In concorso alla 70ª Mostra di Venezia e nelle sale dal 5 settembre, L’intrepido di Gianni Amelio ricalca le orme di Chaplin, ma i Tempi moderni sono più amari. Albanese protagonista assoluto.

Il secondo uomo
di Alessio Neroni

È stato più intrepido Gianni Amelio a scrivere e a dirigere questo film o Antonio Albanese a interpretare un uomo ai margini della società, che traspira umiltà da tutti i pori?
Sicuramente più il noto regista calabrese, che prendendo spunto dal titolo del fumetto che leggeva da piccolo, ha ideato un antieroe dei giorni nostri che si muove in una Milano dove non spunta mai il sole. Il film racconta infatti le giornate lavorative, tanto diverse quanto umilianti, di Antonio Pane, un padre che si aggira nella periferia milanese per “rimpiazzare” coloro che si assentano dal lavoro per qualche ora o per un giorno intero.
Separato e con un figlio, Ivo che suona il sax quando capita, Antonio veste i panni di aiuto cuoco, di muratore, di tranviere, di figurante in un centro commerciale, pulisce le gradinate dello stadio San Siro e mangia pizza da asporto insieme a delle sarte in una fabbrica. L’officina dove lavorava ha chiuso e ogni mestiere per lui va bene. Quando incontra Lucia durante un concorso pubblico la sua vita sembra per un attimo risollevarsi, ma alla malinconica ragazza riesce a strappare solo qualche sorriso prima di scoprire un’amara verità. Umiliato anche dall’attuale compagno della moglie, Antonio opta per un lavoro in miniera in Albania, ma qualcuno in Italia non può fare a meno di lui.
L’intrepido si muove sulla falsariga di Charlot, in quel mondo quasi muto dove risuona tra la nebbia la speranza, soprattutto nella sequenza finale, perché altrimenti il film è pregno di nostalgia e disegna un’Italia precaria, in cui lavoro e sentimenti si perdono dall’oggi al domani.
Antonio Albanese è protagonista unico della pellicola, realizza un sogno lavorando finalmente col “maestro” Amelio del quale apprezza il rigore, l’umanità e l’apparente semplicità del suo lavoro. «E poi, nel suo cinema, c’è il racconto che più m’interessa: l’oggi» afferma l’attore.
I Tempi moderni dunque tornano al cinema e fanno quasi paura. Dopo Il primo uomo Amelio torna alla regia con questo film in concorso a Venezia, una mostra cara al cineasta che gli ha regalato grandi soddisfazioni e molti premi, il più importante nel 1998 con Così ridevano. Il rapporto padre-figlio è sicuramente un tema ricorrente nei suoi film, non si può dimenticare Le chiavi di casa con protagonista Kim Rossi Stuart che, sempre in concorso a Venezia, incomprensibilmente non vinse nulla nel 2004. Ne L’intrepido Ivo Pane, figlio del protagonista, interpretato da Gabriele Rendina, è un vero musicista – anche se non un sassofonista – proveniente dal Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, promettente attore così come Livia Rossi, che impersona la sofferente Lucia. Entrambi per la prima volta sul grande schermo.
Dal 5 settembre distribuito da 01 L’intrepido è nelle sale italiane e aspettando il responso dalla laguna non ci resta che pensare che quello dell’attore sia il mestiere più bello, perché continuamente impersona tanti ruoli, mostrando contemporaneamente il volto del nostro paese che non sempre riesce a farci sognare.

albanese

Albanese tuttofare surreale nel film “precario” di Amelio
di Andrea Ussia

Precariato e positività nell’ultimo film diretto da Amelio. Tuttavia L’intrepido espone il fianco a dialoghi mal costruiti e a caratterizzazioni poco riuscite, che abbassano il livello di pathos ricercato.

Antonio tutte le mattine si alza, si fa la barba e va al lavoro. Ma Antonio un lavoro “stabile” non ce l’ha. Antonio è un “rimpiazzo”. Lui non fa altro che prendere il posto di chi si assenta, per ragioni più o meno serie. Operaio per un giorno, pupazzo vivente in un centro commerciale per qualche ora, sguattero in un ristorante o tranviere per una sola corsa… non importa. Antonio è felice e non si lascia schiacciare dalla buia crisi. E poi c’è suo figlio (che è fortunato perché è un artista), che suona il sax come un dio.

Si apre come una favola “di questi tempi” e si chiude con un fermo immagine emblematico, che lascia qualche perplessità. Difatti il primo piano dedicato al protagonista Antonio chiude idealmente una pellicola che è cucita addosso all’attore Albanese, ma che ne rimane in qualche modo “schiava”. Non è un caso che il protagonista sia in ogni inquadratura, in ogni stralcio fotografico di Bigazzi (che non scopre una Milano inedita, ma stranamente desertica), in qualunque dialogo e in ogni interminabile silenzio. Amelio gioca con la commistione di toni, alterna comicità e drammaticità (a tratti forzata), cambia forma e cerca umanità e positività in un periodo lavorativo buio e privo della, salvifica, “luce in fondo al tunnel”. Tuttavia l’ostentazione drammatica, la ricerca di pathos pesa sulle spalle di un prodotto, che si fa sofferente e lascia un amaro in bocca non indifferente.

L’intrepido è una favola “moderna” che scivola su una sceneggiatura non convincente e Albanese è perfetto per il ruolo del protagonista. Intento a non farsi schiacciare dalle avversità e dal periodo, che mette a dura prova lo sguardo verso il prossimo dei due comprimari Ivo e Lucia (rispettivamente il figlio e una ragazza conosciuta a un concorso pubblico, che vive di slogan stucchevoli), Antonio è lo specchio (buono) di un mondo lavorativo sempre più avvezzo al precariato, che sopravvive grazie ai “rimpiazzi” e scricchiola sempre più rumorosamente. L’intrepido nasce come metafora dell’oggi e, pur non appassionando, si scopre aderente al presente. E mescolando comicità, dramma e poesia (con lo sguardo sempre rivolto verso Chaplin e il suo Tempi moderni) restituisce al pubblico un manifesto di intensa sofferenza, spesso sussurrata.

Tuttavia L’intrepido, concentrandosi su un protagonista centrale (risultato di tutte le sensazioni e a cui la macchina da presa si “aggrappa”), mette in mostra una serie di comprimari deboli ed esili nella caratterizzazione. Il risultato è un prodotto riuscito a metà: una fredda speranza che fatica a raggiungere il cuore.

 

Titolo: L’intrepido
Regia: Gianni Amelio
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Davide Lantieri
Attori principali: Antonio Albanese, Gabriele Rendina, Alfonso Santagata, Livia Rossi, Fabio Zulli, Sandra Ceccarelli
Montaggio: Simona Paggi
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Cristina Francioni
Musiche: Franco Piersanti
Suono: Alessandro Zanon a.i.t.s.
Produzione: Carlo Degli Esposti, Palomar con Rai Cinema
Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
Genere: drammatico
Durata: 104′
Uscita prevista in Italia: 5 settembre 2013

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