Nella mente dell’artista

Torna sugli schermi il celebre Canto di Natale di Dickens, questa volta narrato proprio dal punto di vista dell’autore e nel momento stesso della creazione.

Puntale come un ritrovo tra parenti nel giorno della più importante festa religiosa cristiana, torna sugli schermi la celebre – e più volte ripresa – storia del Canto di Natale di Dickens, con i tre spiriti (del Natale passato, presente e futuro) che fanno visita all’avaro Scrooge, riuscendo a scuoterlo nell’animo e ad ammorbidirne i comportamenti.

La versione che offre il regista Bharat Nalluri, però, adotta un punto di vista differente. Come dimostra il titolo stesso – Dickens – L’uomo che inventò il Natale –, in questo caso il protagonista non è il vecchio e insensibile Scrooge, ma proprio l’autore del Canto di Natale, che deve fronteggiare il temuto “blocco dello scrittore”. Il popolare e affermato Charles Dickens (Dan Stevens), attraversa un momento di estrema difficoltà, sia creativa che economica: ai successi de Il Circolo Pickwick e Le avventure di Oliver Twist sono seguiti alcuni fallimenti commerciali che, anche a causa del dispendioso stile di vita, hanno ridotto lo scrittore sul lastrico. Serve necessariamente e urgentemente una nuova e forte idea per un vero “best seller”. Tra mille difficoltà, d’improvviso appaiono nella mente di Dickens alcuni personaggi, tra i quali spicca la figura di un vecchio taccagno. L’autore comincia a scrivere il racconto, ma mancano solo sei settimane all’inizio delle festività: sarà una vera corsa contro il tempo per dare alle stampe la propria opera prima di Natale.

Va detto subito che l’operazione non è riuscitissima e che non sarà facile per lo spettatore immedesimarsi nelle sofferenze del celebre autore britannico e, soprattutto, provare la sua stessa frenesia. La rincorsa da parte del protagonista di un’idea e del suo successivo sviluppo si trasforma per chi osserva la pellicola in una camminata ad andatura lenta, caratterizzata da un ritmo blando e da una narrazione povera e fin troppo esile.

Però non tutto è da buttare, ovviamente, e Dickens – L’uomo che inventò il Natale presenta anche alcuni aspetti positivi e spunti di riflessioni interessanti. Innanzitutto la lucida analisi del momento creativo di un artista. Tutti i giorni ci imbattiamo in storie e in opere di talento limitandoci a osservarle (o giudicarle, tutt’al più) senza indagare sullo spunto creativo che permette loro di nascere ed esistere. Ecco, la pellicola di Nalluri – basata sul libro omonimo di Les Standiford – si concentra proprio sul momento dell’ispirazione, mostrando con precisione gli ingredienti principali che, combinati nella mente dell’artista, rappresentano il seme di creatività alla base di un’opera: il vissuto e i ricordi personali, un’attenta osservazione del reale oltre che, naturalmente, un innato e necessario talento inventivo. Maturato lo spunto iniziale, lo scrittore deve procedere con la stesura narrativa, arrivando a identificarsi e, letteralmente, a convivere con i personaggi da lui stesso creati. «Sapevamo già che Dickens parlava davvero con i suoi personaggi – rivela la sceneggiatrice Coyne – Ne parlava come se fossero più veri delle persone presenti nella vita reale»: è esattamente quanto accade nella pellicola, in cui Dickens intrattiene dei veri rapporti con i protagonisti del suo Canto di Natale – Christopher Plummer su tutti, nei panni di Scrooge – conferendo loro fisicità, verosimiglianza e presenza. Un’idea di sceneggiatura assai congeniale per il regista, che ha saputo realizzare un ottimo film dal punto di vista tecnico – dai costumi all’illuminazione fino alla scenografia– nonostante le ristrettezze di budget. Nalluri spiega così, inoltre, la mancanza di effetti speciali: «L’intero film è raccontato attraverso l’immaginazione di Dickens, e lui non ha mai visto in vita sua un effetto speciale realizzato al computer!».

Un ultimo aspetto – immancabile in questi casi – riguarda il concetto del Natale. All’epoca, nel 1843, il Canto di Natale di Dickens riuscì a dare nuova linfa al senso della festività cristiana e un nuovo vigoroso impulso ai sentimenti che la accompagnano, proprio in un momento storico in cui il Natale destava poco interesse nella popolazione. Non è affatto un caso che, in quel periodo natalizio, si moltiplicarono le opere di generosità e di beneficenza. Questo film, allora, può contribuire a dare nuova spinta ai valori che la festa di Natale porta (o almeno dovrebbe portare): altruismo, comprensione, benevolenza, rispetto, bontà d’animo, senso della famiglia.

In conclusione, si potrebbe dire che Dickens – L’uomo che inventò il Natale, è proprio come una giornata natalizia trascorsa con i parenti: ci si ritrova, si mangia insieme, si passano ore felici caratterizzate da sorrisi, sinceri affetti e buoni sentimenti. Però dobbiamo confessarlo: a volte ci si annoia un po’.

Titolo originale: The Man Who Invented Christmas
Regista: Bharat Nalluri
Sceneggiatura: Susan Coyne
Attori principali: Dan Stevens, Christopher Plummer, Jonathan Pryce
Fotografia: Ben Smithard
Scenografie: Paki Smith
Montaggio: Jamie Pearson, Stephen O’Connell
Musiche: Mychael Danna
Costumi: Leonie Prendergast
Produzione: Parallel Films, Rhombus Media
Distribuzione: Notorious Pictures
Genere: commedia, biografico
Durata: 104’
Uscita nelle sale italiane: 21 dicembre

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