La nostra contemporaneità e la cronaca del nostro travagliato presente costringono la riflessione filosofica a tornare, nuovamente, a uno degli interrogativi che hanno segnato la modernità in maniera indelebile. “Nuovamente” perché si tratta di una questione ricorrente, costante e che ci caratterizza in quanto essere finiti precipitati in questo mondo e in questa esistenza.

D’altronde, ci sono delle specificità culturali concrete dei nostri tempi: domande, dubbi, disgrazie e catastrofi che caratterizzano la nostra vita, individuale e collettiva, innanzitutto la crisi pandemica che nel giro di un anno ci ha costretto a ripensare categorie di riferimento, valori, norme e abitudini, uno scossone che non poteva lasciare indenne la filosofia e il pensiero e che che sta facendo tornare quanto mai attuale e saliente il problema del “nichilismo”.

Nichilismo dei nostri tempi
Nichilismo dei nostri tempi

Lo sa bene Costantino Esposito, professore ordinario di Storia della filosofia e Storia della metafisica all’Università di Bari Aldo Moro, fine conoscitore della filosofia moderna tedesca, che nel corso degli ultimi tempi ha collaborato con la testata vaticana L’osservatore romano con una serie di brillanti articoli dedicati proprio al nichilismo contemporaneo. Ne è uscito fuori un versatile e denso libro pubblicato da Carocci, intitolato Il nichilismo del nostro tempo. Una cronaca, in cui si raccolgono i vari contributi rivisti e organizzati per l’occasione: la linea che guida il lettore è proprio l’idea di nichilismo, che appariva quasi accantonata se non addirittura “sconfitta” dal momento che la perdita di valori e riferimenti era ormai una questione ovvia e data per assodata.

Esposito però mette in evidenza che mai come oggi il tema tipico della filosofia di Nietzsche del superamento di un “nichilismo passivo” – basato sul rifiuto, sulla passività, sul rancore – per un “nichilismo attivo” – che crea valori nuovi, che rilancia lo spirito umano per concedergli una nuova posizione nel caos – sia importante ed essenziale, e a parlarne e a metterlo in evidenza non sono solo i filosofi contemporanei, ma le produzioni della cultura di massa, la letteratura, il cinema e le serie tv.

Lo stile di Esposito infatti non rinuncia mai a un approccio divulgativo e a uno stile accattivante, chiaro, rivolto anche a lettori non specialisti (d’altronde, a loro una buona filosofia deve rivolgersi), allo stesso tempo restano presenti ed essenziali i riferimenti solidi della tradizione del pensiero occidentale, per mettere in evidenza come un nichilismo mal recepito possa degenerare in solipsismo, soprattutto nel momento in cui decide di abolire la dimensione trascendente e religiosa dimenticandosi che il verbo è stato in grado di farsi carne, di rendersi sensibile e concreto nella figura del Salvatore.

“Divenuto ormai un tranquillo prodotto della società dei consumi, il nichilismo non significava più la messa in questione radicale della verità, ma l’interpretazione della verità come il gioco incrociato delle opinioni, in cui ciascuna di esse ha il diritto a esistere, a patto di non voler essere niente più di un’opinione”: in questa affermazione del filosofo, troviamo la deriva attuale del senso dettata dalla cultura dei social network e dal linguaggio di internet, come se il nichilismo inteso come prospettivismo e dispersione della verità assoluta abbia comportato la diffusione delle fake news e dell’opinionismo strampalato delle chat e dei post. D’altronde il tema dei Big Data e dell’imposizione algoritmica dei motori di ricerca non sfugge a Esposito: sono tutti accessi a un unico e grande tema, che è proprio il nichilismo contemporaneo, un nichilismo erede dell’esperienza novecentesca, ma che presenta peculiarità connesse all’attuale orizzonte massmediale e tecnologico.

Non solo il web però: Esposito passa con disinvoltura dai riferimenti alla letteratura contemporanea (McCarthy, Houellebecq, Forster Wallace…) all’arte, dal cinema mainstream (Inside Out e Joker) alle più recenti e fortunate serie tv (True Detective e Westworld), perché è sempre il nichilismo che continua ad aleggiare in ognuno di questi ambiti. Così, in maniera inaspettata, arguta ed efficace, Esposito mette in connessione nichilismo e teologia cristiana, così come filosofia e cultura di massa, in un’operazione in grado di offrirci un possibile accesso alla comprensione del nostro terribile e confuso presente.

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