Anche quest’anno noi di Persinsala ci siamo recati in Laguna per prender parte alla Mostra del Cinema di Venezia, la kermesse dedicata alla settima arte più prestigiosa d’Italia.

Per dieci giorni, il Lido della Serenissima si è trasformato in una passerella per star nazionali e internazionali di ogni calibro, oltre ad aver mostrato in anteprima alcuni dei titoli più attesi del panorama cinematografico mondiale.

Ma vediamo insieme quali sono i stati i film che ci hanno accompagnato in questo intenso viaggio.

Film d’Apertura – Concorso

La Vérité (The Thruth) di Kore’eda Hirozaku                                                         
Con: Ethan Hawke, Juliette Binoche, Catherine Deneuve

A dare il via alla settantaseiesima edizione della Mostra è un dramma famigliare del regista giapponese Kore’eda Hirozaku, con protagoniste Catherine Deneuve e Juliette Binoche, rispettivamente nei panni di una madre poco affettuosa e una figlia piena di risentimento nei confronti del genitore troppo egocentrico e concentrato sulla sua carriera. La pellicola, purtroppo, fa registrare un inizio decisamente sottotono al Festival, che solo l’anno passato apriva le danze con un magnetico First Man, mentre questa volta si “rinchiude” in un racconto più intimistico, che sfortunatamente risulta poco convincente.

Anche Ethan Hawke, che nella parte del marito della Binoche si vede in realtà davvero poco rispetto a quanto si possa pensare, non brilla in un film che trova piuttosto il suo più grande pregio nel mettere (meritatamente) in risalto una Catherine Deneuve dalla pungente ironia.

Film d’Apertura – Giornate degli Autori

Seules les Bêtes (Only The Animals) di Dominik Moll
Con: Denis Ménochet, Valeria Bruni Tedeschi, Damien Bonnard

Maggior gradimento da parte nostra ha invece riscontrato Only The Animals (Seules les Bêtes), la pellicola di Dominik Moll tratta dal romanzo di Colin Niel. Il particolare intreccio del lungometraggio rispecchia abbastanza quello del libro, riadattandolo però per il medium d’arrivo, in cui la storia viene raccontata da più punti di vista, e in base agli accadimenti che hanno coinvolto personalmente i vari protagonisti (che porteranno poi a delle conclusioni comuni).

Il film dà prova di essere una piacevole sorpresa, con un’ottima interpretazione da parte degli attori scelti, dal Denis Ménochet di Bastardi Senza Gloria, a Guy Roger “Bibisse” N’drin, per non parlare della giovane Nadia Tereszkiewicz.

Giornate degli Autori

5 è il Numero Perfetto di Igort
Con: Tony Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso

Insoddisfacente si potrebbe dire l’adattamento cinematografico della graphic novel di Igort (anche regista della pellicola), 5 è il Numero Perfetto, presentato sempre nella sezione dedicata alle Giornate degli Autori. Peppino Lo Cicero (Tony Servillo), membro della Camorra ormai in pensione, naviga in una Napoli dalle ricercate (ma non per questo trovate) tinte noir, chiedendo giustizia – o meglio, facendosela direttamente da solo – per il figlio, in un mondo fatto di doppiogiochisti e codici d’onore infranti.

Se Carlo Buccirosso può dirsi abbastanza sicuro nel proprio ruolo, altrettanto non si può dichiarare per Valeria Golino, del tutto anonima nei panni di Rita, la compagna di Peppino. Sufficiente Servillo, ma insufficiente l’eccessivamente didascalico e ripetitivo 5, che è anche il voto che daremmo al film.

In Concorso

Marriage Story di Noah Baumbach
Con: Adam Driver, Scarlett Johansson, Laura Dern

Arriviamo finalmente a quello che, a nostro parere, è stato il miglior prodotto presentato in questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, e che è inspiegabilmente rimasto all’asciutto di premi: Marriage Story di Noah Baumbach. Con echi di un Kramer vs. Kramer, ma anche di vicende personali sia per il regista che per uno degli interpreti (Scarlett Johansson), Storia di un Matrimonio è sì, come da titolo, il racconto del legame tra i due protagonisti, ma soprattutto dell’evoluzione – fino ad arrivare alla sua devoluzione – di un amore, dell’idea di casa, di famiglia, e della ricerca di un’identità al di fuori della coppia.

Magistrali le interpretazioni di Driver e della Johansson, con il primo già in pole position nella corsa all’Oscar, assieme a Joaquin Phoenix (Joker). Ma non da meno sono qui i secondari, con una feroce Laura Dern e un Ray Liotta che, seppur in scena con un minutaggio ridotto, fa subito suo lo schermo.

In Concorso

Ad Astra di James Gray
Con: Brad Pitt, Liv Tyler, Tommy Lee Jones

Non sarebbe stato bello se in apertura di Festival ci fosse stato Ad Astra di James Gray, quasi come a completare il trittico di pellicole ambientate nello spazio recondito, non solo fisico, ma anche mentale (a seguito di Gravity e First Man, entrambi film d’apertura della Mostra del Cinema nei rispettivi anni d’uscita)? Perché il livello di introspezione soprattutto nell’ultima di queste è decisamente alto, un viaggio tra le stelle e i pianeti della galassia, così come tra i meandri del pensiero e della coscienza umana.

Ma detto ciò, Ad Astra sembra manchevole di quel Je ne sais quoi che ha scolpito i suoi predecessori nella memoria degli spettatori. Malgrado una buona prova di Brad Pitt – che con tutta probabilità otterrà la sua nomination agli Oscar, anche se per un’altra sua prova recitativa (Cliff Booth, C’era Una Volta A… Hollywood) – e la presenza di un’icona come Tommy Lee Jones, Gray non riesce a far decollare davvero questo dramma esistenziale, fallendo nel raggiungere un grado di empatia sufficiente per coinvolgere davvero il pubblico in sala.

Fuori concorso

Seberg di Benedict Andrews
Con: Kristen Stewart, Anthony Mackie, Zazie Beetz

Seberg è quel tipo di film che, durante la visione, riesce ad essere abbastanza interessante per non farti perdere la concentrazione, accompagnandoti con discreto successo fino alla sua conclusione; ma è anche quel titolo che, facendo l’inventario delle pellicole visionate nel corso del festival, ti sfugge almeno un paio di volte. Questo non vuol certo significare che non sia un prodotto di qualità, ma semplicemente, fatica a spiccare nel mucchio.

Nel bene o nel male, altri lungometraggi come il già citato Marriage Story o The Painted Bird (di cui leggerete più avanti), non vi capiterà facilmente di “dimenticarli”. Eppure il Seberg di Benedict Andrews, con tutto che non sia affatto di spregevole fattura, non brilla né scintilla. Ma rimane comunque un piacevole passatempo per gli amanti dei biopic, anche se qui ci si concentra maggiormente su un determinato periodo nella vita dell’attrice Jean Seberg (Kristen Stewart) e il contesto socio-politico nel quale si ritrova coinvolta.

In Concorso

Joker di Todd Phillips
Con: Joaquin Phoenix, Robert DeNiro, Zazie Beetz

Eccolo qui, il Leone d’Oro 2019.
Per la regia di Todd Phillips, Joaquin Phoenix si trasforma in Arthur Fleck, un reietto abbandonato dalla società che non riesce a sfondare nel mondo della stand-up comedy, e che vive con la madre di quel poco che guadagna come clown a Gotham City. Ma la vita quotidiana per Happy, come viene chiamato più volte, è tutt’altro che felice, e sorridere il più possibile, come gli viene suggerito, non sortisce certo l’effetto desiderato. Ancor più vista la condizione di cui soffre, e che sembra solo peggiorare le cose. Ecco quindi che ci si addentra nella psiche del protagonista, influenzata e tormentata dagli avvenimenti esterni, e che a sua volta edulcora la nostra visione degli eventi, portandoci a riflettere su ciò che è reale, e cosa invece è pura fabbricazione, e spingendoci a rivalutare i concetti di bene e male.

La sottile linea tra il giusto e il sbagliato, tra il concesso e l’imperdonabile viene qui a sbiadirsi, grazie anche all’empatia che Phoenix e Phillips riescono a rendere propria del personaggio, la stessa che, paradossalmente, avevamo difficoltà a trovare in Ad Astra. E se stupisce che un film con protagonista un personaggio ispirato a delle creazioni fumettistiche possa aver vinto l’ambito “primo premio” alla Mostra del Cinema di Venezia, aspettate di vedere quel che accadrà nell’imminente Awards Season. Perché proprio come il titolo della pellicola, Joaquin Phoenix è sicuramente un nome che verrà (finalmente) ripetuto spesso e volentieri in quel contesto.

In Concorso

The Laundromat di Steven Soderbergh
Con: Gary Oldman, Antonio Banderas, Meryl Streep

Il secondo dei film di Netflix in concorso (il primo era Marriage Story) è anche uno dei più interessanti della competizione. L’ultima fatica di Soderbergh non sarà forse il suo capolavoro, ma si difende più che bene dagli “attacchi” delle altre pellicole in gara. L’iconico trio Oldman-Banderas-Streep porta avanti un’intricata vicenda caratterizzata da frodi finanziarie e azioni svalutate, imbrogli assicurativi, magheggi di ogni sorta e conseguenze disastrose.

Un corso accelerato sulla finanza e i paradisi off-shore ci intrattiene per un’oretta e mezza (minutaggio relativamente breve), senza farci rimpiangere di esserci alzati alle sei per vederlo (come invece accaduto per altri titoli). Soderbergh realizza un prodotto sagace, cinico, ma con giusto un tocco di ottimismo, lo stretto necessario per rendere The Laundroumat una sorta di morality play dei tempi moderni.

E qui si conclude anche la prima parte del nostro viaggio. Restate sintonizzati per scoprire le altre tappe della nostra permanenza al Lido!

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