Un adattamento infelice

Condensare otto romanzi in un’ora e mezza non è impresa facile e la densità di richiami e di temi della pagina si traduce sullo schermo in avventure di dubbia originalità ed interesse.

L’undicenne Jake è tormentato da incubi che ritiene veritieri, mentre la madre e il patrigno, come la psicologa che lo segue, li considerano fantasie infantili. Quando incontra il pistolero Roland Deschain, votato alla difesa della Torre nera da cui dipendono le sorti dell’universo, i due uniranno gli sforzi per combattere Walter O’Dim, detto l’uomo in nero, il quale utilizza le abilità mentali dei bambini per distruggere la costruzione.

Quello cui assistiamo è dunque, senza timore di banalizzare, uno svolgimento prevedibile e fiacco del tema fondante d’ogni opera (romanzo o film) di genere fantastico, ovvero la lotta fra il bene e il male. L’ibridazione di diversi generi (fantascienza, azione, mitologico, western e appunto fantastico), propria già dei romanzi, non vale però a vivacizzare un racconto che presenta molti momenti di stanca e non si distingue dagli altri consimili. I cultori dei romanzi, poi, rimarranno delusi: il film cerca di racchiudere in una durata tutto sommato esigua una materia narrativa complessa e stratificata, sacrificandone perciò buona parte in nome della leggibilità e della relativa scioltezza del racconto. Conoscere la fonte d’ispirazione si rivela dunque utile, ma non indispensabile: ciò per evidenti motivi di spazio (le quattromila pagine abbondanti che costituiscono la serie della Torre nera difficilmente avrebbero potuto trovare piena rappresentazione sul grande schermo, specie in un unico film); sia per una motivazione squisitamente commerciale: bisogna infatti che il film sia appetibile anche per lo spettatore che ignora, o possiede soltanto una vaga conoscenza della materia di base. Il film alterna sequenze esplicative a sequenze d’azione: le prime atte a motivare rivolgimenti narrativi spesso nebulosi e pretestuosi (specie per chi non conosce i romanzi); le seconde a movimentare un intreccio che finisce con l’avvolgersi su se stesso e perdere rapidamente d’interesse. Anche i rapporti fra i personaggi sono facilmente prevedibili e non riservano sorprese allo spettatore; come la relazione paterna che s’instaura fra Roland e Jake, il quale ha perso il padre e si sente incompreso e negletto nel nuovo nucleo familiare (e tale condizione di conflittualità del giovane è funzionale all’instaurarsi del rapporto di cui dicevamo fra di lui e il protagonista). Lo stesso vale per l’antagonismo fra il buono e il cattivo, il pistolero Deschain e  l’uomo in nero Walter O’Dim (che ha il volto spigoloso di McConaughey): il primo vuole vendicarsi di un torto subito dal secondo che rimane tuttavia oscuro e tutto sommato non determinante per lo svolgersi dell’intrigo. Nella scelta di lasciar in sospeso alcune spiegazioni sul passato dei personaggi possiamo leggere, oltre ad un’esigenza di snellire una trama complessa ed elaborata come quella dei romanzi di King, si riscontra anche quella propensione all’espansione del racconto caratterizzante del cinema contemporaneo, specie delle grandi produzioni come questa. È d’uso comune, infatti, in questa tipologia di film, rimandare ad un tempo precedente agli eventi narrati di cui non si dà conto e che potrebbe esser svelato in un successivo capitolo al quale, così facendo, si apre la strada. Ecco allora che il capostipite di una serie viene concepito per una successiva espansione del suo racconto e a tal fine propone soltanto una tranche de vie dei personaggi. Rispetto ai romanzi, inoltre, i molteplici universi che ne costituivano l’ambientazione vengono qui ridotti ad un banale sfondo western con qualche edificio fantascientifico ed avveniristico sullo sfondo, priva della ricchezza e della stratificazione dell’universo kinghiano. Un’ulteriore sostanziale differenza rispetto alla materia di base è rappresentata dal mutamento di prospettiva da Roland (identificandosi col quale il lettore poteva più facilmente prendere dimestichezza con l’ambientazione di fantasia dove egli si muove) a Jake, del quale si adotta qui il punto di vista infantile sugli eventi narrati. Si perde così molto del contenuto e dell’atmosfera dei romanzi ispiratori e il film si risolve in un succedersi di sparatorie e duelli western e di trite riproposizioni di temi e forme del genere fantastico.

Titolo originale: The Dark Tower
Regia: Nikolaj Arcel
Soggetto e sceneggiatura: Akiva Goldsman, Jeff Pinkner, Anders Thomas Jensen, Nikolaj Arcel, dai romanzi di Stephen King
Fotografia: Rasmus Videbæk
Montaggio: Alan Edward Bell, Dan Zimmerman
Musica: Junkie XL
Scenografia: Christopher Glass, Oliver Scholl
Costumi: Trish Summerville
Interpreti: Katheryn Winnick, Idris Elba, Matthew McConaughey, Jackie Earle Haley, Abbey Lee, Nicholas Hamilton, Dennis Haysbert, Claudia Kim, Tom Taylor, Fran Kranz, José Zúniga, Victoria Nowak
Prodotto da Akiva Goldsman, Brian Grazer, Ron Howard, Stephen King
Genere: avventura
Durata: 95′
Origine: Stati Uniti
Anno: 2017

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.