Vite filtrate da un doppio punto di vista

Assayas si conferma uno dei registi francesi più in forma degli ultimi anni. Abbandonandosi ad atmosfere meno cupe delle pellicole precedenti e coadiuvato da un cast in stato di grazia, racconta la modernità di un mondo che si ritrova a fare i conti con dilemmi sociali e morali esasperati dall’evoluzione tecnologica.

Alain, editore di successo, si è costruito una carriera nell’editoria tradizionale e non riesce ad accettare la massiccia digitalizzazione dei contenuti. Uno dei suoi clienti di lunga data, Leonard, gli propone l’ennesimo romanzo dalle tinte vagamente autobiografiche, infarcito di sordida sessualità e tradimento seriale, ma Alain dubita di volerlo pubblicare.
Nel frattempo Selena, moglie di Alan e attrice di serie tv di successo, sospetta che il marito la tradisca ma, alla sua età, affronta con serenità il passare degli anni e guarda con poca avidità ai beni materiali. Valerie infine, moglie di Leonard, è fin troppo sicura che il marito abbia avuto altre storie (d’altronde legge i suoi libri), ma sembra più preoccupata che possa esporre la sua vera personalità in pubblico.
Le vite dei quattro si toccano e si intrecciano, immerse in una leggera eppur tutt’altro che superficiale riflessione sulla modernità.

Analizzando la filmografia ormai trentennale del sessantatreenne Olivier Assayas, non è difficile cogliere una sottile linea che corre parallela, seppur con stile e approccio differenti, a Godard e la sua perenne ricerca di una chiave per comprendere lo spirito dell’epoca in cui viviamo.
Il gioco delle coppie riprende l’ambientazione del mondo letterario francese già accennata in Fin août, début septembre e la utilizza per veicolare una riflessione sul futuro della comunicazione scritta (nel caso specifico romanzata) e su come internet abbia rivoluzionato la vita delle persone. Dal punto di vista del tono narrativo, la pellicola si ritaglia un posto tra le più briose dirette dal regista transalpino, declinando una storia di amore e sesso in cui il fatto che quasi nessuno dei protagonisti abbia davvero qualcosa da perdere o di cui lamentarsi (malgrado le occasionali recriminazioni sull’infedeltà dei rispettivi partner) solleva il velo di tensione ed empatia permettendo la focalizzazione sulla contemporaneità delle tematiche trattate.
Eppure, a fronte di cotanta leggerezza, il substrato che viene portato a galla ha le tinte cremisi di un mondo completamente connesso alla rete. Un legame che conduce l’uomo a un processo dissociativo non solo fondato sulla menzogna seriale e la reiterazione dell’inganno, ma che induce alla costruzione di vite fittizie parallele, delle quali è sempre più difficile distinguere i contorni (non a caso il titolo originale, Doubles vies, sarebbe traducibile come “doppie vite”). Diventa accettabile avere una storia extraconiugale ma non siamo in grado di schiodarci da una visione unica, fissa e spesso pachidermica del futuro. Se l’amore è sinonimo di flessibilità, l’arte deve comunque rimanere assoluta e non si può permettere che i fruitori finali non vengano indirizzati su cosa dovrebbe essere consumato.
Il gioco delle coppie è compassato nella messa in scena, con Assayas che si abbandona meno del solito a movimenti di macchina e virtuosismi visivi per concentrarsi sugli attori e su parole mai eccessive o fuori contesto. Si affrontano temi come l’educazione dei giovani, l’ipotetica superiorità della carta rispetto all’inchiostro elettronico o la possibilità di scrivere solo di ciò che si conosce davvero, in un mondo in cui ormai ogni tipo di fonte è alla portata di un click. In fondo però la questione che aleggia è sempre la stessa: siamo di fronte a un vero cambiamento o a una semplice, normale evoluzione del mezzo? Che si sia o meno in disaccordo, o che si possano trovare anacronistiche le questioni affrontate, il pregio della pellicola risiede nel divertire evitando la didascalia, l’intento didattico o la ricerca di una risposta a tutti costi, dando voce soprattutto alle domande.

Titolo originale: Doubles vies
Nazionalità: Francia
Anno: 2018
Genere: Commedia
Durata: 108′
Regia
: Olivier Assayas
Interpreti: Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Macaigne, Christa Theret, Nora Hamzawi
Sceneggiatura: Olivier Assayas
Montaggio: Simon Jacquet
Fotografia: Yorick Le Saux
Produzione
: Charles Gillibert, CG Cinema
Distribuzione: I Wonder Pictures

Nelle sale italiane da giorno 27 Dicembre 2018

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