Doppia recensione per l’ultimo film diretto da Giuseppe Tornatore.

L’eterno amore 2.0
di Andrea Ussia

Se con La migliore offerta Tornatore aveva ammaliato il pubblico con un raffinato puzzle, nel quale ogni pezzo s’incastrava alla perfezione, con La corrispondenza il regista siciliano celebra l’amore a distanza ai tempi di internet. Tuttavia l’alone di mistero, con cui si vuole accattivare e coinvolgere lo spettatore, è risibile e il risultato è uno stucchevole e melenso concentrato di noia.

Ed Phoerum è un professore d’astrofisica innamorato di Amy, una studentessa fuori corso. La loro relazione è costellata di conversazioni su Skype, sms e brevi telefonate. Tuttavia un giorno Ed scompare nel nulla, ma le conversazioni continuano attraverso missive misteriose che giungono ad Amy.

La delusione per questa pellicola di Giuseppe Tornatore raggiunge livelli inimmaginabili. Difatti il nuovo film con cast internazionale del regista siciliano è una stucchevole e boriosa celebrazione dell’infinito e perpetuo amore, che oltrepassa i confini della vicinanza e dell’esistenza. La corrispondenza vorrebbe esibire un mistero, un “qualcosa” che tenga incollato lo spettatore sulla poltrona, eppure tutto ciò viene sacrificato in favore di una messinscena involontariamente comica, che fatica ad appassionare e coinvolgere. Sensazioni che vengono causate dalla scelta di far sorreggere l’intero prodotto dalle fragili spalle di Olga Kurylenko, soprattutto perché Jeremy Irons viene ben presto incastrato all’interno di uno schermo di un computer o di un cellulare.

Pellicola dalla narrazione labile e dagli intenti controproducenti, La corrispondenza mette in evidenza tutto il mestiere di Tornatore (sorretto ancora una volta dalle partiture di Morricone), ma stavolta la bravura registica non basta e il film sprofonda, passo dopo passo, in un estenuante e irritante scambio di messaggi, accompagnati da frasi al miele e lacrime di coccodrillo. Sono molti i passaggi narrativi che, progressivamente, si rivelano grotteschi e inconcludenti, lasciando l’amaro in bocca e la perplessità sul viso. Infatti alcune svolte non vengono spiegate e sottolineano l’incoerenza dell’intero progetto, che nemmeno quando vuole essere metaforico riesce a farsi apprezzabile.

Peggior film di Tornatore, La corrispondenza, cavalca ipotesi e dissemina indizi, ma si rivela un fuoco di paglia. Un finto puzzle, contraddistinto da pochezza narrativa e tematica, laddove l’astrofisica e il cielo stellato divengono elementi utili per comprendere qualcosa, ma non tutto. Che peccato!

 

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Con La Corrispondenza Tornatore racconta l’amore a distanza, possibile solo grazie alla tecnologia del nostro tempo
di Alessio Paolesse

Nel nuovo film di Giuseppe Tornatore, due astrofisici cercano il significato del proprio amore guardando le stelle, ma la luce che raggiunge i loro occhi è solo il riflesso di un passato lontano.

La corrispondenza è un film sull’amore. Per questo simile a La migliore offerta nel raccontare questo grande tema, ma completamente differenti nella struttura e nella narrazione.

Olga Kurylenko interpreta Amy Ryan, una studentessa di astrofisica oltre che controfigura per il cinema. Una donna che spinge sé stessa continuamente al limite, ma anche profondamente innamorata di un uomo; il suo professore di astrofisica, Ed Phoerum (Jeremy Irons).

La coppia vive una relazione a distanza grazie ai continui messaggi inviati da Ed. Uno scambio continuo di email, spedizioni, lettere, sms. Amy vive con un uomo grazie alla tecnologia moderna; alla possibilità di rimanere continuamente in contatto con una persona anche quando è fisicamente lontano da noi.

Non c’è retorica nel raccontare la tecnologia moderna. Esiste, fa parte della nostra vita e la utilizziamo, condizionando anche le nostre relazioni e i nostri sentimenti. Questo film non potrebbe esistere senza di essa e l’idea di descriverla come un’estensione dell’uomo, capace di trasmettere sentimenti, emozioni e ricordi, vive continuamente nel film.

I moltissimi strumenti tecnologici permettono una corrispondenza, appunto, continua. Per Amy significa tenere in vita l’amore, ma questo scambio diventa a senso unico quando il mistero della scomparsa di Ed oscura tutto; la sua vita, il suo studio, il suo lavoro, il cielo. Un amore a senso unico pieno di parole, voci, video, email, oggetti inviati per posta. Non c’è silenzio, mai. Il film sottolinea questa presenza quasi ossessiva, maniacale, decisamente egoistica di Ed di inviare messaggi per colmare una distanza che nessuno riuscirebbe a colmare, una volontà di imporsi nella vita di Amy anche quando tutti si sarebbero arresi.

Il film ha un andamento lineare, una struttura con pochi intrecci e svolte narrative. Si muove aggrappandosi alla corrispondenza inviata da Ed; alle tracce lasciate da lui durante gli ultimi mesi e, proprio come Amy, il film sembra vagare nel buio, andare avanti molto lentamente, seguendo il dramma interiore della protagonista. Scivolando alcune volte nella retorica dei sentimenti, il film di Tornatore è intimo, denso di dettagli e suggestioni. Dalla fotografia alla colonna sonora il regista mescola ai dialoghi richiami visivi e uditivi per lo spettatore. Dal più evidente tema delle stelle, studiate dei due protagonisti, lontane e visibili solo grazie alla luce emessa dalla loro fine, alla colonna sonora, realizzata dal maestro Ennio Morricone, che lascia spazio anche alla cover di Enjoy the silence di Sue Ellen, sottolineando l’amore impossibile eppure così rumoroso dei protagonisti.

Un concentrarsi di significati che spiegano molto, ma mai abbastanza. La pellicola si riempie così di una carica metaforica intensa e imponente, rischiando di appesantire un bel film con troppa retorica. Ma come il migliore dei suoi film, Tornatore lascia al finale del film il compito di colpire lo spettatore, chiudendo un arco narrativo pieno di dubbi e, per alcuni, inspiegabile.

I protagonisti si riconciliano, nonostante la rabbia e la distanza, per cercare di lasciar sopravvivere solo l’amore, quello immortale e infinito, che nonostante l’esplosione che ne decreta la fine, continua a brillare negli occhi di chi lo sa guardare.

Titolo originale: La corrispondenza
Regia: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Attori principali: Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Simon Johns, James Warren, Shauna McDonald, Oscar Sanders, Paolo Calabresi
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Massimo Quaglia
Musiche: Ennio Morricone
Prodotto da Paco Cinematografica, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 116′
Genere: Drammatico

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