Fare una filosofia dell’attualità, guardando con lucidità e ironia i fatti della cronaca più recente, significa per il filosofo argentino Daniel Filoni adottare una delle forme di scrittura filosofica più antiche e comunque più attuali: il dialogo.

Dialoghi
Ci sono molti modi di fare filosofia e ci sono molte tipologie di testi filosofici. Un tratto tipico della cultura moderno-contemporanea è certamente la messa in discussione del sistema filosofico e di conseguenza anche il superamento dello stile della trattatistica classica e del libro di filosofia. D’altronde, che forma e contenuto facciano tutt’uno e che la modalità espressiva adottata testimonia un certo modo di comprendere la filosofia è qualcosa di evidente pensando al pensiero degli ultimi secoli, da Nietzsche a Voltaire e Montaigne.

C’è però da segnalare che con Platone la scrittura filosofica nacque non già con il “saggio” o con il “trattato”, bensì con il “dialogo”, una forma espressiva perfetta perché capace di aprire da subito lo spazio del confronto dialettico e di basarsi sul corto-circuito. Nel vortice del dialogo, infatti, l’idea e il pensiero balenano fulmineamente, non come risultato di un sillogismo ma nello stridere tra forze che si incontrano/scontrano.

Daniel Filoni, filosofo argentino e professore di Storia del pensiero politico presso l’Universidad del Salvador di Buenos Aires, ha pubblicato per l’editore Ensemble Dialoghi italiani. Una filosofia dell’esistente, volume che mette in evidenza il legame profondo che Filoni ha con il nostro paese, dove ha studiato e vissuto per lungo tempo.

Il ritorno al “dialogo” come modalità espressiva è per Daniel Filoni, da un lato, un ritorno alle origini, un ritorno a un sapere non teoretico ma immediatamente pratico, perché rivolto alle contingenze della cronaca e del presente. Dall’altro lato, questi dialoghi sono frammenti che testimoniano la disgregazione della nostra realtà, il suo essere sempre più insofferente dinanzi alle ingiustizie dell’ordine capitalistico-globale, sempre più severo e crudele nei confronti delle sorti delle minoranze e degli individui, che in epoca di pandemia hanno persino incrementato le loro pene.

Per questo il dire filosofico dell’autore sa essere anche ironico, arguto, e mette a confronto personaggi ispirati a figure reali della politica e della cronaca italiane; d’altronde Filoni ha quel giusto distacco, da filosofo argentino che l’Italia la conosce bene, per poter guardare e giudicare da una giusta distanza i fatti che riempiono le pagine dei nostri giornali.

La temporalità che scandisce i vari dialoghi è di tipo “anacronico” doive la cultura classica insegue la cronaca contemporanea, scambiando e confondendo finzione e realtà. Un linguaggio spesso aulico, arcaico, sofisticato, elevato, che evidenzia una dimensione teatrale ed espressiva che fa della forma da subito un contenuto, vale a dire una presa di posizione sui fatti raccontati.

In questa spirale Filoni parte dal mondo classico e al mondo classico ritorna nell’appendice finale. Dopo aver attraversato il presente più attuale, Filoni ritrova nelle origini un luogo in cui riapprodare, non per rintanarsi nello struggimento dell’antichità, quanto per segnalare, pasolinianamente, come essa non sia un punto preciso su una linea temporale ma ciò che da sempre ci anticipa perché ciò che già da sempre siamo in ciascun istante, epoca e ambiente della nostra esistenza.

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