Il bacio del rock

Una celebrazione enfatica e partecipe di uno dei complessi più longevi del rock americano: più che un concerto, uno spettacolo pirotecnico, dove i costumi, i truccature e le evoluzioni quasi circensi dei componenti del gruppo contano più delle canzoni medesime. Più intrattenimento, e anche piuttosto pacchiano, che musica.

La prima parte presenta interviste ai membri del complesso che rievocano i successi passati e attuali e come la loro musica appartenga ormai a più generazioni, quasi fosse la colonna sonora di esistenze diverse. L’ultima ora abbondante consiste nella registrazione del concerto tenuto dal gruppo di Gene Simons e Paul Stanley all’Hard Rock & Casino di Las Vegas nel novembre del 2014. Abbondano qui i giochi di luci fluorescenti, le apparecchiature con cui i musicisti planano sul pubblico festante o scendono sul palco, i costumi fantascientifici e ovviamente i trucchi e le acconciature che sono diventante un marchio del complesso. Non mancano nemmeno lingue sanguinanti rivolte all’indirizzo del pubblico, che anzi sembra gradire e divertirsi.

Il film mira dunque, in linea col cinema contemporaneo, o postmoderno, a coinvolgere lo spettatore e l’ascoltatore in una visione totale che ne assorba e ne saturi ogni senso: si tratta dunque di quella dimensione attrattiva che tanto caratterizza questo cinema. Ciò vale, a fortiori, nella registrazione di un concerto, dove il suono, com’è evidente, ha accentuato fortemente il proprio ruolo ed è aumentato il suo volume di diffusione, affinché possa raggiungere non solo il pubblico in platea, ma anche quello in sala, che si trova così coinvolto in uno spettacolo totale. Accanto all’aspetto propriamente sonoro, non mancano, riguardo a quello visivo, gli effetti scenici già menzionati, più simili a quelli circensi che a quelli normalmente adoperati nei concerti e che quasi trasformano i musicisti in acrobati e trapezisti e addirittura in mangiatori di fuoco. Tale complessità scenica vuole in primo luogo assicurare un coinvolgimento assoluto anche al pubblico non presente al concerto, facendolo sentire parte di un evento cui era assente. In tale direzione vanno i schermi posti davanti ed ai lati della platea per consentire anche al pubblico delle ultime file di sentirsi, sia pur illusoriamente, al centro dell’evento cui sta assistendo. Film simili confermano dunque il carattere di rito unanimisitico del concerto rock, anche quando, come qui, una volta trasposto al cinema, manca la fisicità dei musicisti e del pubblico: l’eccitazione che i primi passano ai secondi, per riceverla ad uno stato non meno intenso, non vien dunque meno neanche quando si tratta d’immagini e canzoni registrate.  L’invasamento lirico comunitario menzionato da Bachtin s’è manifestato plasticamente in un rito psicotico di massa, tipico della contemporaneità: il concerto rock. Certo, siamo ben lontani dalla vocazione sperimentale e psichedelica che animava i concerti dei Pink Floyd, dei King Crimson e degli Emerson, Lake & Palmer, come delle loro versione filmate: per limitarci ai primi basti citare Pink Floyd à Pompei, registrazione nell’anfiteatro deserto tra le rovine di Pompei, ai dischi da loro  composti per i film More e La Vallée di Barbet Schroeder; senza contare l’uso che fece Antonioni di Careful with that axe, Eugenie nel finale di Zabriskie Point. Qui prevale lo spettacolo e l’intrattenimento puro, il divertimento tanto dei musicisti quanto del pubblico: un divertimento che non possiede più nulla ormai della ricerca e dallo sperimentalismo, ma s’avvicina piuttosto, come si diceva all’inizio, ai frizzi e ai lazzi del circo, ad un intrattenimento infantile e spesso di cattivo gusto; che lascia in dubbio se diverta più l’artefice o colui al quale quest’intrattenimento è rivolto.

Titolo originale: Kiss Rocks Vegas
Regia: Devin Dehaven
Interpreti: i Kiss (Gene Simmons, Eric Singer, Paul Stanley, Tommy Thayer)
Prodotto da: David Dehaven, Doc McGhee, Mark Stroman
Genere: musicale
Paese: Stati Uniti
Durata: 102′
Anno: 2016

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