C’è stato un tempo in cui sembrava cosa ovvia che la successione delle varie generazioni, dal dopoguerra in poi, seguisse una progressione perpetuamente migliorativa delle condizioni di vita e dello stato di benessere diffuso. In quella fase, spesso era proprio la condizione di “benessere” definita anche “borghese” e costruita sulla certezza di un percorso esistenziale scandito da tappe ovvie e riconoscibili (infanzia, adolescenza, ingresso nell’età adulta, fuoriuscita da l primo nucleo familiare e costruzione del nuovo nucleo ecc.) a diventare asfissiante e svilente.

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Oggi (a dire il vero ormai da diverso tempo) a diventare claustrofobico e ad annerire l’orizzonte della vita di molti membri della Generazione Y non sono le certezze del benessere borghese ma una dinamica esattamente opposta: un sistema di sogni e desideri spezzati e mai esauditi, alimentato dal mito dell’arrivismo e delle opportunità, piegato alle esigenze di un capitalismo digitalizzato che è riuscito a diffondere false speranze fino al punto di riconfigurare nel profondo l’assetto antropologico, la nostra idea di “maturità”, la nostra idea di “responsabilità”, il nostro stesso concetto di “vita soddisfacente”.

Il volume pubblicato dall’editore Rogas dal titolo Ghost Generation ci parla proprio di tutto questo. L’autore, Stefano Scrima, classe 1987 e penna filosofica assai prolifica, negli ultimi anni ci ha offerto interpretazioni argute di alcuni dei fenomeni più significativi della contemporaneità (dalla cultura digitale alla musica rock, passando per efficaci pamphlet filosofici dedicati alla malinconia e alla pigrizia). In questa occasione Scrima propone al lettore una sorta di resoconto dello sfondo su cui si staglia la sua produzione saggistica: un testo che è anche una constatazione dei tempi bui che ci troviamo a vivere, tra sensi di colpa e rimorsi per una vita sognata e mai concretizzata da un lato, e inesauribile voglia di riscatto o quantomeno di comprensione critica dall’altro.

La “Generazione Fantasma” si identifica in buona parte coi nati negli anni ’80, ovvero la Generazione Y composta a detta di molti dai cosiddetti “Millennials”, coloro che sono venuti dopo la fine della storia, che negli anni della fiducia espansionistica degli anni ’90 erano ancora bambini e che la depressione del grunge degli anni ’90 l’hanno scoperta e compresa solo obliquamente, goduta in maniera “romantica” retroattivamente una volta finiti già nelle pastoie degli anni Zero. E per uscire da queste pastoie, Scrima non ha dubbi sul fatto che la cosa più sbagliata non potrebbe che essere che addossarsi anche la responsabilità dell’eventuale fallimento esistenziale, emotivo, professionale (in altri termini, “cornuti e mazziati” si sarebbe detti un tempo, una tendenza masochistica sempre più diffusa purtroppo). D’altra parte, Scrima non si allinea alle teorie della “classe disagiata” che trascurano spesso come il neoliberismo goda dell’incremento delle disuguaglianze da un lato, e dall’altro lato bisogna tener conto del fatto che la Generazione Fantasma ormai di sacrifici ne sta facendo sempre di più, ricordando come non voler fare la vita del pezzente non possa essere ritenuta una colpa da parte di un cittadino della settima economia mondiale. Che forse l’accelerazionismo e la meccanizzazione totale del lavoro possano offrire una via di uscita a questa situazione, fino al punto di una ricomprensione nel profondo dei concetti di lavoro, salario, tempo libero, cultura ecc. Il sagace e versatile libro di Scrima di certo non ha l’ambizione di rispondere a questo interrogativo, ma senza precipitare nell’autocommiserazione riesce a restare lucido e al contempo spietato, come lucido e spietato solo uno specchio riesce ad essere.

Ghost Generation
di Stefano Scrima
Rogas Edizioni
pp. 98

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