I supereroi sono stanchi

Evoluzioni e combattimenti adrenalinici uniti ad un incosueto approfondimento psicologico dei personaggi e delle loro motivazioni fanno di questo terzo capitolo il migliore della serie.

Nel 2029 i mutanti sono stati quasi del tutto cancellati dalla terra e gli unici rimasti sono il professor X, Caliban e Wolverine. Questi, però, è molto cambiato dai capitoli precedenti: usa un’identità fittizia, è alcolizzato e prossimo alla morte. L’ingresso nella sua vita della piccola Laura, presentatagli dall’infermiera Gabriela che, dopo averla liberata dal laboratorio del dottor Zander Rice, prega Wolverine di aiutarla, lo constringe a tornare all’azione.

Il terzo ed ultimo capitolo della trilogia Wolverine (decimo della serie X-Men) presenta una singolare analogia con Terminator 2- Il giorno del giudizio, dove un personaggio mutante (o, come nel film di Cameron, solo apparentemente umano) si trova costretto a difendere un essere umano in pericolo di vita: là, il giovane John Connor; qui, l’undicenne Laura, che finisce sotto l’ala protettiva di un Wolverine ormai vecchio e stanco, privato di gran parte dei suoi poteri. A scuotere il protagonista dalla condizione di abbattimento in cui versa all’inizio è dunque il personaggio di Laura: per proteggerla, infatti, Wolverne decide di accompagnarla a Eden, un rifugio per mutanti nel Dakota del Nord; gran parte delle oltre due ore di film consiste appunto nel viaggio intrapreso dai due protagonisti, insieme al professor X, per sfuggire al loro antagonista, il dottor Rice (interpretato da un Richard E. Grant ormai confinato nel ruolo del villain). Il cardine intorno al quale ruota la trama è dunque il personaggio di Laura. Non mancano poi cenni d’ironia, o meglio d’autoironia, quando Logan sfoglia un fumetto degli X-Men e si lamenta di come nella realtà (ovvero nella sua realtà di personaggio fittizio) le cose siano ben diverse e molto più complesse: «Nella realtà le persone muoiono!», sbotta Logan gettando con un moto di stizza l’albo sul letto dove riposano Laura e il professor X. Sembra poi che gli autori abbiano voluto sporcare l’immagine dei protagonisti, come si evince dalla scena dove Logan e Laura rubano in una drogheria dopo aver malmenato il proprietario: non solo dunque viene mostrato nel ruolo principale un personaggio disilluso e stanco, ma questo si trova anche a commettere atti tutt’altro che consoni a quelli abitualmente associati al protagonista di un film per il grande pubblico. Il tentativo, pare evidente, è quello di costruire un personaggio con alcuni tratti ambigui e persino negativi, allo scopo di conferirgli maggior profondità e credibilità. Va in questa direzione anche la scelta di presentare Logan con la barba incolta e spesso coperto di sangue e di ferite e con indosso abiti laceri e consunti. Appare giustificato, dunque, l’appellativo di film «serio» meritatosi da questo terzo capitolo della serie degli X-Men. E le scene d’azione? Ovviamente, trattandosi di un film ispirato ai personaggi della Marvel, non mancano e sono anche di buona fattura. Poco debitrici della Cgi, traggono forza dalla fisicità asciutta e scattante del protagonista, costretto a lottare controvoglia per difendere la giovane Laura che, nonostante l’apparenza fragile, si rivela decisamente combattiva e pugnace e meno indifesa di quanto potesse sembrare. Il film alterna dunque piuttosto bene le scene d’azione (coi personaggi che volteggiano in aria e si cimentano in spericolati inseguimenti automobilistici nel deserto del Nuovo Messico), a quelle dove prevalgono invece il dialogo e il confronto, specialmente fra Logan e Laura: le prime improntate, come di necessità, ad un ritmo veloce e sostenuto; le seconde caratterizzate invece da un andamento più disteso e rilassato. Certo, chi non conosce i capitoli precedenti perde molti dei rimandi e delle citazioni disseminate lungo la trama e fatica a comprendere appieno i legami che intercorrono fra i vari personaggi; ma non ciò non pregiudica più di tanto la fruizione e questa conoscenza pregressa non è in fondo indispensabile per godere dei molti momenti riusciti che costellano l’opera.  Complessivamente, si tratta di un film di livello decisamente superiore a quello di molti altri film simili usciti in questi ultimi anni: non deluderà gli estimatori del genere, ma potrà piacere anche a chi si accosta per la prima volta ai supereroi della Marvel.

Titolo originale: Logan
Regia: James Mangold
Soggetto: David James Kelly, James Mangold
Sceneggiatura: David James Kelly, James Mangold, Scott Frank
Fotografia: John Mathieson
Montaggio: Michael McCusker, Dirk Westervelt
Musica: Marco Beltrami
Scenografia: François Audouy
Costumi: Daniel Orlandi
Interpreti: Doris Morgado, Hugh Jackman, Dafne Keen, Boyd Holbrook, Patrick Stewart, Stephen Merchant, Elizabeth Rodriguez, Saber Bankson, Richard E. Grant, Lauren Gros
Prodotto da Simon Kinberg, Hutch Parker, Lauren Shuler Donner
Genere: fantascienza, azione
Durata: 135′
Origine: Stati Uniti
Anno: 2017

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.