La Russia degli orfani e del potere

Tratto dal best seller di Tom Rob Smith e prodotto da Ridley Scott, Child 44 si perde nel magazzino delle occasioni sprecate, regalando pochi guizzi e molta noia. Belle le  interpretazioni di Hardy e Noomi Rapace.

Leo, bambino che ha perso entrambi i genitori durante la carestia di origine dolosa che flagellò l’Ucraina tra il 1932 e il 1933, trova la sua occasione di riscatto quando, fuggito dall’orfanotrofio in cui era stato rinchiuso, si assolda nelle forze sovietiche e diventa uno dei simboli della conquista russa di Berlino, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Entrato nell’organigramma del corpo armato che si occupa di ricerca e punizione dei dissidenti politici, si ritrova coinvolto in un presunto caso di tradimento, mentre un inafferrabile serial killer, la cui esistenza è negata dal governo centrale, fa strage di ragazzini.

Child 44 – Il bambino numero 44 è la classica montagna che partorisce un topolino.
Nei suoi quasi centoquaranta minuti di durata infatti cerca di dare un quadro credibile della Russia dell’immediato secondo dopoguerra e mette fin troppa carne al fuoco, dalla questione politica e ideologica alla menzogna come sistema di potere, dalla tortura ai processi e le esecuzioni sommarie fino alle turbe psicologiche più o meno manifeste capaci di sfociare in soprusi sui più deboli o i bambini. I risultati però sono molto deludenti.
Oltre al non saper scegliere tra il melodramma intimista di una coppia alla ricerca della propria dimensione in un vortice di barbarie e il dramma sociale dalle forti tinte politiche, il film pecca di un ritmo soporifero e una sceneggiatura prevedibile e dagli snodi narrativi poco credibili.
La regia di Daniel Espinosa, coadiuvata da una fotografia sporca e dalle tinte fredde che ben immerge nella nebbiosa Russia di metà secolo, tenta di barcamenarsi ma escludendo alcuni momenti ben girati (come l’iniziale e frenetica battaglia di Berlino) si perde in scorci banali e scene d’azione spezzettate e confusionarie.
In questa melmosa mediocrità splendono per lo meno le prove degli attori: cantano e portano la croce Tom Hardy e Noomi Rapace (insieme per la seconda volta un anno dopo The Drop – Chi è senza colpa), dimostrando di nuovo una buona chimica da coppia atipica, e anche il cast di contorno riesce ad arrabattarsi meglio possibile. Di certo rimane qualche retorica perplessità sulla scelta di escludere a priori qualsiasi attore di natali sovietici dal novero dei ruoli che contano, forzando interpreti anglosassoni in ruoli di uomini russi che parlano in inglese con accento (ben studiato ma dal sapore artefatto) moscovita.
Trascinato dalla nomea del best seller internazionale omonimo da cui è tratto e da un cast di attori di qualità, Child 44 potrebbe avviarsi a un buon successo al botteghino. Il film comunque non decolla e non riesce a innalzarsi fino alla sufficienza e molto probabilmente lo si ricorderà solo per l’accesa polemica scaturita dalla scelta del Ministero russo della Cultura di vietare la distribuzione del film nel territorio nazionale, a causa di una ricostruzione ritenuta eccessivamente filoccidentale, di parte e non veritiera riguardo i fatti realmente accaduti da cui il film prende ispirazione. Ironico che una censura di tal risma finisca col rendere reali gli stessi fantasmi che vorrebbe scacciare.

Titolo originale: Child 44
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2015
Genere: Drammatico, thriller
Durata: 137’
Regia
: Daniel Espinosa
Cast: Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman, Joel Kinnaman, Paddy Considine, Jason Clarke, Vincent Cassel
Sceneggiatura: Richard Price
Produzione: Michael Schaefer, Ridley Scott, Summit Entertainment
Distribuzione: Adler Entertainment
Fotografia: Oliver Wood
Musiche:
Jon Ekstrand
Montaggio:
Dylan Tichenor
Scenografia:
Jan Roelfs

Nelle sale italiane dal 30 Aprile 2015

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