impacciato ma cortese. Sicuramente delicato. Questa volta viene trascinato nel folle progetto dagli altri due compagni d’avventura, accomunati dallo stessa idea ma dal carattere assai differente. Risulta così molto interessante analizzare come lo stesso pazzo sogno venga vissuto dai tre personaggi in maniera molto diversa: con piglio ed entusiasmo da Attilio, con rancore, quasi rabbia, verso una società che non ha offerto altre possibilità da parte di Giorgetto, con poca convinzione, sebbene consenziente, dal professore.

L’interpretazione dei tre attori è uno dei punti di forza del film nonché il motore dell’intera vicenda, narrativamente non ricca ma ugualmente coinvolgente. L’alchimia che si instaura tra Di Gregorio, Colangeli e Fantastichini è speciale e trascina empaticamente lo spettatore. Menzione particolare va proprio a Ennio Fantastichini, qui alla sua ultima prova d’attore, prima di partire davvero per un viaggio misterioso e verso una destinazione ignota e definitiva – e in questo senso la pellicola trae ancora maggior senso e forza emozionale.

Lontano lontano è pervaso da una soave malinconia, mitigata da momenti di disperato divertimento che provocano un rimbalzo di emozioni, tra ampi sorrisi e altrettante dense commozioni. È il tocco morbido e delicato che identifica lo stile di Gianni Di Gregorio, che si mantiene, e si inserisce perfettamente, nella tradizione della commedia all’italiana agrodolce.

Il film, ben scritto e ben condotto, risulta così godibile, piacevole, intenso. Considerata l’ottima fattura, forse meritava un finale finanche più romantico e poetico, capace di spingere l’acceleratore delle emozioni per un ultimo sprint.

Un dettaglio che non intacca la pregevole riuscita di una pellicola capace di riflettere con tocco leggero e dolce su una società disperata e sulla necessità di evadere da essa attraverso i sogni e l’immaginazione, o quantomeno la speranza.

La speranza di offrire un futuro a se stessi o a chi ci sta vicino.

Qui, a pochi passi.

Titolo: Lontano lontano
Regista: Gianni Di Gregorio
Sceneggiatura: Marco Pettenello, Gianni Di Gregorio
Attori principali: Ennio Fantastichini, Giorgio Colangeli, Gianni Di Gregorio
Fotografia: Gogò Bianchi
Montaggio: Marco Spoletini
Scenografia: Susanna Cascella, Giada Esposito
Costumi: Gaia Calderone
Produzione: Bibi Film – Le Pacte, Rai Cinema
Distribuzione: Parthénos
Genere: commedia
Durata: 90’
Uscita nelle sale italiane: 20 febbraio 2020

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