Dopo la Palma d’Oro vinta nel 2018 a Cannes, Kore-eda torna ad affrontare il tema della famiglia ma che questa volta, in ambiente europeo e contesto borghese, non ha nulla di positivo, autentico, affettuoso. 

Con Un affare di famiglia il regista giapponese ha saputo raccontare una storia toccante in cui, in un contesto di degrado e difficoltà ha saputo raccontare come la famiglia non è solo rappresentata dai legami di sangue ma anche da circostanze che ti portano a scegliere qualcuno come tale e a difendere quel legame a qualsiasi costo. Con questo debutto su un set europeo, con attori internazionali e girato in francese/americano, Kore-eda ha voluto regalare il suo sguardo lucido, poetico e sobrio per raccontare una situazione familiare diametralmente opposta.
 
La scenografia è ridotta al minimo, di Parigi non vediamo quasi nulla: l’arena nella quale Catherine Deneuve (Fabienne, la madre) e Juliette Binoche (sua figlia Lumir) si scontrano costantemente tra rimproveri e colpi bassi, è una bellissima casa nel centro di Parigi ma nascosta da una fitta vegetazione; è una casa che nasce adiacente ad una prigione, luogo che da subito diventa anche metafora del rapporto tra le due protagoniste e condizione di chiunque vi ci metta piede: chiunque varchi la soglia della casa entra subito in una dimensione di prigione emotiva in cui tutti i sentimenti autentici sono banditi e si lascia spazio solo per rancore, frustrazione e finzione.  
Anche nei momenti di maggiore intensità, il rapporto tra madre e figlia sfocia sempre nella rappresentazione, nell’autocompiacimento e questo perché, come dice  Fabienne, una vera artista dà tutta sé stessa all’arte a discapito della propria vita privata: tutto quello che ruota intorno ai sentimenti nella vita reale è solo circostanza e riempitivo in attesa di dare tutta sé stessa al prossimo personaggio. 
 
L’impostazione quasi teatrale, con pochi set, quasi sempre al chiuso (il regista non nasconde di essere ritornato su un progetto teatrale di quindici anni fa) rende molto ponderato qualsiasi passaggio; ci permette di entrare nei luoghi di Fabienne (casa sua e il set su cui sta lavorando) ma sempre con un approccio distaccato, anche lo spettatore si sente come gli ospiti che stanno da lei: mai veramente a proprio agio, sempre fuori luogo.
 
Nonostante la bravura delle due attrici, soprattutto della Deneuve – davvero eccelsa nel ruolo della diva che non deve chiedere mai e non si fa scrupoli a spezzare il cuore di chiunque – il film lascia con addosso una sensazione di incompiuto, di  evanescente soprattutto per l’utilizzo di alcuni attori che risultano totalmente superflue (nello specifico le figure maschili utilizzate quasi come dei “segna posto”).  A chi piace questo tipo di cinema, sicuramente risulterà come una visione gradita. 
 
Titolo originale: La vérité
Paese di produzione: Francia, Giappone
Anno: 2019
Durata: 106′
Genere: drammatico
Regia: Hirokazu Kore’eda
Attori principali: Catherine Deneuve, Ethan Hawke, Juliette Binoche, Ludivine Sagnier, Roger Van Hool
Sceneggiatura: Hirokazu Kore’eda
Produttore: Muriel Merlin
Casa di produzione: 3B Productions, Bun-Buku, MI Movies, France 3 Cinéma
Distribuzione in italiano: BiM Distribuzione
Fotografia: Éric Gautier
Montaggio: Hirokazu Kore’eda
Musiche: Aleksej Ajgi
Scenografia: Riton Dupire-Clément
Costumi: Pascaline Chavanne

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