La classe non si sciacqua

Una commedia scolastica che vede 8 ragazzi, relegati con altri in una sezione creata appositamente per loro, fare i conti con le sfide dell’ultimo anno di liceo. Ma sarà davvero l’ultimo?

La storia ha inizio quando il preside di un liceo scientifico (Alessandro Preziosi – The Tourist, Mine Vaganti) decide di formare una sezione, la 5H, composta solamente dagli studenti più problematici provenienti dalle altre classi quinte dell’istituto.

I ragazzi godono di talmente poca considerazione da parte dei docenti e degli altri studenti, che la sezione prende la nomina di 5Z, la classe degli ultimi.

Di riportarli sulla retta via, o almeno farli arrivare al diploma, si incarica il professor Andreoli (Andrea Pisani – Fuga di Cervelli, Belli di Papà) – grande ammiratore dell’Attimo Fuggente e degli inusuali metodi didattici del suo protagonista – l’unico che sembra riporre ancora fiducia in loro.

Ben presto però, anche lui perderà le speranze e, portato al limite della sopportazione, abbandonerà il posto di lavoro, azione per cui verrà sottoposto a scrutinio dalla commissione disciplinare.

L’esame si avvicina, e la classe si rende conto della criticità della situazione: capendo che la loro unica salvezza è proprio Andreoli, i ragazzi tenteranno in tutti i modi di convincerlo ad aiutarli.

Tra screzi e incomprensioni, pregiudizi e rivelazioni, la 5H/Z avrà un bel da fare prima di raggiungere l’agognata maturità.

Il film di Guido Chiesa (Belli di Papà; Quo Vadis, Baby), nato grazie alla collaborazione con il portale web per studenti ScuolaZoo, ci mostra come generalizzare possa portare all’errore.

Il primo a esserne colpevole è il personaggio di Alessandro Preziosi, preside dell’istituto che fa da teatro alla vicenda, il quale decide a priori l’irrecuperabilità di un gruppo di studenti – una banda di misfits (dall’inglese “disadattati”), di fatto ghettizzati dai loro compagni e dallo stesso corpo docente – che invece darà prova di essere più di quanto gli altri credano, o che loro stessi diano a vedere.

Convinto della solidità di un metodo scolastico ormai desueto, basato su una più che dubbia meritocrazia, troverà la sua cartina tornasole nel personaggio di Andreoli.

Ma anche il novello professore, in una resa cinematografica inclusiva dei pro e contro di entrambi i punti di vista, verrà portato a dubitare delle sue certezze, per poi vederle almeno in parte riconfermate verso il concludersi della pellicola.

Ago della bilancia che penderà poi inevitabilmente da una delle due parti, Antonio Catania (L’ora Legale, Belli di Papà), il commissario esterno inviato dal ministero a presiedere la commissione disciplinare.

Sul banco degli imputati, ritroviamo gli stessi ragazzi, che etichettando – e auto-etichettandosi – come elementi stereotipati e monodimensionali, limitano la loro esperienza scolastica a uno spettacolo di burattini: da Stella, la fashion victim raccomandata (Greta Menchi ) alla aggressiva Viola (Alice Pagani – Il Permesso: 48 ore fuori), dal caciarone dispettoso Ricky (Enrico Oetiker – Se dio vuole, In Search of Fellini) allo schivo e taciturno Julian (Luca Filippi – Un nuovo Giorno, In fondo al Bosco), dal bullo pluribocciato Yuri (Armando Quaranta – I Babysitter, Belli di papà) a Ugo, il tipo “che ha una sola cosa in testa” (Francesco Russo – L’Amore Rubato, Pecore in Erba) che – insieme agli altri – si toglieranno la maschera in corso d’opera, per rivelare ulteriori sfaccettature nei lori personaggi.

Particolarmente emblematici sono i segmenti che vedono protagonisti i gemelli cinesi Chang e Yang (David e Johnny Zeng), vittime del binomio asiatici/secchioni, qui abilmente sdrammatizzato.

Parlando con il cast, scopriamo come “l’andare a fondo” sia un obbiettivo primario di Classe Z.

<<Viola è un personaggio più aggressivo e conflittuale rispetto a me, ma alla sua età, anche io ero un po’ così>>. Ci dice Alice Pagano <<Il conflitto di Viola che proviene da una delusione, una non fiducia nelle persone, l’ha portata poi ad essere più individualista e poco socievole, a volersi chiudere in un suo mondo.>> E continua: <<Interpretarlo per me all’inizio non è stato semplicissimo, ci sono dovuta arrivare e ho studiato molto, anche con Guido Chiesa e la mia insegnante, con cui abbiamo fatto molte prove e un lavoro accurato sul testo per rendere il tutto più reale>>.

Anche Enrico Oetiker si sofferma su come non sia stato semplice vestire i panni di un liceale, nonostante le somiglianze: <<Ricky è sicuramente un personaggio che ha delle attinenze con il mio percorso personale, perché a scuola ero anche io un caciarone, non stavo mai fermo o zitto. Non ero maleducato, solo molto vivace. La grande difficoltà è stata ricoprire il ruolo di un diciottenne ora che ne ho 2venticinque; a questa età si acquisisce un ritmo interno diverso, non dico che sei diventato completamente adulto, ma comunque è un qualcosa di diverso da quella che è la tempesta ormonale di un diciottenne>> dice sorridendo. <<È stata un’esperienza molto divertente. Essendo un personaggio sì sfumato, ma comunque con toni molto leggeri, è stata una bella sfida, perché far ridere spesso è più complicato che far piangere>>.

La conversazione poi si sposta su un altro dei personaggi principali, il prof Andreoli, e la famosa scena della cattedra: <<Io al posto suo mi sarei arrabbiato parecchio, ti dico la verità. Lui invece è riuscito a essere molto zen, cosa che ho ammirato davvero nel personaggio. Io sono uno fumantino, dalla miccia corta. Non solo ti ritrovi a insegnare in una classe di debosciati, e provi fare del bene, ma loro ti segano pure la cattedra! Questo mostra che ha attitudine per l’insegnamento e soprattutto empatia, che è la grande cosa che ci insegna secondo me questo film. L’empatia che viene prima dell’insegnamento: prima stabilisci un contatto umano per poi poter insegnare… Che è poi un po’ la dinamica della vita. Io prima di poterti trasmettere qualcosa devo rendermi credibile e convincente e cercare di mettermi sulle tue stesse corde, altrimenti è tutto fine a sé stesso>>.

Con Luca Filippi ci soffermiamo su come il film possa essere d’esempio per tutti coloro che, come lui, si rivedono nei ragazzi della 5H.

<<Nel ruolo di Julian mi ci rivedo un sacco. Di tutti quelli che ho ricoperto, è quello che mi appartiene di più. Anche perché ho messo in gioco delle cose molto personali. Ero effettivamente un ragazzo molto isolato rispetto al gruppo di quelli più appariscenti, che attirano di più l’attenzione, ma anche di quelli semplicemente più socievoli. Io ero un po’ più restio a dare la parola all’altro. Il bello del film è stato appunto che, facendo gruppo, comunicando con gli altri, capisci che non è nulla di insormontabile. È questo che ti porta a uscire dal tuo guscio, che poi ti crei da solo>>. Conclude giovialmente: <<Classe Z è proprio una figata>>.

Ed è proprio nel gioco di squadra e nella reciproca comprensione che troviamo la chiave del film. L’andare oltre le apparenze, il non dover inserire a ogni costo una persona in una categoria che, come un maglione vecchio di anni, prima o poi andrà stretta, o non andrà più.

Perché “la classe non si sciacqua”, direbbe Sconsolata. Soprattutto quella in questione.

A tratti simile a una commedia adolescenziale americana, per certi versi Bildungsroman (romanzo di formazione) su pellicola, e sì, in parte anche commedia all’italiana, perché italiana lo è, e con tutte le sue estremizzazioni – alcune più riuscite di altre – Classe Z ci fa realizzare che anche noi forse (io sicuramente), in prima istanza, possiamo essere colpevoli di averlo generalizzato come “il solito film all’italiana che vuole scimmiottare le teen comedy” ma che in realtà è qualcosina di più.

Titolo originale: Classe Z
Durata: 92’
Cast principale: Andrea Pisani, Alice Pagani, Enrico Oetiker, Greta Menchi, Luca Filippi, Armando Quaranta, Francesco Russo, David e Johnny Zeng, Alessandro Preziosi, Antonio Catania
Regia: Guido Chiesa
Soggetto: Alessandro Aronadio, Guido Chiesa
Sceneggiatura: Renato Sannio, Alessandro Aronadio, Guido Chiesa
Produttori: Maurizio Totti, Alessandro Usai
Montaggio: Luca Gasparini
Fotografia: Emanuele Pasquet
Scenografia: Tonino Zera
Costumi: Patrizia Chericoni
Musiche: Francesco Cerasi
Organizzatore generale: Antonio Tacchia
In collaborazione con: ScuolaZoo
Produzione e Distribuzione: Colorado Film, Medusa Film

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