Un riflesso di sé stessi

Oliver Assayas, in doppia veste di regista e sceneggiatore e in concorso all’ultimo Festival di Cannes, affronta il mondo dello spettacolo lontano dai riflettori in una convincente storia di difficile crescita personale. Perfetti gli attori.

Maria Enders, affermata attrice quarantenne teatrale e cinematografica, riceve la notizia della morte di un caro amico scrittore per il quale stava andando a ritirare un premio in Svizzera. Spinta dal desiderio di onorarne la memoria, decide di accettare la parte in un’opera teatrale tratta da un suo libro, che rielabora il film che l’aveva resa famosa vent’anni prima. Mentre da giovane però aveva interpretato il ruolo di Sigrid, una fatale stagista che a causa di un rapporto malato spinge al suicidio il proprio capo Helena, ora si ritrova a dover vestire i panni proprio di Helena.

Che Olivier Assayas costruisca Clouds of Sils Maria strutturandolo in due atti e un epilogo non è un caso; il suo film ricalca quasi perfettamente un’idea teatrale ben precisa. Spoglia la pellicola di ogni vezzo, inutilità, orpello che non sia strettamente legato al travaglio interiore di Maria (una magnifica Juliette Binoche che dà forma e colore a tutte le tonalità, dalle più fragili alle più intense). Sfuma in nero su feste di gala, discorsi in pubblico, spezzoni teatrali, inutili appendici di ciò che intende mostrarci con più forza: l’incertezza dell’attrice, la somatizzazione delle difficoltà, l’adesione e l’immedesimazione in un personaggio odiato non solo perché incompreso, ma per il timore strisciante che il passare degli anni l’abbia resa esattamente come Helena, come dall’altra parte di uno specchio deformante. Clouds of Sils Maria è anche il racconto parallelo di un rapporto morboso tra Maria e la sua assistente Valentine (Kristen Stewart, che dimostra di non essere solo “quella dei vampiri per ragazzine”) con un intreccio di situazioni in cui i contorni di realtà e pièce teatrale diventano sempre più labili e indistinti in un gioco al massacro psicologico (ma anche fisico) su cui aleggia lo spettro di un passato sfuggito tra le dita e di una spaccatura generazionale acuita e insanabile. Due vertici di un triangolo al femminile che trova la naturale chiusura in Jo-Ann (Chloe Grace Moretz), giovane star di Hollywood scelta per interpretare la nuova Sigrid, talentuosa e menefreghista ma senza la patina di ossido che ricopra l’argento vivo che ha addosso. Un confronto che fa precipitare il rapporto delle due attrici in un’antitetica contrapposizione che va oltre le pareti del teatro, tra flash abbaglianti e il lento ma inevitabile declino di una carriera.

La cornice svizzera di Sils Maria, maestosa e ingombrante sotto le note ariose del Canon di Pachelbel, avrebbe rischiato di rendere il tutto edulcorato e bucolico ma Assayas, che dimostra ancora una volta di essere un regista di talento e che non ha paura di osare, la omaggia pur mantenendosi nei limiti fermi di un contorno credibile. Il serpente del Maloja, suggestivo fenomeno meteorologico che preannuncia la cattiva stagione, è una metafora fin troppo chiara dell’incombenza di un malessere ben presente e solo parzialmente celato. Assayas infine getta un obliquo fascio di luce sul mondo dello spettacolo cogliendone le sfaccettature senza voler dare o forzare qualunque giudizio di merito. Come per lo spettacolo teatrale che mette in scena, quando arriva lo stacco netto del sipario lascia che sia lo spettatore a farsi la propria idea, lo assimili, lo sviluppi in maniera autonoma. Clouds of Sils Maria è un film di mente e di cuore, di sentimenti e di solitudine. E’ cinema che merita di essere visto e vissuto.

Titolo originale:Clouds of Sils Maria
Nazionalità: Francia
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Durata: 124′
Regia
: Olivier Assayas
Cast: Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloe Grace Moretz, Lars Eidinger
Sceneggiatura: Olivier Assayas
Produzione: Charles Cillibert, Karl Baumgartner, Thanassis Karathanos, CG Cinema, CAB Production
Distribuzione: Good Films
Fotografia: Yorick Le Saux
Montaggio: Marion Monnier
Costumi: Jurgen Doering
Scenografie: François Renaud Labarthe
Nelle sale italiane dal 6 Ottobre 2014

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