Doppia recensione per la pellicola transalpina Famiglia all’improvviso.

Un salto nel vuoto al modico prezzo di 20 euro
di Laura Silvestri

Un padre eterno Peter Pan, una madre in fuga e una bambina alquanto sveglia. È la loro storia che ci viene raccontata nell’ultimo film del regista francese Hugo Gélin (Comme des frères, À l’abrì des regards indiscrets), nelle sale dal 20 Aprile.

Francia. Mare, sole, feste, ragazze. Questa è la vita di Samuel (Omar Sy – Quasi Amici, Inferno), o almeno lo era, fino a quando una delle donne con cui era andato a letto mesi prima – Kristin (Clémence Poésy – Harry Potter, 127 Ore) – si presenta da lui con una bambina, Gloria (Gloria Colston), che dichiara essere sua figlia. Con una scusa, 20 euro per il taxi, scappa via lasciando l’infante a un Sam in preda al panico. L’uomo cercherà di rintracciare la madre della piccola in ogni modo, recandosi persino a Londra, dove però si vedrà costretto a rimanere e a crescere da solo la bambina. Otto anni passano: padre e figlia vivono felicemente la propria vita, nonostante Gloria non abbia mai abbandonato l’idea di voler conoscere la madre. Un giorno, Kristin torna inaspettatamente a Londra…

La pellicola, il cui titolo originale è Demain tout commence (Domani tutto ha inizio) è liberamente ispirata al film messicano del 2013 Instructions not included (riferimento adottato come sottotitolo italiano per la versione di Gélin), si presenta come una godibile miscela di drammaticità e comicità, pur trattando una tematica – il rapporto genitori-figli, con particolare enfasi sul ruolo genitoriale e le responsabilità che esso comporta – non semplice da inquadrare senza suscitare polemiche.

Già dalle prime battute, capiamo come il personaggio di Samuel non si circoscriva meramente nel suo essere festaiolo e donnaiolo, e con l’arrivo di Gloria questo si renderà palese.

Rimasto disoccupato durante la ricerca di Kristin, accetterà un lavoro come stuntman per una produzione televisiva, offertogli dal produttore Bernie (Antoine Bertrand – Starbuck, Les 4 Soldats), lo zio omosessuale dal carattere bonario, che aiuterà Sam a crescere la piccola.

La crescita progressiva da single irrimediabile a padre devoto è riscontrabile in pressoché tutti i comportamenti di Sam: perfino l’appartamento, situato nel quartiere di Shoreditch, è stato ideato su misura per Gloria, che può vivere tutti i giorni come se fosse nel mondo dei sogni.

Gloria, otto anni, perfettamente bilingue e dalla vivacità intellettuale alquanto spiccata, si trova spesso a favorire una dinamica padre/figlia piuttosto inusuale, ma che ben si adatta alle personalità di entrambi: è lei a ricordare gli appuntamenti a Sam, a fargli da interprete sul set (dato che il papà si rifiuta categoricamente di apprendere l’idioma locale) e a riempire le giornate dell’uomo, che volendo far vivere esperienze indimenticabili alla figlia, la porta spesso – fin troppo, come ricorda l’esilarante direttrice dell’istituto frequentato da Gloria, interpretata da una grande Anna Cottis (Versailles; Irina, la Mallette Rouge) – sul set.

Al loro fianco, l’irriducibile Bernie. Sebbene sia un personaggio che gioca forse un po’ troppo sugli stereotipi, svolge adeguatamente la funzione dell’aiutante/spalla, rubando spesso la scena, soprattutto in quei segmenti dedicati principalmente al comic relief (la parentesi comica atta a sdrammatizzare la situazione).

Kristin, d’altro canto, è più difficile da comprendere.

A causa del suo atteggiamento e delle sue azioni, risulta complicato creare un rapporto d’empatia con il suo personaggio, figurarsi giustificarla.

Giudicare viene spontaneo, naturale, in queste occasioni: “Sicuramente avrei fatto di meglio”. “Sicuramente non mi sarei comportato in quel modo”. “Se solo avesse fatto come dico io…”.

Ma in fondo, è questa l’essenza del film: non c’è una ricetta perfetta per fare i genitori. I figli non sono delle ciambelle o anche, come dice il sottotitolo, dei giocattoli (o mobili Ikea?) accompagnati da istruzioni e modalità d’uso.

Ci si prova, si sbaglia. Si prova ancora, cercando di far meglio. A volte si riesce. Gli intenti variano, i tentativi ancor di più.

Ma è tutto un salto nel vuoto, e nel caso di Sam, un salto nel vuoto al modico prezzo di 20 euro.

Un padre, una figlia e un mare di problemi
di Michele Parrinello

Ispirato a Istruction not included del messicano Eugenio Derbez, alterna un buon passo comico a un dramma mediocre e poco emozionante, regalando un prodotto finale dignitoso, ma privo di verve.

Samuel è un affascinante Don Giovanni. Lavora come capitano di uno Yacht sulle coste del sud della Francia e organizza tour e feste per gli ospiti facoltosi della donna di cui è dipendente.
Un giorno si presente alla sua barca Kristin, una ragazza con la quale un anno prima aveva avuto un incontro di una sera. La donna gli affida la figlioletta di tre mesi, affermando che è nata proprio da quella notte di passione, e svanisce nel nulla.
Samuel la rincorre a Londra per restituirle la bambina ma perde le sue tracce. Nella confusione della prima giornata in Gran Bretagna conosce Bernie, produttore cinematografico che gli offre un lavoro come stuntman. Samuel, dapprima restio, accetta la sua proposta e il nuovo ruolo di padre.

Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse è la classica commedia in salsa agrodolce che poco si discosta dal più collaudato canovaccio del genere. Una costruzione per atti nella quale alla prima parte più brillante (e meglio oleata) segue la boa della rivelazione. La strada è quindi spalancata a un epilogo inconsolabilmente drammatico (molto più macchinoso della sezione precedente).
Servendosi dell’ispirata vena comica e della fisicità di Omar Sy, nonché della chimica che nasce con la giovane Gloria Colston, la pellicola gioca con gli stereotipi e i pregiudizi senza calcare la mano o cadere nella macchietta. Il risultato sarebbe il ritratto di un giovane e simpatico guascone che mette la testa a posto e impara ad amare la figlia come mai avrebbe immaginato possibile.
Famiglia all’improvviso però si sgonfia sotto il peso di un dramma con troppi buchi e una scrittura che scricchiola. Il tentativo di risollevare il risultato complessivo con un colpo di teatro finale, pur parzialmente riuscito, non riesce a mascherare le pecche di una regia che perde brillantezza e di uno sguardo poco originale sul dolore e sulla speranza. Imperdonabile la sostanziale indifferenza nei confronti di molti dei protagonisti e le loro azioni.
Il racconto di crescita di Samuel trova infine la sua completezza, e si ricollega al titolo originale, Demain tout commence; la sua catarsi però non scuote il torpore che ha ormai attanagliato l’emozione.
Un merito però, al film diretto da Hugo Gelin, va dato: è il paradigma perfetto di come dare il colpo di grazia a una storia negli ultimi due minuti. La voce fuori campo del protagonista è talmente melensa, retorica e inappropriata da lasciare in bocca un sapore ben più amaro di quanto l’insieme avrebbe meritato.
A volte infatti le immagini hanno già detto tutto, poco o molto che sia, e sarebbe meglio non aggiungere altro.

Titolo originale: Demain tout commence
Nazionalità: Francia
Anno: 2017
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 117′
Regia
: Hugo Gelin
Interpreti: Omar Sy, Clemence Poesy, Antoine Bertrand, Gloria Colston, Ashley Walters, Raphael Von Blumenthal, Clementine Celarie
Sceneggiatura: Hugo Gelin, Mathieu Oullion, Jean-André Yerles
Produzione: Poisson Rogue Pictures, TF1 Film Production, Korokoro, Pantelion Films, Manor 6, Canal + Distribuzione: Lucky Red
Fotografia: Nicolas Massart
Montaggio: Gregoire Sivan, Valentin Feron
Musiche: Rob Simonsen

Nelle sale italiane da giorno 20 Aprile 2017

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