Solo l’estrema speranza del politicamente scorretto potrà salvarci

All’interno della rassegna Estate al Maxxi, una delle “filostar” più acclamate e celebri della contemporaneità scuote il pubblico parlando di ideologia, immaginario e comunismo.

Sarà l’enfasi gestuale della sua ars oratoria e il suo fisico attraversato da impulsi quasi epilettici; sarà la sua irriverenza cinica e la sua tendenza sagace a demolire qualsiasi prospettiva assunta dai benpensanti in materia di attivismo politico e attualità del comunismo; sarà la sua capacità di mettere in relazione psicoanalisi, filosofia, sociologia e cultura pop in maniera inaspettata e tagliente, facoltà che lo rende il più valido erede della tradizione di ascendenza francofortese e lacaniana che attraversa anche i cultural studies, senza mai la paura di sporcarsi le mani facendo riferimento ad aneddoti pruriginosi o a film mainstream.

Probabilmente si tratta della totalità di tutti questi elementi a rendere Slavoj Žižek la voce filosofica più celebre, più ascoltata e a modo suo più “autorevole” della contemporaneità; è evidente che l’autorevolezza non riguarda tanto il ruolo accademico che Žižek ricopre, anzi il saggista e pensatore sloveno, considerato “il filosofo più pericoloso dell’Occidente” da diversi e importanti interpreti, da sempre è insofferente alle dinamiche universitarie e al mondo ufficiale della ricerca. Qui per autorevolezza si intende la capacità di essere ascoltati, di rivolgersi anche a coloro che non sono avvezzi al linguaggio culturalmente elitario; e d’altronde, Žižek non sacrifica mai la serietà e la difficoltà della sua speculazione a esercizi di “filosofia pop” volti a rendere la filosofia “accessibile a tutti”. Il pensiero di Žižek non ha infatti nulla a che vedere con la divulgazione: le sue intuizioni fulminanti si coniugano con una profondità teoretica notevole, le sue analisi sull’ideologia dominante e sulle trasformazioni dell’immaginario contemporaneo non risparmiano alcuno sforzo a chi intende leggerlo, seguirlo e comprenderlo.

Žižek possiede inoltre la motivata fama di oratore brillante: il suo caratteristico modo di parlare e il suo inglese approssimativo quanto efficace, contribuiscono alla definizione del personaggio, che il pubblico romano ha avuto il piacere di ascoltare dal vivo il 20 luglio presso la piazza del Maxxi – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, all’interno della rassegna Estate al Maxxi. Vivi tutte le forme. La sua lectio dal titolo Mediatori evanescenti nel passaggio dal socialismo alla democrazia capitalista è stato un evento sold out, e per chi conosce il personaggio è inutile aggiungere che ogni tentativo di intervistarlo o di incardinare il suo intervento in un orizzonte tematico specifico è destinato al fallimento: “moderato” per quanto possa essere possibile da Zdenka Badovinac, curatrice della mostra visitabile fino a settembre dal titolo Più grande di me. Voci eroiche dalla ex Jugoslavia, Žižek dedica il suo lungo intervento all’analisi della fine della Jugoslavia titoista e ai paradossi connessi al post Guerra civile, alla ridefinizione del significato di nazionalismo, populismo e socialismo proprio a partire dagli anni 90 per arrivare alla confusione del nostro sciagurato presente, dove per arginare la concretizzazione della distopia appare necessario tornare a un afflato utopistico, tipico della cultura socialista, perché come sosteneva Walter Benjamin: “solo per chi non ha più speranza è data la speranza”. E lo spazio della filosofia oggi probabilmente è proprio in questa speranza disperata.

Estate al Maxxi. Vivi tutte le forme
presenta

Lectio di Slavoj Žižek.
Mediatori evanescenti nel passaggio dal socialismo alla democrazia capitalista
Piazza del Maxxi, Maxxi. Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni, 4A – Roma
20 luglio, ore 21.00

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