Newton Knight e lo stato libero di Jones

Razzismo, schiavismo, violenza e uguaglianza sociale. L’ultimo lavoro di Gary Ross affronta tematiche altissime e sempre attuali, ma che non sono sempre sostenute da una pellicola godibile e precisa nella ricostruzione storica, ma dalla qualità altalenante e che si spegne troppo presto.

Guerra di Secessione americana. Newton Knight è stato arruolato nel reparto di medicina e infermeria. Percorre il campo di battaglia alla ricerca di feriti e li trasporta alla tenda ospedale, vivendo quotidianamente gli orrori del conflitto. Quando il giovane nipote rimane ucciso in combattimento, decide di disertare per riportare il suo cadavere alla madre. Fuggitivo e braccato dall’esercito, si rifugia presso un gruppo di schiavi neri che si nascondono all’interno di una palude. Il piccolo insediamento, col proseguire della guerra e l’aumentare del numero dei disertori, diventa il primo nucleo multirazziale della storia statunitense.

Gli Stati Uniti d’America e la questione razziale.
Radici profonde di una gramigna difficile da estirpare.
Free State of Jones, partendo dalla cronologia storica degli eventi contemporanei e immediatamente successivi alla guerra di secessione, e focalizzandosi su una delle grandi figure storiche ottocentesche statunitensi, vuole approfondire la conoscenza di una vicenda che non dovrebbe mai essere dimenticata: la nascita del primo vero embrione di uguaglianza negli Stati Uniti dello sfruttamento e della schiavitù.
L’orrore e il raccapriccio non sono mai gratuiti quando in ballo ci sono le atrocità di una guerra, e il segmento d’apertura è vivido e trascinante nella rappresentazione dell’incombenza della morte e della disillusione di un’esistenza gettata (letteralmente) al macello per quintali di balle di cotone appartenenti ai ricchi magnati del commercio dei tessuti.
Al procedere della narrazione dell’epopea di Newton Knight però, malgrado una regia robusta e una ricostruzione storica lussuriosa, credibile e priva di grossolane sbavature, la pellicola smette di galoppare, procedendo prima al trotto e poi sedendosi in un progressivo calo di ritmo che sfilaccia la vicenda e ne appesantisce la freschezza.
Persino la scelta di inserire un piano narrativo temporalmente sfalsato al fine di (di)mostrare come, sebbene gli anni passino, la questione razziale abbia profondamente influenzato la società e la vita del cittadino medio americano, appare sbiadita e ridondante, ricadendo in un registro didascalico di cui la pellicola non aveva alcuna necessità.
Sempre in bilico tra la rievocazione della vita del suo protagonista e un punto di vista al limite del documentaristico nel voler narrare le vicende storiche che si susseguirono nel due decenni tra il 1860 e il 1880, Free State of Jones ha aspirazioni altissime. Vuole parlare al cuore dello spettatore di uguaglianza, di giustizia e ingiustizia sociale, della forza della disperazione e dell’iniquità e della parzialità delle scelte politiche. La sua profonda anima statunitense è sempre tenuta sotto controllo e non sfocia più del lecito nella tronfia retorica, facendo riflettere su un tema (purtroppo) sempre attuale.
La realizzazione cinematografica è però altalenante e alla brillantezza dell’asserto corrisponde un appannamento del vettore di divulgazione, troppo spesso impantanato in un registro che alterna alto lirismo a macchinosità narrative. Forse la pellicola avrebbe giovato di un minutaggio più serrato e di una minor presunzione di totalità d’inclusione storica; d’altronde Newton Knight è stato un grande eroe del suo tempo, e ogni ulteriore orpello risulterebbe soltanto barocco e ampolloso.

Titolo originale: Free State of Jones
Nazionalità: Stati Uniti d’America
Anno: 2016
Genere: Storico, Drammatico
Durata: 139’
Regia
: Gary Ross
Interpreti: Matthew McConaughey, Gugu Mbatha-Raw, Mahershala Ali, Keri Russell, Brian Lee Franklin
Sceneggiatura: Gary Ross, Leonard Hartman
Produzione: Jon Kilikk, Scott Stuber, Larger Then Life Productions, Route One Films, Vendian Entertainment
Distribuzione: 01 Distribution, Rai Cinema
Fotografia: Benoit Dehomme
Costumi:
Louise Frogley
Montaggio: Juliette Welfling, Pamela Martin
Musiche: Nicholas Britell

Nelle sale italiane da giorno 1 Dicembre 2016

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